Schengen/Dublino: nessun “Röstigraben”
Significativo, nel determinare il sì dello scorso 5 giugno ai trattati di Schengen/Dublino, più del fossato linguistico è stato il divario fra città e campagna.
Secondo un’analisi Vox, la maggioranza dei votanti, che ha seguito le indicazioni di voto del proprio partito politico, ha espresso il desiderio di vedere una Svizzera più aperta.
Il 5 giugno scorso gli svizzeri hanno votato su due temi molto dibattuti: la partecipazione agli accordi di Schengen/Dublino e l’unione domestica registrata per le coppie omosessuali.
Rispetto al voto sullo Spazio Economico Europeo (SEE) del 1992, respinto dagli svizzeri, l’analisi dell’istituto di ricerca gfs di Berna, pubblicato martedì, indica un avvicinamento tra Svizzera romanda e Svizzera tedesca.
Sul comportamento di voto – sottolinea gfs.bern – l’appartenenza politica ha giocato un ruolo molto più importante di quella linguistica. Soprattutto i simpatizzanti dei partiti di governo hanno seguito le consegne di voto.
Il 92% dei sostenitori dell’Unione democratica di centro (UDC, destra nazionalista) hanno respinto gli accordi, mentre li hanno accolti il 72% dei votanti del Partito popolare democratico (PPD), il 79% del Partito liberale radicale (PLR) e l’82% del Partito socialista (PS).
Romandi meno entusiasti dell’Europa
Il tasso di accettazione del referendum del 5 giugno tra i romandi che vivono in campagna è diminuito fortemente, passando dal 71% di sì nel 1992 al 53% del giugno scorso.
Gli svizzero-tedeschi che vivono nelle grandi città si sono rivelati ancora più in favore di un’Europa aperta rispetto al 1992. Allora avevano votato sì allo SEE con una percentuale del 53%, ora salita al 72%.
Se la maggior parte di chi ha votato sì agli accordi di Schengen lo ha fatto per migliorare la collaborazione bilaterale con l’Europa, solo una persona su dieci lo considera anche un voto che potrebbe dare un impulso all’adesione vera e propria della Svizzera all’UE.
Gli oppositori temevano l’immigrazione
Gli oppositori agli accordi di Schengen/Dublino hanno ripreso l’argomento dell’UDC che sventolava lo spauracchio di un’immigrazione massiccia verso la Svizzera.
Rispetto alle votazioni sul primo pacchetto di accordi bilaterali, il timore che la Svizzera perda la propria indipendenza sembra invece aver perso vigore.
In generale l’analisi constata che le persone di livello sociale ed educazione superiori hanno accettato entrambi gli oggetti in votazione il 5 giugno.
Il voto sul secondo oggetto, l’unione di partner omosessuali, è stato influenzato in particolare dall’età dei votanti: i più giovani lo hanno approvato massicciamente, mentre chi aveva settanta e più anni lo ha nettamente rifiutato.
Con una partecipazione del 56%, lo scrutinio si situa al di sopra della media del 44% registrata negli ultimi anni. Come al solito la partecipazione cresce in rapporto all’età dei votanti e della stratificazione sociale.
Viceversa, il sesso e la regione linguistica, la religione o il luogo di residenza non influenzano in modo significativo la partecipazione.
gfs.bern nota che per le due proposte in votazione una decisione precoce ha favorito piuttosto il «sì», mentre i votanti che si sono decisi nella fase finale della campagna sono stati più numerosi a mettere nell’urna un «no».
swissinfo e agenzie
Il 5 giugno il 54,6% dei cittadini ha accettato l’associazione a Schengen/Dublino
Il 58% ha detto sì all’unione registrata per coppie omosessuali
La partecipazione al voto è stata del 56%
La Svizzera entrerà nello spazio di Schengen solo nel 2008
L’ adesione agli accordi di Schengen e Dublino determinerà una più stretta collaborazione giudiziaria e di polizia con l’UE
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