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Iniziativa 9 febbraio Immigrazione: «missione impossibile» per il governo

A dimostrazione dell'importanza del tema, ben tre consiglieri federali (da sinistra a destra: Burkhalter, Sommaruga e Schneider-Ammann) si sono presentati mercoledì alla conferenza stampa.

(Reuters)

Anche se non soddisfa nessuno, il progetto di legge per applicare l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» presentato dal governo era probabilmente l’unica via percorribile, commenta giovedì parte della stampa svizzera. Altri quotidiani sono invece più scettici. Su un aspetto però concordano: per districare la matassa, il popolo svizzero sarà verosimilmente chiamato prima o poi di nuovo alle urne.

All’annuncio del disegno di legge, le critiche sono piovute un po’ da tutte le parti: c’è chi avrebbe voluto più elasticità per soddisfare i bisogni del mercato del lavoro, come il mondo economico, chi una linea meno conciliante con l’UE, come l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice, all’origine dell’iniziativa), chi un modello più chiaro e compatibile con gli accordi sottoscritti con Bruxelles, come i Verdi.

Siamo in un anno elettorale e chi «non parla forte e fa dell’iperventilazione» ha già perso, annota l’Aargauer Zeitung. La posizione del governo è però quella giusta. «Il suo messaggio è: pilotiamo da soli l’immigrazione dall’UE, a condizione di riuscire a trovare un accordo con Bruxelles. Se non funziona, non funziona. Una simile postura non ha però nulla a che vedere con la debolezza. È semplicemente pragmatismo, poiché un confronto aperto con Bruxelles, come vorrebbe la destra conservatrice, danneggerebbe la nostra economia», sottolinea il giornale argoviese.

«Per adesso è la strada più corretta», titola dal canto suo il Corriere del Ticino. Da quando il popolo ha approvato l’articolo costituzionale, sono spuntate molte proposte. Nessuna si è dimostrata finora percorribile. «Non ci sono soluzioni a prova di bomba né formule miracolose […].La via scelta dal Consiglio federale di applicare alla lettera l’iniziativa e nel contempo di tentare il negoziato con Bruxelles può non piacere, ma è quella più corretta nei confronti del popolo e la meno peggiore politicamente».

«Contro l’immigrazione di massa» Il governo punta su contingenti e priorità ai lavoratori indigeni

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Contingentamento dell’immigrazione, priorità ai lavoratori indigeni e maggior sfruttamento del potenziale della forza lavoro locale: sono tre dei principali elementi previsti nel progetto di legge presentato mercoledì dal governo svizzero per attuare l’iniziativa popolare «contro l’immigrazione di massa».

Conciliare le esigenze dell’iniziativa approvata un anno fa dal popolo elvetico e gli obblighi europei della Svizzera è «difficile ma non impossibile», ha sottolineato la presidente della Confederazione e ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, presentando il progetto di legge e il mandato per negoziareLink esterno con l’Unione Europea l’adeguamento dell’accordo di libera circolazione.

Concretamente, il progetto – posto in consultazione sino a fine maggio – riprende le idee già presentate in giugno dal governo: introduzione di contingenti annuali per tutti gli stranieri, applicazione di tetti massimi ai soggiorni a fini lavorativi di più di quattro mesi (tra cui anche i frontalieri), preferenza ai lavoratori già presenti sul territorio, migliore sfruttamento del potenziale della manodopera locale, in particolare donne e lavoratori più anziani.

I contingenti saranno fissati dal governo, sulla base d’indicatori economici, del mondo del lavoro e dei cantoni.

Per poter applicare queste misure senza contravvenire ai trattati sottoscritti con l’UE e continuare nella via bilaterale con Bruxelles, Berna dovrà però rinegoziare l’accordo di libera circolazione, entrato in vigore progressivamente dal 2002.

Un piccolo spiraglio

Finora l’UE ha sempre risposto di non volere entrare in materia, poiché la libera circolazione è uno dei principi fondamentali su cui si regge l’Unione. «Le posizioni sono molto lontane e il margine di manovra è ristretto», ha indicato Sommaruga. Dopo il suo incontro di una settimana fa con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, la ministra di giustizia e polizia intravvede però un barlume di speranza: «Bruxelles ha dato dei segnali d’apertura, dicendosi disposta a trovare una soluzione ai problemi d’immigrazione tra Svizzera e UE».

Un piccolo passo, non privo però di significato, ha rilevato la consigliera federale.

Simonetta Sommaruga e i suoi due colleghi di governo presenti alla conferenza stampa – il ministro degli esteri Didier Burkhalter e quello dell’economia Johann Schneider-Ammann – hanno insistito su un punto: «Bisogna procedere passo dopo passo. Abbiamo fino al 2017. Non cercare di trovare una soluzione non è però un’opzione. Nei negoziati con Bruxelles si delineano tre scenari: la Svizzera ottiene ciò che vuole, raggiunge un risultato intermedio, oppure non ottiene nulla».

Il testo dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" iscrive nella Costituzione federale l’obbligo di porre un freno all’immigrazione, fissando dei tetti massimi e dei contingenti annuali in funzione dei bisogni dell’economia. Sul mercato del lavoro, la preferenza dovrebbe essere inoltre data ai residenti. Secondo il nuovo articolo costituzionale 121a, la Svizzera ha tempo tre anni, dal voto del 9 febbraio 2014, per applicare il testo. 

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La Commissione europea ha dal canto suo reagito con riserbo al disegno di legge svizzero. Maja Kocijancic, portavoce della commissione, ha indicato che Bruxelles esaminerà nel dettaglio le proposte per verificare la compatibilità con l’accordo di libera circolazione. Dalla Svizzera, la commissione si aspetta che «rispetti i suoi impegni». 

Un duro colpo per l’economia

Per il governo, mettere a repentaglio la via bilaterale con l’UE rappresenterebbe un colpo durissimo per l’economia svizzera. «Perché la via bilaterale è così importante? Perché l’UE è e resterà il nostro principale partner economico. Solo con il Bade-Würtemmberg abbiamo un volume di scambi uguale a quello che abbiamo con gli Stati Uniti. La libera circolazione permette alle nostre aziende di trovare il personale necessario senza troppa burocrazia», ha osservato il ministro dell’economia Schneider-Ammann.

L’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», promossa dall’Unione democratica di centro, era stata approvata il 9 febbraio 2014 dal 50,3% dei votanti. Il testo prevede di porre appunto un freno all’immigrazione con cui è confrontato il paese da più di dieci anni. Ogni anno, circa 80'000 persone giungono in Svizzera, la maggior parte provenienti dall’UE.

La Svizzera – che non fa parte dell’UE – assorbe il 10% della libera circolazione europea, ha ricordato durante la conferenza stampa il ministro degli esteri Didier Burkhalter.

Libera circolazione delle persone

Entrato in vigore gradualmente dal 2002, l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE figura tra i punti fondamentali del primo pacchetto di trattati bilaterali.

Questo accordo garantisce ai cittadini svizzeri e a quelli dell’UE il diritto di lavorare e risiedere in ognuno dei paesi firmatari.

Il popolo svizzero si è già espresso tre volte su questioni relative alla libera circolazione delle persone. Nel maggio 2000, gli accordi bilaterali I sono stati approvati da una chiara maggioranza di cittadini. 

Nel 2005, il popolo elvetico ha accettato di estendere gli accordi ai 10 paesi che hanno aderito nel 2004 all’UE.

Nel 2009 è stata accettata anche l’estensione dell’accordo ai due nuovi membri dell’UE, la Romania e la Bulgaria.

In caso di disdetta di un accordo, tutto il pacchetto di trattati bilaterali rischia di cadere.

I rapporti tra la Svizzera e l’UE sono regolati da una ventina di accordi bilaterali e da un centinaio di altri trattati.

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Anche per un altro giornale ticinese – La Regione - «il Consiglio federale non aveva altra scelta». Il 9 febbraio 2014, «il popolo ha infatti dato un mandato preciso al governo e al parlamento. La Svizzera deve riprendere il controllo sui flussi migratori anche quando interessano i cittadini dell’Unione europea. Questo principio, accanto a quello che dà la precedenza alla manodopera indigena, è stato iscritto nella Costituzione e il Consiglio federale non ha altra possibilità se non quella di tradurre in pratica il dettame costituzionale, pur cosciente delle conseguenze che tutto ciò è destinato ad avere nei rapporti con l’esterno e, in particolare, con l’Ue».

Bisogna «mettere il turbo»

Il progetto di legge non soddisfa però tutti i quotidiani. Un anno dopo la votazione, «il dossier sembra ancora bloccato alla casella di partenza», scrivono in un commento comune il 24heures e la Tribune de Genève, deplorando il fatto che «il governo non fa nulla per mostrare di prendere sul serio il problema dell’immigrazione» e tacciando di «fumisteria» le misure per incoraggiare il ricorso alla manodopera indigena.

«La Svizzera vittima d’inerzia», titola invece Le Matin. «È giunto il momento di porre fine all’incertezza che pesa su tutti gli attori toccati direttamente» dall’iniziativa: aziende, università, gli stessi stranieri… Mercoledì il governo ha ribadito quanto aveva già tratteggiato in giugno: un’applicazione draconiana del testo dell’UDC. «Vi saranno quindi dei contingenti. Una buona dose di preferenza ai lavoratori indigeni. Il tutto mixato con misure per dare dinamismo all’impiego di certe categorie della popolazione […]. E un pizzico di negoziati con Bruxelles», continua Le Matin. «Nei fatti, però, la Svizzera rimane immersa nel buio assoluto. A quale livello saranno fissati i contingenti? Come rendere possibile un’inflessione da parte dell’Europa e su quali punti? Mantenendo un’incertezza sempre più difficile da gestire, il governo delude».

Il testo dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" iscrive nella Costituzione federale l’obbligo di porre un freno all’immigrazione, fissando tetti massimi e contingenti annuali in funzione dei bisogni dell’economia. Sul mercato del lavoro, la preferenza dovrebbe essere inoltre data ai residenti. Secondo il nuovo articolo costituzionale 121a, la Svizzera ha tempo tre anni, dal voto del 9 febbraio 2014, per applicare il testo. 

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La Liberté parla dal canto suo di un «tentativo di spaccata» per conciliare accordo sulla libera circolazione e iniziativa, con un «uovo di Colombo che non è proprio fresco» e che riporta indietro il paese all’epoca dei contingenti e del «mercanteggiamento tra cantoni, settori professionali e amministrazione».

È passato un anno dalla votazione e la politica svizzera continua a procedere con serafica calma, scrive in sostanza la Neue Zürcher Zeitung. Il progetto presentato mercoledì dal governo non ha per nulla posto fine alle incertezze, sottolinea il giornale zurighese, chiedendo che adesso si «metta il turbo». Per la Neue Luzerner Zeitung, mercoledì il Consiglio federale «non ha compiuto nessun passo in avanti». Secondo il giornale lucernese, «il governo ha indebolito la sua posizione negoziale rivelando il suo obiettivo ultimo [preservare gli accordi bilaterali, ndr.]. L’UE ormai sa che Berna non assumerà una posizione di confronto. D’altro canto, questo approccio è però anche da lodare, poiché il Consiglio federale punta ad avere relazioni stabili con il suo principale partner commerciale».

Verso un nuovo voto?

Difficile adottare un altro approccio, rileva Le Temps, poiché «l’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’ obbliga il governo a reinventare la strategia dell’acrobazia politica». L’articolo costituzionale approvato dal popolo è incompatibile con il mantenimento delle relazioni in vigore con l’UE. Relazioni che il governo non vuole mettere in pericolo. «Si tratta quindi di trovare un’astuzia che permetta di salvare la libera circolazione e i sei accordi ad essa legati», continua Le Temps. Nel progetto, «il Consiglio federale fa trasparire la sua volontà di trattare in modo diverso i cittadini dello spazio UE-AELS dagli altri. Come? Con un sistema binario, che prevede regimi distinti per questi due cerchi di migranti».

Per il Tages-Anzeiger, il governo si trova comunque di fronte a una «mission impossible». «Con tutto il rispetto per le capacità dei negoziatori svizzeri una cosa è prevedibile: un’applicazione stretta dell’iniziativa non si concilia con gli accordi bilaterali».

«La Svizzera dovrà valutare quale peso dare agli accordi bilaterali e quale alla gestione dell’immigrazione […]. Aumentano così le chance che il popolo sia chiamato ancora una volta alle urne», sottolinea la Neue Zürcher Zeitung.

Un’opinione condivisa da diversi altri quotidiani. «Ci aspettano tempi caotici e forse un domani, per sciogliere il nodo, si renderà davvero necessaria una nuova consultazione popolare – conclude il Corriere del Ticino. Ma prima bisognerà dimostrare di avere tentato tutte le strade».

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