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Liste nere ONU: la Svizzera punta i piedi

Pur collaborando alla lotta contro il terrorismo, la Svizzera dall'anno prossimo non accetterà più di penalizzare persone inserite in modo palesemente ingiustificato sulla "lista nera" dell'ONU. Suo malgrado, il governo elvetico deve piegarsi alla decisione in tal senso del parlamento.

Dopo la Camera dei Cantoni nel settembre 2009, giovedì anche la Camera del popolo ha adottato una mozione del senatore ticinese Dick Marty che chiede all’esecutivo federale di informare il Consiglio di sicurezza dell’ONU che non applicherà più le sanzioni, quando c’è violazione dei diritti elementari.

Il testo precisa che le sanzioni non saranno più applicate nei confronti di persone che “figurano nelle “liste nere” da oltre tre anni e non sono ancora state deferite alla giustizia; non hanno avuto la possibilità di ricorrere davanti ad un’autorità indipendente; nei loro confronti non è stata formulata alcuna accusa da un’autorità giudiziaria; e dal momento della loro iscrizione nella lista nessun nuovo elemento è emerso a loro carico”.

La mozione approvata dalle Camere federali precisa “l’impossibilità per un Paese democratico fondato sul primato del diritto di accettare che le sanzioni pronunciate dal comitato dell’ONU, al di fuori di ogni garanzia processuale comportino, la sospensione per più anni e al di là di ogni legittimità democratica, di quei diritti fondamentali elementari che le stesse Nazioni Unite giustamente proclamano e propagano.

Per bocca della ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey, il governo giovedì ha di nuovo chiesto invano ai parlamentari di respingere il testo Pur riconoscendo che i diritti fondamentali non debbano essere sacrificati sull’altare della lotta contro il terrorismo e che le procedure d’iscrizione e di radiazione dalla lista non siano prive di pecche, Micheline Calmy-Rey ha esortato i deputati a tener conto dei progressi nel frattempo conseguiti, in particolare tramite azioni diplomatiche bilaterali e multilaterali.

Ma la responsabile della diplomazia elvetica non è riuscita a convincere la maggioranza della Camera del popolo. Così, con 79 voti contro 31 e 53 astensioni venute dai rappresentanti dell’Unione democratica di centro (UDC, destra nazional-conservatrice) la mozione del senatore liberale radicale ticinese è stata accettata.

swissinfo.ch e agenzie

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