«La Svizzera non è un’oasi per i criminali»
Herbert Bösch, membro socialista del Parlamento europeo, critica la posizione dell’Ue nella disputa sul contributo svizzero al fondo di coesione.
Il politico austriaco cita il secondo pacchetto di accordi bilaterali concluso tra Berna e Bruxelles come un modello di cooperazione.
Alcuni esperti del gruppo AELS (Associazione europea di libero scambio) a Bruxelles hanno discusso venerdì del prossimo incontro, previsto a marzo, sul contributo della Svizzera al fondo di coesione dell’Ue.
In margine agli accordi bilaterali con l’Unione europea, la Confederazione si è impegnata a versare un contributo di un miliardo di franchi al fondo di coesione per lo sviluppo dei paesi meno favoriti dell’Unione europea.
Se il montante per appianare le differenze economiche all’interno dell’Unione europea è chiaro da tempo (200 milioni per cinque anni), le modalità rimangono ancora aperte. Berna ha sempre sostenuto di volere un accordo d’intenti con l’Unione europea, e non un contratto vincolante, per poter discutere della questione con ogni nuovo stato membro dell’Ue.
Un atteggiamento nuovamente criticato venerdì durante la riunione da un diplomatico europeo. Altro pomo della discordia: anche Spagna, Portogallo e Grecia ritengono di aver diritto ad un sostegno economico.
La ministra degli esteri svizzera, Micheline Calmy-Rey, si era recata all’inizio di febbraio a Bruxelles per risolvere il caso con l’omologa Benita Ferrero-Waldner. Ma l’incontro con la commissaria europea per le relazioni esterne non aveva portato a risultati concreti.
Riunione plenaria del Parlamento europeo
Qualcuno per una volta ha preso le difese della Svizzera: Herbert Bösch, membro socialista del parlamento europeo, ha criticato proprio la posizione dell’Ue nella disputa sul fondo di coesione.
Martedì il Parlamento europeo a Strasburgo dovrebbe ratificare alcuni accordi contenuti nel pacchetto dei bilaterali bis. Herbert Bösch, che è responsabile per le questioni riguardanti la lotta alla frode e si è occupato intensamente degli accordi con la Svizzera, ritiene che siano stati fatti importanti passi avanti.
«La Svizzera oasi per i criminali» ad esempio è un’idea decaduta, ha dichiarato il politico austriaco, che nel 2001 aveva consigliato di non stringere altri accordi con la Svizzera, finché non fossero stati registrati dei progressi nella lotta alla frode.
Bösch ha ora lodato la cooperazione con la Svizzera come un modello da seguire anche con altri paesi come la Norvegia, il Liechtenstein, Monaco o la Turchia.
Nessuna comprensione per la Commissione europea
Con gli accordi bilaterali II, entrambe le parti, Svizzera e Ue, hanno concesso qualcosa e ottenuto qualcos’altro in cambio, ha spiegato Bösch.
Il parlamentare austriaco non capisce dunque perché la Commissione europea pretenda dalla Svizzera un contratto vincolante per il fondo di coesione, vista la positiva collaborazione avuta finora. E, dice, farà presente la cosa ai suoi colleghi martedì prossimo.
swissinfo e agenzie
La Svizzera non è un membro dell’Unione europea, ma fa parte dell’AELS (Associazione europea di libero scambio) insieme a Liechtenstein, Norvegia e Islanda.
Considerando che l’allargamento ad est dell’Unione europea porta dei vantaggi anche alla Svizzera, Berna propone di versare un miliardo di franchi (in 5 anni) al fondo di coesione dell’Ue, per sostenere i paesi meno favoriti.
La Svizzera vorrebbe che beneficiari di questo fondo fossero unicamente i nuovi dieci paesi membri dal 1° maggio 2004.
Ma anche Spagna, Grecia e Portogallo rivendicano un sostegno economico.
L’Ue vorrebbe che la Svizzera si impegnasse in un contratto vincolante, Berna insiste per un Memorandum d’intesa.
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