Un no che suscita timori anche all’Europa unita
Un rifiuto svizzero dell'estensione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone creerebbe dei grattacapi anche all'Unione europea.
Altri accordi verrebbero minacciati dalla «clausola ghigliottina» e a risentirne sarebbe l’insieme delle relazioni tra due partner commerciali importanti l’uno per l’altro.
Chi si oppone all’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone agli ultimi dieci paesi che hanno raggiunto l’Unione europea teme soprattutto un’invasione di lavoratori stranieri e, di conseguenza, pressioni sui salari e aumento della disoccupazione.
Sull’altro fronte ci s’inquieta per il futuro delle relazioni commerciali con l’Unione europea, inquietudine condivisa da Bruxelles, dove si ritiene che un «no» lascerebbe sul campo due perdenti e nessun vincitore.
Bastano due cifre per schizzare l’importanza delle relazioni economiche tra la Svizzera e l’UE. L’anno scorso più dell’80% delle importazioni elvetiche proveniva dall’Europa dei quindici (esclusi quindi i dieci paesi che hanno raggiunto l’Unione solo nel 2004). Dal canto suo, il volume delle esportazioni verso questi stessi paesi ha raggiunto il 60% del totale.
Effetto domino
La situazione non sarebbe così drammatica se Bruxelles non avesse voluto introdurre una «clausola ghigliottina» nel pacchetto di accordi bilaterali negoziati con la Svizzera. In virtù della clausola, il venir meno di uno degli accordi contenuti nel pacchetto provoca la caduta di tutti gli altri.
All’epoca, Bruxelles voleva evitare che la Svizzera facesse un uso selettivo dei primi accordi bilaterali. Per questo ha voluto che fossero interdipendenti. Ora, l’eventualità che dalle urne svizzere scaturisca un «no» all’estensione dell’accordo sulla libera circolazione mette in difficoltà tanto l’UE quanto la Svizzera.
Sulla carta, ciò che seguirà ad un eventuale «no» è chiaro: Berna informerà ufficialmente Bruxelles dei risultati del referendum. In seguito, gli stati membri dell’UE dovranno decidere all’unanimità se accettare o meno che l’accordo sulla libera circolazione delle persone discrimini dieci di loro. Se, come c’è da supporre, verrà respinta ogni discriminazione, l’intero pacchetto dei bilaterali I – sette accordi in tutto – verrebbe cassato.
Difficile ritorno al passato
A Bruxelles però si fa fatica ad immaginare come dare un seguito concreto a questo scenario. Il primo pacchetto di accordi bilaterali ha un’importanza tale che sembra perlomeno problematico trovare il modo di disfare la tela tessuta fin qui.
Trasporti terrestri e aerei, agricoltura, ricerca scientifica… Sono tali e tante le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea che nessuno è in grado di dire cosa succederà per davvero in caso di un «no» elvetico il 25 settembre.
Bisognerà risolvere dei problemi tecnici e giuridici, ma la situazione sarà delicata anche da un punto di vista politico. L’Unione europea sarà chiamata a reagire al risultato di una consultazione democratica.
L’UE non può e non vuole «punire» la Svizzera per questo. La presidenza lo ha dimostrato richiamando all’ordine la Commissaria alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, colpevole di aver dichiarato che se gli svizzeri non avessero approvato l’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone, non sarebbero entrati in vigore nemmeno gli accordi di Schengen e Dublino.
D’altro canto l’UE non può venire meno ad uno dei suoi principi fondamentali, quello della non discriminazione dei suoi membri. C’è da prevedere che in caso di «no» svizzero tutto sarà bloccato prima ancora che la Commissione europea giunga ad una decisione ufficiale. In ogni caso, i rapporti tra la Svizzera e i 25 paesi dell’Unione europea subirebbero un’alterazione.
swissinfo e agenzie
Accordi bilaterali I: libera circolazione delle persone, trasporto aereo, trasporti terrestri, agricoltura, ostacoli tecnici al commercio, appalti pubblici, ricerca (entrata in vigore:1.6.2002).
Accordi bilaterali II: Schengen & Dublino (cooperazione giudiziaria e in materia d’asilo), fiscalità del risparmio, frode fiscale, prodotti agricoli trasformati, ambiente, statistica, pensioni, opere audiovisive (accordi in corso di ratifica).
L’estensione della libera circolazione ai 10 nuovi membri dell’UE è stata approvata dal Parlamento elvetico. Contro questa decisione, la destra ha lanciato un referendum. Il popolo svizzero si esprime su questo tema il 25 settembre.
Un «no» farebbe cadere anche gli altri accordi compresi nei bilaterali I. Da un punto di vista giuridico, i sette accordi sono legati tra loro (clausola ghigliottina). Non si escludono conseguenze anche per i bilaterali II.
Il governo elvetico avverte che in questo caso l’economia svizzera perderebbe tutti i vantaggi connessi ai bilaterali e che verrebbe indebolita a causa del difficile accesso al mercato interno dell’UE. Conseguenze: meno investimenti in Svizzera e più disoccupazione.
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