Gli eccessi hanno intaccato la credibilità dei manager

Thomas Minder, vincitore incontrastato del fine settimana di votazioni. AFP

Il voto in favore dell’iniziativa Minder contro le retribuzioni abusive dimostra che la soglia di tolleranza della popolazione nei confronti degli eccessi dei manager è ormai superata. È quanto sostiene la stampa svizzera, che sottolinea la dura sconfitta degli ambienti economici.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 marzo 2013 - 09:29
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“Dopo una lotta epica contro l’establisment politico, si è imposto l’imprenditore e promotore dell’iniziativa contro le retribuzioni abusive”, osservano il Tages-Anzeiger e il Bund, per i quali il popolo non ha voluto premiare solo la perseveranza di Peter Minder. Gli elettori “non hanno apprezzato il modo con il quale il parlamento aveva trascinato per anni questo oggetto. E concordano sul fatto che bisogna porre dei limiti alle retribuzioni dei dirigenti aziendali”:

Una grande maggioranza della popolazione “considera oggi indecente il livello raggiunto da queste retribuzioni: si sono totalmente allontanate dalle possibilità finanziarie di una commessa, di un’igienista dentaria o di un’assistente farmacista”. Non è però l’invidia a spiegare la scelta popolare, ma piuttosto “il sentimento che i quadri superiori stiano saccheggiando le casse aziendali a spese della società”.

Il voto messo nelle urne da oltre 1,6 milioni di persone “non mirava innanzitutto a rafforzare i diritti degli azionisti”, sostengono inoltre i due giornali nel loro commento comune. “È invece una chiara presa di posizione per una maggiore decenza e un invito ad una partecipazione onesta agli utili delle società”.

Rabbia degli elettori

“Il popolo ha dato la vittoria a Minder con un risultato di 24 a 0”, afferma la Neue Zürcher Zeitung. “La prima cifra indica il numero delle nuove norme che verranno iscritte nella Costituzione federale, molte delle quali sono mal pensate e dannose. La seconda riflette invece l’incapacità della classe politica ed economica di prendere seriamente in considerazione la questione delle retribuzioni e dei bonus eccessivi”.

Riflette inoltre, secondo il foglio zurighese, “la rabbia di molti elettori contro il parlamento e le associazioni economiche che hanno rifiutato per 5 anni di trattare in modo degno l’iniziativa di Minder”. Secondo la NZZ, “nonostante tutte le emozioni che possono suscitare i salari dei manager, bisogna rimanere con i piedi per terra. Le loro retribuzioni non costituiscono sicuramente né il problema più grande né la questione giuridica più importante da risolvere a livello nazionale”.

Sconfitta dolorosa

“Otto milioni di franchi o forse anche di più. Poco importa. Ma raramente Economiesuisse ha impiegato così tanti soldi per combattere contro un’iniziativa popolare. E raramente l’organizzazione economica ha perso in modo così clamoroso, schiacciante e doloroso”, rileva la Basler Zeitung.

“E il dolore è infernale”, prosegue il quotidiano basilese. I manager "hanno sentito sulla loro pelle che in discussione non vi erano solo i loro salari. Gli svizzeri non si sono neppure espressi contro il capitalismo, ma hanno pronunciato un giudizio nei confronti dell’élite economica di questo paese – condannandola ad un’onta eterna”.

Risultati delle votazioni

L'iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive» dei top manager, promossa dall'imprenditore e "senatore" sciaffusano Thomas Minder, è stata approvata domenica 3 marzo 2013 dal 67,9 % dei votanti e dalla totalità dei cantoni.

Si tratta del terzo miglior risultato raccolto da un'iniziativa popolare dalla sua introduzione nel 1891. Nel 1993 la proposta dei Democratici Svizzeri del 1993 di istituzionalizzare il Primo Agosto festivo aveva vinto con l'83,8% dei voti, mentre nel 1921, con il 71,4% era stata accolta l'iniziativa per un referendum facoltativo sui trattati internazionali.

Dalle urne è uscito un chiaro sì anche alla modifica della legge federale sulla pianificazione del territorio, contro la quale era stato lanciato un referendum. Il testo, approvato dal 62,9 % dei votanti e da tutti i cantoni tranne il Vallese,  prevede che i terreni potranno essere inclusi nelle zone edificabili solo a condizioni severe e in funzione dei bisogni.

Il decreto federale sulla politica familiare non è invece riuscito ad ottenere la doppia maggioranza di popolo e cantoni necessario per una riforma costituzionale. Se il 54,33 % ha detto sì a una migliore conciliazione tra famiglia e lavoro, 15 cantoni su 26 si sono opposti, denunciando un'eccessiva intromissione dello Stato nella famiglia.

A livello cantonale, gli elettori grigionesi hanno respinto la candidatura di San Moritz e Davos per l'organizzazione dei Giochi Olimpici invernali del 2022, mentre nel Giura è stata accolta un'iniziativa che chiede l'introduzione di minimi salariali nei rami economici e nelle aziende in cui non vige un contratto collettivo.

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Il trionfo dell’indignato

Per Le Temps, il risultato di questa fine settimana è innanzitutto il “trionfo di un indignato”, che ha ottenuto un successo personale eccezionale, e “una vittoria storica per la democrazia diretta”. Il successo di Minder, che ha resistito a tutte le pressioni e tenuto testa ad un parlamento poco desideroso di legiferare, “traduce l’insofferenza popolare di fronte agli eccessi del padronato e alle retribuzioni smisurate, come quella che avrebbe percepito il presidente di Novartis Daniel Vasella, dopo la sua partenza”.

“Questa severa sconfitta degli ambienti economici dimostra che stanno ormai perdendo parte del loro influsso diretto”, aggiunge il quotidiano romando. “Il popolo non ha più una fiducia cieca nei confronti dell’autoregolamentazione spronata dai dirigenti economici: troppe promesse non mantenute, troppi eccessi senza risposte hanno intaccato la loro credibilità”.

Sberla a Economiesuisse

“Il popolo ha inflitto una sberla sonora a Economiesuisse, che non era preparata ad una simile disfatta. I milioni investiti nella campagna politica sembravano poterle assicurare una vittoria sicura alle urne. Ma questa volta, il colpo non ha funzionato”, afferma l’Express.

“Bisogna dire che l’ex numero uno di Novartis, Daniel Vasella, non ha dato un colpo di mano all’organizzazione economica con i suoi 72 milioni di franchi d’indennità di partenza, venuti alla luce poche settimane fa. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Perfino i più ferventi seguaci di Minder stentavano a credere a questo regalo”, osserva il giornale neocastellano.

Genio politico

“Il piccolo imprenditore di Sciaffusa iscrive il suo nome nella storia”, sostiene la Tribune de Genève. “Una parte del suo successo è sicuramente dovuta al suo genio politico e alla sua perseveranza. Ma le circostanze hanno dato un grande aiuto. Gli abusi sono diventati ormai endemici e perfino in tempi di crisi, come quella dei subprime del 2008”.

“Oggi, da un lato all’altro del paese, la soglia di tolleranza della popolazione è largamente superata”, continua il quotidiano ginevrino. “È una costatazione che s’impone a tutti: anche se un dirigente aziendale fornisce prestazioni eccezionali, retribuzioni di diverse decine di milioni di franchi non sono giustificabili”.

Divorzio tra cittadini e manager

“Gli svizzeri non sono propensi a votare con la pancia. Ma stavolta la rabbia repubblicana ha prevalso sul loro proverbiale pragmatismo”, rileva il Corriere del Ticino. “Negli ultimi dodici anni, gli svizzeri hanno vissuto sulla loro pelle gli effetti perversi del comportamento irresponsabile di alcuni manager, che hanno perso il rapporto con la realtà del proprio paese (o con la realtà tout court)”.

“Oggi è sotto gli occhi di tutti che il danno provocato da costoro va al di là delle perdite economiche, alcune delle quali hanno dovuto essere ripagate dai cittadini contribuenti”, aggiunge il giornale ticinese, per il quale “il divorzio consumato questa fine settimana fra il popolo svizzero e i topmanager di alcune multinazionali altro non è che lo svelamento di una situazione di fatto che si protrae da alcuni decenni”.

“Man mano che la globalizzazione andava investendo e cambiando la pelle della grande finanza e della grande economia elvetiche, alcuni grandi gruppi multinazionali hanno di fatto divorziato dal territorio elvetico e da alcuni suoi interessi specifici”.

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