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No alla libera circolazione

"Perdere il lavoro? No all'immigrazione dall'est". Lo dice il comitato per il no il 25 settembre Keystone

Se l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi paesi UE fosse approvata, aumenterebbero disoccupazione e dumping. Lo dice il comitato per il no.

Il governo, i sindacati, l’economia e i contadini si impegnano invece per un sì il 25 settembre.

Accettare l’accordo con l’Unione europea che prevede l’estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi paesi membri dell’UE, in votazione il 25 settembre prossimo, significa andare incontro a più disoccupazione, a salari più bassi e aumentare la pressione sul sistema sociale elvetico.

Sono questi i cardini del messaggio espresso dal «Comitato svizzero per lavori sicuri e sistemi sociali solidi», che ha lanciato venerdì la campagna per indurre i cittadini a deporre un «no» nelle urne a settembre.

Migliaia di persone provenienti dagli stati dell’Est europeo potranno immigrare in modo «incontrollato» in Svizzera e avranno libero accesso al mercato del lavoro e al sistema sociale elvetico, hanno sottolineato gli esponenti della destra antieuropeista presenti all’appuntamento.

Del comitato fanno parte membri dell’Unione democratica di centro della Lega dei Ticinesi, dei Democratici svizzeri e dell’Unione democratica federale. Per la sua campagna in vista del 25 settembre, la destra isolazionista potrà contare su un budget relativamente modesto: 300’000 franchi.

Il comitato ha accusato il governo, le organizzazioni degli imprenditori e i sindacati di minimizzare i pericoli. «Sarà sufficiente che una persona proveniente dall’Europa dell’est lavori per un anno in Svizzera perché abbia diritto alle prestazioni complete dell’assicurazione disoccupazione», ha detto il deputato al Consiglio nazionale (camera del popolo) della Lega dei Ticinesi Attilio Bignasca.

La Svizzera rischia di scivolare nel baratro, ha rincarato la dose il democentrista Luzi Stamm, agitando lo spettro dell’immigrazione di massa quando anche la Romania, la Bulgaria, la Turchia e gli Stati dei Balcani aderiranno all’UE. Perché a suo avviso, un eventuale «sì» del 25 settembre varrà anche per i futuri membri dell’Unione.

Critica ai sindacati

Il comitato si atteggia a difensore dei lavoratori svizzeri e delle piccole e medie imprese, definendo «grottesca» l’alleanza tra sindacati e ambienti economici in favore della libera circolazione delle persone. Il deputato dei Democratici svizzeri Bernhard Hess ha accusato i dirigenti sindacali di aiutare le grandi multinazionali ad impiegare manodopera straniera a basso costo per fare pressione sui salari.

Quanto al rafforzamento delle misure d’accompagnamento, non si tratta che di «uno specchietto per le allodole», che serve solo ad aumentare il lavoro burocratico, ha aggiunto Toni Bortoluzzi, dell’UDC. A suo avviso l’impiego di nuovi ispettori del lavoro sarebbe costoso e inefficace.

Il problema del dumping salariale potrebbe essere risolto in modo molto più efficace facendo appello alla responsabilità individuale, ha detto inoltre il deputato. Facilitare l’obbligatorietà dei contratti collettivi di lavoro sarebbe inoltre contrario alla libertà contrattuale dei partner sociali.

Un «no» senza gravi conseguenze

Il comitato si rifiuta in ogni caso di credere che in caso di un «no» alle urne l’Unione europea denunci l’accordo sulla libera circolazione e faccia cadere così tutti gli accordi bilaterali. «L’argomento è un’invenzione dei partigiani del sì», ha detto Luzi Stamm. A suo avviso, Bruxelles non avrebbe nessun interesse ad assumere una posizione rigida.

Gli autocarri di 40 tonnellate non potrebbero più attraversare liberamente la Svizzera. Il rischio di un revocazione dei bilaterali I è inoltre reso ancora più improbabile dal fatto che dovrebbe essere deciso da tutti i paesi membri all’unanimità.

Sì dei contadini

Sempre venerdì l’Unione svizzera dei contadini (USC) ha deciso di formare un fronte comune a favore di un «sì» il 25 settembre insieme all’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Le aziende rappresentate da queste due associazioni dipendono infatti dai lavoratori stranieri.

Se il popolo svizzero respingerà in votazione l’estensione, tutti gli accordi bilaterali saranno in pericolo, scrivono l’USAM e l’USC in una nota comune. «Le conseguenze di un rifiuto sarebbero devastanti per la nostra economia».

L’estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi paesi dell’UE è sostenuta, oltre che dal governo, dal Partito popolare democratico, dal Partito liberale radicale e dal Partito socialista. Fra i partiti di governo solo l’UDC è contraria, anche se alcuni suoi esponenti vicini all’economia si sono espressi a favore.

Del fronte del «sì» fanno parte anche le maggiori organizzazioni sindacali e padronali.

swissinfo e agenzie

Il popolo svizzero si esprimerà il 25 settembre 2005 sull’estensione della libera circolazione.
Nell’ambito del referendum sono infatti state raccolte 92’901 firme valide.

Il 1° maggio 2004, data dell’allargamento dell’Ue, gli accordi bilaterali del 1999 sono stati estesi automaticamente ai nuovi Stati membri, tranne quello sulla libera circolazione delle persone.

Per quest’ultimo è stata quindi concordata una regolamentazione transitoria specifica, volta ad aprire, progressivamente e in modo controllato, il mercato del lavoro svizzero ai nuovi Stati membri dell’Ue.

Le limitazioni (priorità ai lavoratori indigeni, contingentamento, verifica delle condizioni salariali e lavorative) potranno essere mantenute fino al 30 aprile 2011.

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