Libera circolazione: il sì prende quota
A cinque settimane dal voto sull'estensione della libera circolazione delle persone, gli svizzeri sembrano intenzionati a deporre un sì nell'urna.
Il secondo sondaggio dell’istituto gfs.bern, condotto su incarico della SRG SSR idée suisse, parla di un 49% di sì e di un 36% di no.
Il penultimo sondaggio prima del voto del 25 settembre indica un aumento delle persone intenzionate a votare in favore dell’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone ai dieci paesi che hanno raggiunto l’Unione europea (UE) il primo maggio 2004. Ad inizio luglio i due schieramenti si equivalevano.
Se in luglio il fronte del sì poteva contare su un 43% di voti, ora la percentuale è salita al 49%. Nello stesso periodo, i fautori del no hanno perso il 4% di consensi e sono scesi dal 40 al 36%. Stando al sondaggio, resta ancora un 15% (-2%) d’indecisi.
Alle urne intende recarsi il 49% dei partecipanti al sondaggio. Secondo il politologo Claude Longchamp, direttore dell’istituto gfs.bern, si tratterebbe di una percentuale molto alta, indice di un interesse per il tema superiore alla media.
Una campagna più concreta
Per Longchamp, l’aumento dei sì ha una spiegazione chiara: il dibattito è diventato più concreto, si è parlato di «fatti» e al centro è stato messo l’oggetto in votazione e non un discorso generale in merito all’UE o agli stranieri. I pro e i contro sono stati messi sulla bilancia. «E questo ha favorito in particolar modo il campo del sì», spiega Longchamp a swissinfo.
Il sondaggio d’inizio luglio va messo ancora in relazione alla votazione del 5 giugno sugli accordi di Schengen e Dublino, accordi che sono stati approvati con il 54,6% dei sì. Poco dopo, la commissaria europea Benita Ferrero-Waldner aveva dichiarato che questi accordi sarebbero entrati in vigore solo se la Svizzera avesse detto sì anche all’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone.
«In Svizzera, queste dichiarazioni hanno suscitato una notevole irritazione», afferma Longchamp. «Nel frattempo, l’arrabbiatura è stata quasi del tutto dimenticata».
Ciò si vede in particolare nell’accresciuto grado di apprezzamento del concetto «lavorare all’estero» presente nel questionario del sondaggio. Di tutti gli argomenti pro e contro l’oggetto in votazione, questo sta al primo posto e scalza, seppur di poco, la paura del dumping salariale.
Decisivi gli indecisi
Il sondaggio ha preso in considerazione anche le tendenze politiche delle persone. A sinistra, gli elettori del partito socialista sono chiaramente schierati per il sì (74%; il no è al 16%).
Anche i due partiti di centro, i liberali (61%) e i popolari democratici (56%), propendono per il sì.
Dei quattro grandi partiti svizzeri, solo l’Unione democratica di centro è schierata sul fronte del no: il 66% dei suoi elettori voterebbe no, solo il 15% sì.
Ma più di queste percentuali, sul risultato finale peserà l’atteggiamento delle persone che non hanno un legame preciso con un partito. Si tratta di buona parte dei votanti. «Decisive saranno le persone che oggi non si sono ancora fatte un’idea precisa», constata Longchamp.
Ai partiti spetta ora il compito di convincere queste persone che, sostiene Longchamp, reagiscono in modo sensibile agli umori dell’opinione pubblica. In questo senso, la fase calda della campagna deve ancora venire.
Il Ticino verso il no
Le differenze tra le regioni linguistiche della Svizzera sono piuttosto marcate. Se nella Svizzera francese la quota di sì è passata dal 47 al 56%, nella Svizzera tedesca lo spostamento è stato dal 41 al 48%. La Svizzera italiana, in particolare il Ticino, ha visto invece il rafforzamento del fronte del no che è salito dal 47 al 50%.
Longchamp attribuisce questo stato delle cose alla forza dei gruppi che difendono la posizione particolare del Ticino in Svizzera e nei confronti dell’Italia. «Ciò significa che in fin dei conti ogni forma di avvicinamento al contesto europeo viene respinta».
swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione, Doris Lucini)
Sondaggio agosto 2005: 49% sì, 36% no, 15% indecisi.
Sondaggio luglio 2005: 43% sì, 40% no, 17% indecisi.
Il 49% degli interrogati intende recarsi alle urne il 25 settembre.
Il margine statistico d’errore è del 3%.
Il sondaggio ha coinvolto 1212 persone sparse su tutto il territorio del paese ed è stato eseguito tra l’8 e il 12 agosto.
Si tratta della seconda inchiesta in merito al tema dell’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone ai 10 nuovi membri dell’UE.
Tra gli argomenti pro e contro l’estensione dell’accordo, il maggior numero di consensi è andato alla possibilità di lavorare all’estero e al timore di dumping salariale.
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