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Israeliani si sentono incompresi dagli svizzeri

L'ambasciatore israeliano Aviv Shiron avanza alcune critiche anche nei confronti del governo svizzero Keystone Archive

L'atmosfera tra la Svizzera e Israele potrebbe essere sicuramente migliore: lo afferma Aviv Shiron, ambasciatore dello Stato ebraico a Berna.

Il rappresentante israeliano critica le dichiarazioni “anti-israeliane” di politici e giornalisti svizzeri, i quali non conoscerebbero la situazione in Medio oriente.

Nell’ambito di interviste rilasciate questa fine settimana alla radio svizzero-tedesca e al giornale domenicale SonntagsBlick, Aviv Shiron ha definito chiaramente «anti-israeliane» le posizioni espresse dai politici e dai media elvetici sul conflitto mediorientale.

«Le critiche in Svizzera nei confronti di Israele sono alquanto violenti. Alcuni media non hanno esitato a parlare di “epurazione etnica” nei Territori palestinesi», ha biasimato il rappresentante dello Stato ebraico, secondo il quale dichiarazioni simili sono rare in altri paesi.

Dichiarazioni simili sarebbero dovute al fatto che «politici e giornalisti svizzeri cercano di valutare una situazione che non conoscono esattamente».

Incompresi dalla Svizzera

Shiron afferma che gli israeliani «si sentono incompresi dalla Svizzera». E questa incomprensione sarebbe emersa anche nell’ambito degli ultimi incontri ministeriali.

Se le relazioni sono buone, l’atmosfera potrebbe sicuramente essere migliore, ha aggiunto l’ambasciatore, per il quale le ragioni vanno ricercate anche nell’atteggiamento del Consiglio federale.

«Il governo svizzero è stato l’unico negli ultimi quattro anni ad aver ridotto durante l’Intifada le relazioni con Israele in ambito di sicurezza e armamenti».

Viaggio di Calmy-Rey utile

Shiron non condivide comunque l’analisi di diversi giornali svizzeri che hanno criticato il viaggio di Micheline Calmy-Rey in Medio Oriente, definendolo poco utile, se non nel promuovere la sua immagine personale nel cortile di casa.

La visita è stata fruttuosa, ha affermato l’ambasciatore, secondo cui «Calmy-Rey ha capito la nostra posizione».

L’ambasciatore rileva invece un peggioramento dell’immagine di Israele nella Confederazione rispetto ai decenni scorsi.

A suo avviso ciò è dovuto ad una percezione distorta della situazione: lo Stato ebraico è rimasto un Davide contro Golia, perché si deve confrontare non solo con i palestinesi, bensì anche con gli Stati arabi.

Iniziativa di Ginevra malvista

«Abbiamo commesso degli errori in passato», ha ammesso Shiron, riconoscendo che vi sono colonie in posti sbagliati, dove non si avrebbe dovuto costruire.

Ci sono stati anche degli eccessi da parte di soldati israeliani, ma non si fa onore alla realtà se si considera questi eccessi espressione della politica del governo israeliano, come invece avviene talvolta in Svizzera, ha aggiunto l’ambasciatore.

Interrogato riguardo al ruolo della Svizzera in Medio Oriente, l’ambasciatore ha sottolineato che Berna non è coinvolta nel processo di pace della Road Map, guidato dal cosiddetto quartetto (Onu, Usa, Ue, Russia).

Il tentativo della Confederazione di entrare in questo gioco attraverso l’iniziativa di Ginevra – una proposta privata che ha il sostegno del governo elvetico – ha raccolto critiche sia in Israele che in Palesitina.

Aiuto umanitario da parte svizzera

Secondo Shiron è sicuramente positivo che vi siano dei colloqui fra esponenti della società civile delle parti in conflitto.

«Ma quando si presenta il risultato di questi colloqui come un accordo, preso al di sopra dei governi legittimamente eletti, abbiamo un problema».

Se Svizzera e Israele sono paesi amici, come è stato possibile – si chiede il diplomatico – che un passo così decisivo nel processo di pace sia stato avviato senza informare il governo di Tel Aviv?

Secondo Shiron il ruolo della Confederazione è chiaro: deve impegnarsi nell’aiuto umanitario e in seno alle organizzazioni internazionali come Onu e Croce Rossa.

swissinfo e agenzie

La ministra degli esteri svizzera Micheline Calmy-Rey ha compiuto dal 3 all’8 febbraio una visita nei Territori palestinesi e in Israele per discutere degli sviluppi nella regione e per verificare la situazione in cui si trovano le popolazioni coinvolte dal conflitto.

La consigliera federale si è incontrata tra l’altro con il neoeletto presidente palestinese Mahmoud Abbas e il primo ministro Ahmed Qurei.

Micheline Calmy-Rey è stata inoltre ricevuta dal vice primo ministro israeliano Shimon Peres. Nessun incontro è stato invece possibile con il premier Ariel Sharon.

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