Bruxelles attende il verdetto svizzero
Un no all'estensione della libera circolazione sarebbe difficile da accettare per l'Ue, avverte Diana Wallis, parlamentare europea responsabile della Svizzera.
Il risultato della votazione popolare sulla libera circolazione delle persone è decisivo per gli accordi bilaterali tra la Confederazione e l’Unione europea.
L’appuntamento del popolo svizzero con le urne per votare sull’estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi Stati membri dell’Ue non ha ancora suscitato troppa attenzione a Bruxelles.
A differenza, ad esempio, dei referendum sulla Costituzione europea, la votazione di domenica 25 settembre sembra interessare unicamente coloro che si occupano professionalmente della Svizzera. Tra di loro pure Diana Wallis.
L’esponente britannica del partito liberale-democratico presiede il comitato del parlamento europeo incaricato dei rapporti con la Svizzera, l’Islanda e la Norvegia.
Non c’è alcun piano B
La Wallis è chiaramente ben disposta verso la Svizzera. Anche nel corso dell’ultima settimana, la parlamentare britannica ha cercato di trovare parole amichevoli rispondendo ai media svizzeri che le chiedevano “Come reagirebbe l’Ue ad un eventuale no del popolo svizzero?”.
“Questo tipo di speculazioni sono per il momento premature”, affermava. E ripeteva quello che tutti i responsabili europei affermano: “Non esiste alcun piano B in caso di un rifiuto della Svizzera.”.
Come loro, naturalmente pure la Wallis spera tuttavia che “lunedì potremo festeggiare un nuovo successo, come avvenuto dopo la votazione su Schengen”.
La ghigliottina potrebbe cadere
Ma nemmeno Diana Wallis può smentire che un no della Svizzera sarebbe di difficile digestione per l’Unione. “Nessuno vuole essere maleducato con la Svizzera, ma dobbiamo in ogni caso rispettare i patti”.
I sette accordi bilaterali conclusi tra Svizzera ed UE nel 1999 (il primo pacchetto di bilaterali) sono in effetti collegati da una cosiddetta “clausola ghigliottina”: nel caso in cui un accordo dovesse cadere, tutti gli altri potrebbero fare la stessa fine.
Uno di questi accordi è proprio quello che riguarda la libera circolazione delle persone, un’intesa che andrebbe ora estesa ai dieci Stati che hanno aderito all’Ue il 1. maggio 2004.
La Wallis non ha voluto esprimersi direttamente sui termini e sulle reali possibilità che, di fronte ad un rifiuto elvetico, l’Ue disdica effettivamente l’accordo di libera circolazione esistente.
Parità di trattamento
Prima di un passo del genere, afferma Diana Wallis, l’Ue avvierebbe sicuramente dei colloqui con il governo elvetico. Secondo la deputata, un eventuale no svizzero sarebbe seguito da una fase di riflessione suoi rapporti tra la Confederazione e gli Stati dell’Unione.
Un’opposizione svizzera all’estensione della libera circolazione sarebbe tuttavia grave, poiché ciò significherebbe che i cittadini dei nuovi Stati membri dell’Unione non sarebbero trattati nella stessa maniera degli altri.
Una situazione che finirebbe per entrare in contraddizione con il principio fondamentale dell’uguaglianza di trattamento, valido tra i paesi che formano l’Ue.
“Non riesco proprio ad immaginarmi che la Svizzera, quale Stato terzo, possa ottenere più diritti rispetto ad uno Stato membro”, conclude la Wallis.
swissinfo, Simon Thönen, Bruxelles
(traduzione: swissinfo, Marzio Pescia)
La liberal-democratica britannica Diana Wallis fa parte del parlamento europeo.
È responsabile del comitato parlamentare incaricato delle relazioni con i membri dell’AELS (Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein).
L’accordo sulla libera circolazione delle persone, già in vigore tra la Svizzera ed i primi 15 Stati membri dell’UE, dovrebbe, gradualmente venire esteso ai 10 paesi che hanno aderito all’Unione il 1. maggio del 2004.
Si tratta di Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Cechia, Ungheria e Cipro.
Allo stesso tempo saranno rafforzate le misure fiancheggiatrici per evitare il dumping salariale e combattere in maniera efficace eventuali abusi nel mondo del lavoro.
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