Damien Cottier: “Dobbiamo continuare a sviluppare il voto elettronico per gli svizzeri e le svizzere all’estero”
I Bilaterali III sono il dossier centrale della sessione autunnale agli occhi del consigliere nazionale liberale-radicale Damien Cottier. Nella nostra serie "La Quinta Svizzera sotto la Cupola”, si esprime anche a favore dello sviluppo del voto elettronico specificamente per la cittadinanza svizzera all'estero.
La questione europea è al centro dell’impegno politico di Damien Cottier. Nel 1992, dopo il rifiuto della Svizzera di aderire allo Spazio economico europeo (SEE), è sceso in piazza con studenti e studentesse dei licei neocastellani per reclamare un futuro per le relazioni tra Berna e Bruxelles. Ex collaboratore personale del consigliere federale Didier Burkhalter, il liberale-radicale neocastellano di 51 anni siede al Consiglio nazionale dal 2019. Fa inoltre parte della delegazione parlamentare svizzera presso il Consiglio d’Europa. I dibattiti in Parlamento sui Bilaterali III rivestono quindi un’importanza particolare ai suoi occhi.
A differenza della Francia o dell’Italia, che prevedono circoscrizioni elettorali per la loro diaspora, gli svizzeri e le svizzere all’estero non hanno una rappresentanza diretta a Palazzo federale.
Ciò non significa che i loro interessi non vengano presi in considerazione. Più di 60 parlamentari (su 246) sono membri dell’intergruppo parlamentare “Svizzeri all’estero”Collegamento esternoCollegamento esternoCollegamento esterno. Ogni settimana di sessione, diamo la parola a uno di loro nella nostra nuova serie “La Quinta Svizzera sotto la Cupola”.
Swissinfo: Qual è la priorità per lei durante questa sessione?
Damien Cottier: Durante questa sessione si discutono molti dossier importanti, come l’accordo con il Mercosur, la sorveglianza delle banche o il finanziamento dell’esercito. Tuttavia, i Bilaterali III sono di gran lunga il tema più rilevante. Dopo anni di negoziati interrotti e poi rilanciati in un’altra forma, il pacchetto di accordi tra la Svizzera e l’Unione Europea inizierà finalmente il suo percorso parlamentare.
Qual è il tema più importante per la cittadinanza svizzera all’estero?
Si tratta sempre del pacchetto di accordi tra Berna e Bruxelles. Le cittadine e i cittadini svizzeri che vivono nell’Unione Europea sono direttamente interessate, poiché beneficiano della libera circolazione delle persone. Questa facilita il loro insediamento e l’accesso al mercato del lavoro.
Se i Bilaterali III dovessero fallire, chi ha la nazionalità svizzera e risiede nell’UE rischia di perdere il diritto di soggiorno nel proprio Paese di accoglienza?
Non bisogna vedere tutto nero. Non sarebbe una conseguenza diretta e immediata, ma a lungo termine potrebbero sorgere difficoltà di questo tipo. Un fallimento del pacchetto di accordi segnerebbe senza dubbio la fine della via bilaterale come la conosciamo oggi. Senza la possibilità di concludere nuovi accordi né di adattare quelli esistenti, questi perderebbero progressivamente il loro interesse e la loro utilità, mentre il mercato unico europeo e le sue norme continuano a evolversi. Ma preferisco vedere le cose in modo positivo: penso che i Bilaterali III saranno accettati. Il pacchetto è solido e nell’interesse della Svizzera.
Come vede il ruolo della Svizzera in un contesto geopolitico instabile?
La Svizzera deve continuare ad agire in modo pragmatico, difendendo sia i propri interessi che i propri valori. Ciò richiede tre priorità: rafforzare la nostra sicurezza, diversificare le nostre relazioni commerciali e diplomatiche per non dipendere da pochi grandi partner, e preservare la nostra competitività. Le imprese svizzere soffrono già per il franco forte e per gli elevati costi di produzione. Dobbiamo quindi evitare di appesantire ulteriormente le loro condizioni quadro. È anche per questo motivo che, insieme al mio partito, mi oppongo agli aumenti dell’IVA proposti dal Consiglio federale e privilegio un finanziamento della tredicesima rendita AVS e dell’esercito attraverso il bilancio ordinario della Confederazione.
Perché s’impegna a favore dell’elettorato svizzero all’estero?
La diaspora elvetica appartiene a pieno titolo alla comunità nazionale e merita la stessa attenzione di chi vive in Svizzera. I suoi membri contribuiscono anche all’apertura della Confederazione sul mondo, al suo dinamismo economico e alla sua immagine. Il nostro Paese ha sempre mantenuto stretti legami con l’estero, in particolare sul piano commerciale, e le persone di nazionalità svizzera che si stabiliscono fuori dai nostri confini partecipano a questa tradizione. Sono sensibile a questo tema anche per una ragione personale: io stesso ho vissuto per un certo periodo in Germania e negli Stati Uniti. Conosco quindi alcuni dei problemi concreti con cui può confrontarsi chi vive all’estero.
Quali sono i suoi legami con la comunità delle svizzere e degli svizzeri all’estero?
I miei contatti con la comunità svizzera all’estero non sono quotidiani, ma frequenti, in particolare grazie agli spostamenti legati alle mie funzioni in Parlamento e al Consiglio d’Europa. Ho quindi regolarmente l’occasione d’incontrare persone di cittadinanza elvetica che vivono all’estero, di ascoltare le loro preoccupazioni e di constatare il loro interesse per ciò che accade in Svizzera. Pongono molte domande sulla politica e sull’evoluzione del Paese, a riprova del fatto che il legame con la Confederazione rimane estremamente forte.
Quali vittorie ha potuto ottenere difendendo gli interessi della Quinta Svizzera?
Non posso citare una vittoria personale su un tema specifico. Per me, l’importante è soprattutto tenere costantemente presenti gli interessi della diaspora elvetica nei diversi dossier politici. I Bilaterali III ne sono un buon esempio: un deterioramento dei nostri accordi con l’UE potrebbe avere conseguenze concrete per chi vi risiede, in particolare in materia di lavoro, soggiorno o sicurezza sociale. È inoltre opportuno sviluppare gli accordi di doppia imposizione o di protezione degli investimenti.
Su quale dossier vorrebbe ottenere dei progressi per la cittadinanza svizzera all’estero?
Sono piuttosto scettico riguardo allo sviluppo del voto elettronico per la popolazione che vive nel nostro Paese, soprattutto per questioni di sicurezza e fiducia. Al contrario, rappresenta un vero miglioramento per chi risiede all’estero, che spesso riceve il materiale di voto troppo tardi per partecipare agli scrutini. Dobbiamo quindi continuare a sviluppare l’e-voting per queste persone. In questa prospettiva, bisognerà anche chiedersi se un sistema unico a livello federale non sarebbe più efficace di soluzioni diverse a seconda dei Cantoni.
La Quinta Svizzera dovrebbe essere rappresentata meglio sotto la Cupola?
Una ventina di anni fa, avevo lanciato l’idea di una rappresentanza diretta in Parlamento della Quinta Svizzera, come esiste in alcuni Paesi. Il dibattito meritava di essere affrontato, ma questa soluzione s’integra difficilmente nel nostro sistema federalista. Pone anche un problema pratico: il lavoro parlamentare richiede una presenza molto regolare a Berna. Un rappresentante domiciliato all’estero passerebbe quindi gran parte del suo tempo in Svizzera. Quest’idea ha poche possibilità di raccogliere una maggioranza politica. Sarebbe invece interessante riflettere, in seno all’Organizzazione degli Svizzeri all’estero, sui modi per rafforzare i legami tra la Quinta Svizzera e la politica.
Se dovesse emigrare, dove si stabilirebbe?
Sarei interessato in particolare a un’esperienza in Asia. È un continente economicamente dinamico, dotato di un acuto senso dell’innovazione e con culture affascinanti, che mi piacerebbe capire meglio e sperimentare dall’interno. Continuo anche a trovare l’America del Nord affascinante. Oggi, gli Stati Uniti costituiscono una destinazione più complicata a causa della politica interna, ma questo permette forse al Canada di distinguersi maggiormente.
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