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Democrazia diretta in Svizzera

Un sì sindacale alla libera circolazione

Unia dice "sì, ma" ai lavoratori dell'est europeo Keystone Archive

Unia, il più grande sindacato svizzero, ha approvato a larga maggioranza l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi stati UE.

L’assemblea dei delegati, riunita sabato a Berna, ha chiesto tuttavia una protezione efficace contro il rischio di dumping salariale e ha lanciato una giornata d’azione sul tema.

Le previsioni della vigilia sono state rispettate. Unia, il gigante sindacale nato lo scorso ottobre, ha respinto a larghissima maggioranza (97 voti contro 5 e 9 astensioni) la proposta di sostenere il referendum contro l’estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi stati dell’Unione europea (UE).

Libera circolazione positiva per i migranti

Per i delegati del sindacato, la Svizzera non può permettersi di rimanere isolata rispetto all’Europa. «Essa è parte integrante del continente europeo e deve dunque dare una base ben regolata ai suoi rapporti con l’UE», si legge nel comunicato emanato sabato da Unia.

Del resto, il sindacato riconosce che la libera circolazione delle persone con l’UE rappresenta un grande progresso per il miglioramento dello statuto dei migranti.

D’altra parte, è fondamentale che i lavoratori siano protetti efficacemente dal dumping salariale e dallo smantellamento dei diritti sociali, aggiunge il comunicato. Per questa ragione, Unia chiede misure supplementari per la protezione dei lavoratori.

Secondo Unia infatti, le misure decise dal parlamento nella sessione di dicembre sono un passo nella giusta direzione, ma non basteranno a risolvere tutti i problemi futuri legati alla libera circolazione.

Molto dipende inoltre dall’impegno del padronato e dei cantoni ad applicare le misure di accompagnamento. Da questo impegno dipenderanno gli sforzi di Unia durante la compagna contro il referendum, hanno fatto sapere i delegati del sindacato.

Giornata d’azione contro il dumping salariale

Per mettere in risalto i rischi di pressione sui salari e sui diritti dei lavoratori legati alla libera circolazione delle persone, Unia ha deciso di organizzare una giornata d’azione per il 1° febbraio, al motto di «Stop al dumping salariale».

I delegati sindacali hanno sottolineato d’altro canto il doppio gioco portato avanti dall’Unione democratica di centro (UDC). Secondo il comunicato, «questo partito si atteggia a difensore degli interessi dei salariati, ma in parlamento ha respinto le misure d’accompagnamento, unico strumento che può assicurare la protezione dei lavoratori».

Oltre a Unia, anche l’Unione sindacale svizzera (USS) – la più grande federazione dei sindacati svizzeri – e il sindacato dei media Comedia si sono pronunciati a favore dell’estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi paesi dell’UE.

Il tentativo del Movimento per il socialismo – il piccolo partito di estrema sinistra che ha lanciato il referendum – di raccogliere attorno a sé il 20-30% dei delegati di Unia, in modo da facilitare la raccolta delle 50 000 firme necessarie, è perciò fallito.

All’interno di Unia l’idea del referendum era sostenuta dalla sezione del canton Ticino – regione di frontiera dove sono stati registrati numerosi casi di dumping salariali dopo l’apertura delle frontiere alla manodopera proveniente dai vecchi paesi dell’UE.

swissinfo e agenzie

L’estensione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone ai dieci nuovi paesi dell’Unione europea è combattuta dalla destra antieuropeista e in particolare dall’Unione democratica di centro e dall’Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI).

Contro la libera circolazione si sono schierati anche alcuni settori dell’estrema sinistra, che temono il dumping salariale e sociale.I due schieramenti hanno lanciato due referendum distinti.

Il termine per la raccolta delle 50’000 firme necessarie al successo del referendum scade il 31 marzo. Se i referendum riescono, la votazione potrebbe aver luogo il 5 giugno.

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