«Non serve a nulla mettere i pensionati in Svizzera e all’estero gli uni contro gli altri»

Gli svizzeri all'estero sono indignati per le parole della presidente del PLR Petra Gössi. Keystone

Le dichiarazioni della presidente del Partito liberale radicale (PLR) Petra Gössi non hanno suscitato sdegno soltanto tra gli svizzeri all’estero. Anche la sezione internazionale del partito si sente maltrattata.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 giugno 2017 - 17:38

«Indoriamo la loro pensione [degli svizzeri all’estero, ndr] a spese delle generazioni future». L’affermazione di Petra Gössi riportata dal giornale scandalistico svizzero tedesco Blick è stata accolta con indignazione dagli svizzeri all’estero. Sulle reti sociali, le reazioni sono state stizzite e numerose. «Ci sentiamo cittadini di quarta classe», «Certo, noi svizzeri all’estero siamo proprio un peso, vero?» o ancora «Che delusione, la nostra madre Patria», si legge tra i commenti su Facebook.

Contenuto esterno

Le parole di Gössi hanno colpito anche la sezione internazionale del PLR. «Noi, membri del comitato direttivo, ci siamo messi in contatto con il PLR Svizzera e abbiamo chiesto chiarimenti. La risposta è stata: “Sul Blick, l’affermazione di Gössi è stata estrapolata dal suo contesto e inoltre l’intervista è stata pubblicata soltanto per metà”. Durante il colloquio si è parlato soprattutto del supplemento di 70 franchi delle rendite AVS e del finanziamento incrociato tramite l’imposta sul valore aggiunto, e non degli stranieri e degli svizzeri all’estero».

Forti reazioni interne

Secondo François Baur, presidente del PLR internazionale, quella di Petra Gössi è stata un’uscita maldestra. «Abbiamo ricevuto dei feedback molto critici dai nostri membri di partito. Rimproverarli di essere degli approfittatori e degli scrocconi non è affatto divertente», dice a swissinfo.ch. Nemmeno i membri del comitato direttivo, che in parte vivono all’estero, hanno digerito l’attacco ai pensionati che risiedono al di fuori della Svizzera.

Baur sottolinea poi che non ha senso fare una distinzione tra i beneficiari di rendite in Svizzera e quelli all’estero. «È sbagliato mettere diversi gruppi uno contro l’altro». Ognuno ha infatti il diritto di trascorrere la vita o la vecchiaia dove vuole. «Il diritto alla rendita delle persone all’estero non si discute. Hanno lavorato per questo. Lo abbiamo detto chiaramente al partito».

I due PLR sulla stessa linea

François Baur ribadisce però in modo netto che il PLR internazionale e il PLR Svizzera sono entrambi contrari alla riforma Previdenza per la vecchia 2020 e sostengono quindi il referendum. «Quello portato avanti dal Partito popolare democratico e dal Partito socialista non è né un compromesso né una proposta duratura. Non fa che rimandare il risanamento del sistema pensionistico».

Inoltre, aggiunge, la riforma non comporterebbe alcun vantaggio per gli svizzeri all’estero. Essi non potrebbero beneficiare né dei 70 franchi in più di AVS né delle prestazioni complementari, sebbene i pensionati all’estero ricevano mediamente delle rendite assai modeste. Avrebbero invece potuto trarre beneficio da una proposta del campo borghese, che voleva aumentare le rendite più basse a 450 franchi. La proposta è però stata respinta dal parlamento. «Ne avrebbero approfittato anche gli svizzeri all’estero», insiste Baur.

Previdenza per la vecchiaia 2020

La riforma del sistema pensionistico svizzero prevede l’aumento dell’età di pensionamento per le donne da 64 a 65 anni. In base al progetto accettato dal parlamento, verrà introdotto un supplemento di 70 franchi al mese sulle nuove rendite AVS. Per finanziare questa misura, le deduzioni salariali per l’AVS aumenteranno dello 0,3%. La riforma prevede anche che il tasso di conversione, che serve a calcolare le rendite del secondo pilastro, passi dal 6,8% al 6%. L’AVS sarà inoltre sostenuta da un incremento dell’IVA.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo