Scudo fiscale, il Ticino fa la voce grossa
In due lettere indirizzate ad Hans-Rudolf Merz, i presidenti dei gruppi parlamentari di quattro partiti ticinesi e il governo cantonale hanno invitato il presidente della Confederazione a prendere delle contromisure per proteggere la piazza finanziaria svizzera e ticinese.
Nella missiva spedita martedì, i capigruppo del Partito liberale radicale, di quello popolare democratico, della Lega e dell’Unione democratica di centro chiedono in particolare alla Confederazione che almeno il 50% di quanto annualmente riversato nelle casse italiane in virtù dell’accordo del 1974 sull’imposta alla fonte dei frontalieri venga ristornato al Ticino o almeno provvisoriamente congelato.
Inoltre, Berna dovrebbe rivedere in tempi brevi l’accordo, in particolare diminuendo l’aliquota di quanto riversato all’Italia, che attualmente è del 40%. A titolo di paragone, l’aliquota applicata per i frontalieri austriaci è del 12,5%.
Il Partito socialista non ha dal canto suo aderito all’iniziativa, ritenendo che essa non migliorerà la posizione verso l’Italia.
Lunedì – ma la notizia è trapelata solo oggi – anche il governo ticinese aveva scritto a Merz, per denunciare “gli intenti intimidatori” del ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti, chiedere delle contromisure ed esprimere la sua preoccupazione sulle conseguenze che lo scudo fiscale avrà sulla piazza finanziaria svizzera e in particolare ticinese.
Intanto, il direttore dell’Agenzia italiana delle entrate, Attilio Befera, ha dichiarato martedì che il rientro dei capitali attraverso lo scudo fiscale “è partito” e che ci sono già “i primi risultati”.
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