Nuovi capitoli nella vicenda Svizzera-Libia
La moglie di uno dei due ostaggi elvetici ha preso posizione in merito alle recenti rivelazioni concernenti i presunti privilegi concessi al marito.
In un’intervista concessa a Le Temps, la donna si è detta «oltraggiata» dalla disinformazione da parte di alcuni media svizzeri, secondo i quali l’ostaggio elvetico-tunisino si sarebbe recato in vacanza Tunisia durante gli ultimi mesi.
La moglie – la quale continua ad avere fiducia nelle autorità elvetiche – ha precisato che al coniuge sono stati ritirati entrambi i passaporti, aggiungendo che entrambi gli ostaggi «sono sottoposti a un’incredibile pressione».
Negli scorsi giorni, vari organi di stampa avevano pubblicato estratti di verbali confidenziali di sedute della commissione della politica estera del Consiglio nazionale. I passaggi riguardano la libertà di movimento, il domicilio degli ostaggi e presunte cariche diplomatiche offerte loro dall’ambasciata svizzera; inoltre, stando a tali indiscrezioni, l’ostaggio elvetico-tunisino avrebbe relazioni assai altolocate a Tripoli.
Mercoledì sera, il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ha preso ufficialmente posizione, confermando che la persona in questione intrattiene effettivamente contatti privati con la famiglia del primo ministro libico.
Uno dei due svizzeri è permanentemente ospitato, su sua richiesta, nell’ambasciata svizzera a Tripoli. L’altro cittadino elvetico dispone di un domicilio privato a circa 200 chilometri da Tripoli. Ultimamente, ha aggiunto giovedì il Dfae, anche il secondo ostaggio ha però scelto di abitare all’ambasciata.
A entrambi – rileva il Dfae – è stato proposto di svolgere attività amministrative nell’ambasciata di Tripoli, e uno di loro ha accettato. Le autorità non si sono tuttavia espresse in merito alla questione dei viaggi in Tunisia.
swissinfo.ch e agenzie
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