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Il «padre» del referendum

Bernhard Hess con alle spalle il manifesto della campagna per il no alla libera circolazione swissinfo.ch

I Democratici svizzeri sono i promotori del referendum contro la libera circolazione delle persone. Muovono le cose o stanno approfittando della situazione?

Il consigliere nazionale Bernhard Hess incarna i Democratici Svizzeri e li rappresenta sempre più da quando è diventato anche il loro presidente.

Un piccolo ufficio a Liebefeld, alle porte di Berna: è qui che Bernhard Hess, presidente e unico parlamentare dei Democratici svizzeri, lavora per la campagna contro l’espansione della libera circolazione delle persone ai nuovi paesi dell’Unione europea.

L’ufficio è stracolmo d’adesivi e di manifesti arrotolati, che sono appena arrivati. Anche quando gli rendiamo visita, Hess è impegnato con la campagna.

«Le settimane scorse non ho avuto un momento di pausa», racconta. È stato occupato con l’organizzazione della campagna referendaria che «è stata in primo luogo lanciata dai Democratici svizzeri».

Strumentalizzato per raccogliere firme?

Hess copresiede il comitato per il no insieme a rappresentanti dell’Unione democratica di centro (UDC) e di altri piccoli partiti di destra. La stampa ha insinuato il sospetto che lui sia servito soprattutto per la raccolta delle firme, ma Hess non ritiene sia vero.

«È possibile, che all’UDC non dispiacesse che del referendum ci occupassimo noi» ammette. Dopo tutto, l’UDC, partito che negli ultimi anni ha avuto molto successo, è divisa sulla questione. L’ala nazional-conservatrice si contrappone a quella vicina all’economia liberale che approva la libera circolazione delle persone.

Tuttavia, Hess è fiducioso che il 25 di settembre ci siano buone probabilità di successo. Se solo la metà di quelli che oggi si dichiarano indecisi votassero no, il suo partito potrebbe annoverarsi tra i vincitori. «Sicuramente il margine sarà stretto», afferma.

Due motivi per essere contro

Hess dice di no alla libera circolazione delle persone con i nuovi paesi dell’UE per due ragioni. «Prima di tutto c’è la questione della pressione sociale e del dumping salariale».

Teme che svizzeri e stranieri da tempo residenti nel nostro paese perdano il loro posto di lavoro, perché dovranno fare i conti con la concorrenza di mano d’opera a buon mercato dell’Europa dell’est. Questo timore è condiviso anche da alcuni sindacati.

«Poi c’è la questione dell’inforestierimento e dell’immigrazione». In Svizzera, attualmente, il 20% della popolazione è straniera. «Noi vogliamo limitare il numero di stranieri».

Dissapori con l’UDC

Questa posizione corrisponde perfettamente alla linea del suo partito, che Hess definisce «social-patriottica». Un misto tra destra e sinistra che non sta bene al presidente dell’UDC Ueli Maurer. Sui giornali, Maurer ha definito «non molto alta» la credibilità del suo partner nella campagna.

Hess controbatte e definisce l’UDC un imbroglio e il suo comportamento incongruente. L’UDC ha preso tutte le posizione dei DS su questioni come quella dell’immigrazione, dell’abuso del diritto d’asilo e dell’inforestierimento. «D’altra parte», deplora Hess, «non esitano a reclutare qualsiasi tipo di mano d’opera per l’agricoltura».

Pubblicità per i DS

Negli anni Settanta il partito di destra si chiamava Azione nazionale e con i «repubblicani» aveva 11 consiglieri nazionali. Oggi Hess è da solo in parlamento.

Il partito non sta morendo, «tuttavia», ammette Hess, «è naturalmente un bene essere di nuovo catapultati sulla scena nazionale grazie a questo referendum».

Ai Democratici svizzeri il lavoro non mancherà adesso che c’è l’ampliamento dell’UE. «Ci sono anche alcuni altri progetti che vogliamo realizzare» sottolinea Hess.

Contro l’articolo sul razzismo

Per esempio rendere meno restrittiva la Legge svizzera contro il razzismo. «Possiamo immaginarci di lanciare un’iniziativa per l’abolizione dell’articolo contro il razzismo».

Sono idee come queste che spingono colleghi della campagna a tenere discretamente le distanze da Hess, che più volte ha fatto parlare di sé per i suoi contatti con l’estrema destra e in particolare il PNOS (Partei National orientierter Schweizer – Partito svizzero ad orientamento nazionale).

In qualità di Consigliere nazionale dei DS ci si trova in posizioni esposte, afferma Hess, che si è visto confrontato ripetutamente con richieste e domande provenienti da più parti. «Sono dell’opinione che un parlamentare deve avere una completa visione d’insieme» precisa.

A differenza del PNOS, i Democratici svizzeri difendono i loro interessi con mezzi democratici e si distanziano dall’estrema destra.

Hess, un appassionato di storia, punta anche chiaramente il dito contro il nazional-socialismo. «Ritengo il Terzo Reich un sistema criminale e per me Auschwitz è un dato di fatto».

swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione, Anna Luisa Ferro Mäder)

Il partito dei Democratici Svizzeri è stato fondato nel 1961 col nome di «Azione nazionale contro l’inforestierimento di popolo e patria».
Nel 1977, il nome è stato mutato in «Azione nazionale per popolo e Patria».
1990: il partito prende il nome di «Democratici svizzeri».
Bernhard Hess, 39 anni, è consigliere nazionale dal 1999.
Il 4 giugno 2005 è passato da segretario a presidente centrale dei DS.

I Democratici svizzeri sono ritenuti i promotori del referendum contro l’ampliamento della libera circolazione delle persone ai nuovi stati dell’UE.
L’11.12.2004, 95 delegati avevano deciso all’unanimità di lanciare il referendum.

Hanno raccolto 93 mila firme e il referendum, per il quale ne servono 50 mila, è quindi valido. Hanno partecipato attivamente alla raccolta delle firme anche l’UDC (Unione democratica di centro), l’ASNI (Azione per una Svizzera neutrale e indipendente) e la Lega dei ticinesi.

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