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La campagna svizzera si infiamma in vista della votazione sui pesticidi

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Scene di vandalismo quasi all'ordine del giorno in vista della votazione del 13 giugno sulle iniziative anti-pesticidi. Union suisse des paysans

Minacce di morte, insulti, cartelloni imbrattati o bruciati: la campagna sulle due iniziative contro i pesticidi, in votazione federale il 13 giugno, è segnata da una tensione estrema. Un clima avvelenato che riflette il disagio di molti agricoltori.

“I miei figli vivono nella paura perché da settimane subiscono attacchi e insulti sulle reti sociali. Mi hanno proibito di esporre uno striscione a favore delle iniziative anti-pesticidi nella mia fattoria, per paura di rappresaglie”, afferma questo agricoltore biologico che lavora in un piccolo villaggio francofono dell’Altopiano svizzero e che ci tiene a rimanere anonimo.

“Personalmente, me ne infischio di essere insultato tutto il giorno dai miei colleghi, ho la pelle dura. Ma voglio proteggere la mia famiglia da questa lotta tra agricoltori, che è diventata davvero deplorevole e malsana”, dice a SWI swissinfo.ch.

Raramente una votazione popolare ha surriscaldato gli animi a tal punto nelle regioni rurali in Svizzera. Nelle ultime settimane, ci sono stati innumerevoli atti di vandalismo in tutte le regioni del Paese, all’immagine di questo carro su cui era stato affisso un “doppio no” alle iniziative anti-pesticidi, andato in fumo nel Canton Vaud. Un “atto terroristico” denunciato da Prométerre, l’associazione vodese per la promozione delle professioni agricole, in una presa di posizione che non ha affatto placato gli animi.

carro incendiato
Questo carro che esponeva dei cartelloni “due volte no” relativi alle iniziative ‘Per l’acqua potabile’ e ‘Per una Svizzera senza pesticidi sintetici’ è stato incendiato nella notte tra l’8 e il 9 maggio a Villars-le-Grand, nel Canton Vaud. Union suisse des paysans

I teloni e i cartelloni che spuntano un po’ ovunque sono regolarmente strappati o imbrattati. Depredazioni che colpiscono sia i favorevoli che i contrari alle due iniziative popolari che chiedono di vietare progressivamente l’uso di prodotti fitosanitari nell’agricoltura svizzera.

Lo scorso fine settimana, il presidente della Confederazione Guy Parmelin, molto coinvolto nella campagna per il ‘no’, ha invitato alla calma. “La violenza non porta da nessuna parte. Insisto affinché si discuta dei testi”, ha dichiarato l’ex contadino in un’intervista alla Televisione pubblica svizzera di lingua francese RTS.

Tensioni senza precedenti

Parole che ovviamente non sono state ascoltate dalla frangia più radicale degli attivisti che si oppongono alle due iniziative. Dopo la sua apparizione al talk show Infrarouge della RTS, la senatrice ecologista Céline Vara è stata sommersa da una valanga di commenti di odio sulle reti sociali. Ha anche ricevuto minacce per posta.

Una situazione talmente critica che ha spinto l’esponente politica di Neuchâtel a chiedere la protezione della polizia. Il clima è particolarmente teso nella Svizzera francese, dove gli agricoltori convenzionali sono ancora in maggioranza, ma la Svizzera tedesca non è stata risparmiata: anche Franziska Herren, all’origine dell’iniziativa ‘Per l’acqua potabile pulita’, ha ricevuto minacce di morte.

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“Questa escalation di violenza mi sorprende. Non pensavo che si sarebbe arrivati a questo punto”, commenta Yvan Droz, profesore al Graduate Institute di Ginevra e coautore nel 2014 del libro Malaise en agriculture (Malessere nell’agricoltura). Delle tensioni ci sono già state negli anni Novanta durante i dibattiti sulle iniziative agricole a favore dei “piccoli agricoltori”, sostenute dagli ambientalisti. “Ma all’epoca gli scambi erano piuttosto amichevoli, non abbiamo mai raggiunto un livello tale di radicalizzazione”, afferma Yvan Droz a SWI swissinfo.ch.

Agli occhi del ricercatore, il contesto altamente emotivo dell’attuale campagna si spiega anche con la situazione critica in cui si trovano molte aziende agricole in Svizzera. “Gli agricoltori stanno facendo enormi sforzi per resistere dal profilo economico e sociale. Anche se il movimento contro l’uso di pesticidi sintetici è ben avviato, sono spaventati dalla prospettiva di rendimenti minori. Queste iniziative sono la goccia che fa traboccare il vaso”, osserva.

Frustrazione e mancanza di riconoscimento

Oltre all’aspetto puramente finanziario, è anche la mancanza di riconoscimento e l’eterna tiritera del “contadino che inquina” a colpire parte del mondo agricolo. “Bisogna immaginare il contadino che va a mungere le sue mucche alle 4:30 del mattino, fa colazione alle 7:30 e sente alla radio che produce veleno e inquina l’ambiente. Posso capire la sua frustrazione”, ha detto alla RTS Martin Pidoux, professore della Scuola universitaria professionale di scienze agronomiche di Berna.

Le tensioni sono anche esacerbate dall’esito incerto della doppia votazione e dal fossato città-campagna che forse non è mai stato così marcato a causa di una votazione popolare. Dagli ultimi sondaggi emerge un testa a testa tra sostenitori e oppositori, anche se alla fine dovrebbe prevalere il ‘no’, essendo la maggioranza dei Cantoni rurali contraria a entrambe le iniziative.

“Penso che le cose si calmeranno dopo la votazione. I contadini si tenderanno di nuovo la mano dopo questo periodo di forte tensione”, prevede Yvan Droz.

Traduzione dal francese: Luigi Jorio

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