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Caso Tinner: il governo difende le sue competenze

Il Consiglio federale non mette in discussione l'alta vigilanza del parlamento nel caso Tinner. L'operato della delegazione competente non deve tuttavia sfociare in una commistione delle responsabilità del potere esecutivo e del potere legislativo.

Il Consiglio federale si difende dalle critiche emesse dal parlamento sulla vicenda Tinner: in certi casi e nell’interesse del Paese può prendere da solo decisioni urgenti.

Nella sua risposta all’interpellanza del consigliere agli Stati Claude Janiak, il governo ritiene di aver rispettato «le pertinenti disposizioni costituzionali» quando ha deciso di eliminare documenti «scottanti».

Il 24 giugno scorso, il Consiglio federale aveva deciso di distruggere le copie dei documenti più sensibili del caso Tinner, che vede coinvolti tre svizzeri sospettati di aver partecipato a un traffico internazionale di materiale nucleare verso la Libia. La decisione non era affatto piaciuta alla Delegazione delle Commissioni della gestione (DCG), la quale aveva deplorato di non essere stata tempestivamente informata.

Il Consiglio federale – si legge in un comunicato odierno – afferma di non voler mettere in discussione l’alta vigilanza parlamentare, né di contestare il diritto DCG di prendere visione degli atti sul caso Tinner.

Ritiene tuttavia che, dal punto di vista costituzionale, la DCG non abbia alcun diritto di essere consultata preventivamente, né di partecipare al processo decisionale. Questo per evitare che l’alta vigilanza del parlamento «sfoci in una commistione delle responsabilità del potere esecutivo e del potere legislativo».

swissinfo.ch e agenzie

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