“Il segreto bancario è equiparato a frode fiscale”
Il Consiglio d'Europa si china il 27 aprile su una risoluzione che mira a combattere i paradisi fiscali e che si scaglia soprattutto contro la Svizzera. Urs Schwaller, membro della delegazione svizzera a Strasburgo, spiega le ragioni della sua opposizione.
Il segreto bancario svizzero è diventato negli ultimi tempi estremamente permeabile. Nell’ambito della vertenza fiscale in corso con diversi paesi, le autorità elvetiche sono state infatti costrette a fare concessioni senza precedenti. Oggi la Confederazione fornisce alle autorità fiscali straniere dati bancari che, appena pochi anni fa, non avrebbe mai accettato di comunicare. Ciononostante le pressioni nei confronti della piazza finanziaria svizzera non si allentano.
Un nuovo attacco sarà probabilmente lanciato dal Consiglio d’Europa, che comprende 47 paesi, tra cui la Svizzera. Tra le proposte in discussione il prossimo 27 aprile presso l’Assemblea parlamentare vi è infatti anche una risoluzione, che esige maggiore “giustizia fiscale” e che si rivolge contro le oasi fiscali. Il suo obbiettivo è di eliminare le giurisdizioni che favoriscono l’evasione fiscale.
Il rapporto sul quale si basa la risoluzione elenca diverse scappatoie legali che consentono l’evasione fiscale. Il segreto bancario svizzero figura nelle prime posizioni di questa lista, allestita dall’organizzazione non governativa Tax Justice Network.
Tra i membri della commissione, che ha preparato la risoluzione, vi è anche il parlamentare svizzero Urs Schwaller, del Partito popolare democratico (PPD).
swissinfo.ch: Nell’ambito dei lavori preparatori della commissione non avrebbe potuto evitare questo nuovo attacco contro la Svizzera?
Urs Schwaller: La commissione ha equiparato il segreto bancario a frode fiscale. Questa valutazione non è una novità, ma scaturisce da anni di lavoro, in cui si è parlato ripetutamente dei paradisi fiscali e in cui la Svizzera è stata posta sullo stesso piano delle Isole del Canale della Manica.
Mi irrita il fatto che il rapporto – perlomeno nella sua prima versione – non abbia preso in considerazione i progressi compiuti negli ultimi anni dalla Svizzera in materia di scambio di informazioni, assistenza amministrativa e accordi di doppia imposizione. Non è ammissibile che la Svizzera venga messa da sola alla berlina, tra 30 o 40 altri paesi, e inserita in una lista nera, senza nemmeno menzionare che questa lista è stata elaborata da un’organizzazione che non ha nessuna base e legittimità statale.
swissinfo.ch: Anche se fosse adottata dal Consiglio d’Europa, questa risoluzione non è vincolante, ma ha soltanto il valore di una raccomandazione. Potrebbe comunque nuocere alla Svizzera?
U.S.: Sì, costituisce un’altra frecciata, contro la quale dobbiamo difenderci. La raccomandazione verrebbe trasmessa agli Stati membri del Consiglio d’Europa, forse anche al Parlamento europeo. Questa risoluzione favorisce inoltre un atteggiamento di base piuttosto negativo per la Svizzera.
swissinfo.ch: Lei si è ritrovato praticamente isolato in seno alla Commissione. Come spiega che tutti gli altri paesi si posizionano contro la Svizzera?
U.S.: Nessuno ha un grande interesse a gettarsi nella breccia, quando quasi tutti puntano il dito su un paese. Inoltre, la Svizzera non fa parte dell’Unione Europea e non è presente in diversi organismi. Le delegazioni degli altri paesi non sono quindi particolarmente motivate a porsi dalla nostra parte.
swissinfo.ch: Si aspetta che l’Assemblea parlamentare approvi la risoluzione?
U.S.: Bisognerà vedere se altri paesi si opporranno con noi alla risoluzione. Penso che il Lussemburgo, ma anche l’Austria e, in parte, la Gran Bretagna, dovrebbero avere un certo interesse a mostrare i passi avanti compiuti da loro e da noi.
swissinfo.ch: Nel rapporto sulla risoluzione si afferma che i paradisi fiscali e i centri finanziari offshore favoriscono l’evasione fiscale, danneggiando i contribuenti onesti, le finanze pubbliche e il buon funzionamento delle istituzioni. Non è così?
U.S: Non si può negare che fino a 2 anni fa alcune banche abbiano contribuito ad aiutare delle persone a non dichiarare tutti i patrimoni al fisco. Nel frattempo è però intervenuto un cambiamento di paradigma a livello politico.
Dal 2009, la Svizzera applica gli standard fissati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha concluso accordi di doppia imposizione fiscale con una quarantina di paesi, fornisce assistenza amministrativa e dispone di un organo indipendente di sorveglianza dei mercati. Ciò che non voglio, però, è lo scambio automatico d’informazioni.
swissinfo.ch: Nel rapporto si afferma che la Svizzera, a differenza della maggior parte degli altri paesi europei, non è pronta a rinunciare a parte della propria autonomia, a favore di una legge che non favorisce l’evasione fiscale.
U.S. All’interno del paese, la legislazione elvetica non differenzia ancora frode e sottrazione fiscale. Ciò deve rimanere così: non si può criminalizzare cerchie intere della popolazione per casi banali, ad esempio se si regalano 50 franchi ad un nipote, che non sono stati dichiarati al fisco. La sfera personale viene protetta in Svizzera.
swissinfo.ch: Il fisco svizzero non è però un’autorità cattiva e arbitraria. Deve attenersi alla legge e può esigere solo le tasse gli spettano legalmente. Perché ritiene così importante questa protezione della sfera personale.
U.S.: Non voglio che il cittadino diventi “trasparente”. In Svizzera sussiste un alto grado di onestà nei confronti del fisco. È importante che i cittadini possano conservare una sfera privata, anche nei confronti dello Stato. Per fare questo è necessario un certo grado di riservatezza delle informazioni personali. Si tratta di uno dei valori fondamentali e dei punti di forza del nostro paese.
swissinfo.ch: Il segreto bancario ha contribuito nel corso di decenni ad attirare nelle banche svizzere enormi patrimoni stranieri. Negli ultimi tempi la Svizzera ha fatto però numerose concessioni. Come mai la pressione dall’estero non tende a diminuire?
U.S.: Molti Stati sono completamente indebitati. Capisco quindi che vogliano tassare i soldi depositati dai loro cittadini nelle banche svizzere. Sostengo questa volontà, in quanto la frode fiscale non deve essere protetta. Oggi la Svizzera fornisce assistenza amministrativa anche per casi di sottrazione fiscale e trasmette dati bancari che ancora poco tempo fa non avrebbe concesso. Ma, ora, non dobbiamo oltrepassare questa linea.
Introdotto negli anni ’30 in Svizzera, il segreto bancario corrisponde ad un obbligo di discrezione a cui sottostanno le banche per garantire la protezione dei dati dei loro clienti.
Anche in Svizzera il segreto bancario può essere revocato in caso di frode fiscale – ossia il tentativo di ingannare il fisco falsificando ad esempio dei documenti – o crimini gravi commessi dal detentore di un conto.
Finora la Confederazione accordava assistenza amministrativa agli altri paesi soltanto in caso di frode fiscale. Le autorità elvetiche non fornivano invece informazioni in caso di sottrazione fiscale – ossia l’omissione, intenzionale o meno, di dichiarare dei redditi al fisco.
Nel 2009, il governo elvetico ha dovuto, per la prima volta, fornire i dati di migliaia di clienti dell’UBS agli Stati uniti. Le autorità americane minacciavano pesanti sanzioni contro la grande banca svizzera, accusata di aver aiutato decine di migliaia di clienti ad evadere il fisco – frode e sottrazione.
In seguito alle pressioni internazionali, la Svizzera ha firmato negli ultimi anni una quarantina di convenzioni di doppia imposizione fiscale, in cui l’assistenza amministrativa viene estesa anche ai casi di sottrazione fiscale, secondo gli standard dell’OCSE.
La risoluzione sottoposta il 27 aprile all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa invita i 47 paesi membri a rafforzare le pressioni contro i paradisi fiscali e i centri offshore. L’obbiettivo è di sopprimere progressivamente anche il segreto bancario in ambito fiscale.
Il testo sollecita l’OCSE e il Fondo monetario internazionale a sorvegliare meglio i regimi fiscali dei loro membri e ad eliminare pratiche dannose.
Sempre secondo la risoluzione, la lotta contro le oasi fiscali rappresenta un dovere morale, dal momento che nuocciono agli interessi degli altri paesi. In tutta Europa dovrebbe essere quindi introdotto lo scambio automatico d’informazioni bancarie.
“La sottrazione e la frode fiscale, favorite dai centri offshore, fanno perdere ogni anno miliardi di euro ai membri del Consiglio d’Europa”, si legge nel rapporto, elaborato dal deputato belga Dirk Van der Maelen, sul quale si basa la risoluzione.
La Svizzera viene citata nel rapporto quale uno dei più importanti paradisi fiscali. Van der Maelen si basa a tale proposito su una lista dei paradisi fiscali allestita da Tax Justice Network, un’organizzazione non governativa che si battere in favore di una maggiore giustizia sociale.
Traduzione di Armando Mombelli
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