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Alla ricerca delle vittime italiane dell’amianto

L'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (Suva) vuole rintracciare i lavoratori italiani che in passato sono stati esposti all'amianto in Svizzera e successivamente sono rientrati in patria. Per loro potrebbe esserci un indennizzo.

Nei decenni scorsi numerosi italiani hanno lavorato in ditte elvetiche che trasformavano o utilizzavano materiali contenenti amianto, rammenta in una nota la Suva. Si presume dunque che alcuni di loro abbiano contratto malattie, che finora non erano state segnalate come patologie professionali.

Poiché la Suva non può intervenire direttamente in Italia, l’istituto ha concluso un accordo con il suo omologo italiano, l’Istituto nazionale italiano di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), il quale si è impegnato a informare i medici, a registrare e a trasmettere le loro segnalazioni.

I lavoratori interessati potranno così beneficiare, se necessario, di visite mediche preventive e far eventualmente valere il loro diritto a prestazioni assicurative in contanti conformemente alla legge svizzera.

Tra il 1939 e il 2006, la Suva ha riconosciuto complessivamente 2104 casi di malattie dovute all’amianto e ha pagato in totale 470 milioni di franchi, per lo più sotto forma di rendite alle famiglie di lavoratori deceduti.

swissinfo.che e agenzie

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