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Respinto l’ultimo ricorso sui fondi di Mobutu

I circa 7,7 milioni di franchi appartenenti al clan Mobutu devono essere sbloccati: è quanto stabilisce il Tribunale penale federale (TPF) in una sentenza pubblicata martedì. La corte ha così deciso di non dare seguito a un ricorso inoltrato dal professore di diritto Mark Pieth.

Il denaro, depositato su conti svizzeri dall’ex dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko e dal suo entourage, è stato congelato per la prima volta nel 1997. Dopo che una richiesta di assistenza giudiziaria da parte della Repubblica democratica del Congo (RDC, ex Zaire) era stata respinta, il governo elvetico ha prolungato a più riprese il blocco dei fondi in questione.

In aprile del 2009, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) aveva deciso di non dare seguito a una denuncia proveniente da Kinshasa, rispondendo che eventuali atti di riciclaggio commessi in Svizzera avrebbero comunque superato i termini di prescrizione.

Mark Pieth – professore di diritto penale presso l’Università di Basilea – aveva quindi inoltrato una denuncia all’autorità di vigilanza, sostenendo che il sospetto di un comportamento delittuoso del clan Mobutu deriva da fatti pubblicamente noti. A suo avviso, inoltre, chiari indizi mostrano che l’organizzazione criminale fondata dalle persone vicine all’ex dittatore ha proseguito l’attività anche dopo la morte di quest’ultimo.

I giudici del TPF ritengono invece che la denuncia penale depositata dall’avvocato della RDC sia stata esaminata in maniera dettagliata e approfondita dalla procura federale. Le motivazioni avanzate da quest’ultima per giustificare l’abbandono del caso sono ritenute comprensibili e convincenti. Una violazione di norme chiare o di disposizioni essenziali del procedimento è esclusa, afferma il TPF.

La sentenza dei giudici di Bellinzona è definitiva e non può essere impugnata davanti al Tribunale federale. L’ultimo prolungamento del blocco dei fondi da parte del governo dovrebbe quindi essere revocato.

swissinfo.ch e agenzie

Interpellato dall’Agenzia telegrafica svizzera, Mark Pieth ha espresso rammarico per la decisione, affermando che si tratta di un giorno nero per la RDC, la piazza finanziaria svizzera e per tutti coloro che si battono per la restituzione dei soldi dei dittatori ai legittimi proprietari.

A suo parere, la sentenza è particolarmente problematica per le popolazioni colpite dalla guerra civile nell’est della RDC.

Il professore afferma di non comprendere le motivazione del MPC e di non poter giudicare se quest’ultimo abbia preso la sua decisione in maniera seria.

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