Un governo pluralista che fa i conti con la democrazia diretta

4 luglio 2019: foto ricordo dei sette consiglieri federali e del cancelliere della Confederazione, durante la tradizionale gita annuale governativa, prima della pausa estiva. Keystone / Alexandra Wey

In Svizzera mercoledì sarà eletto il governo federale per i prossimi quattro anni. Dopo la vittoria dei Verdi alle legislative in ottobre, il Paese discute se debbano essere rappresentati nell'esecutivo. Uno sguardo alla storia della composizione partitica del Consiglio federale suggerisce la risposta: "Sì, ad un dato momento".

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 dicembre 2019 - 12:00
Sonia Fenazzi (testo), Kai Reusser (grafica), Michele Andina (video), swissinfo.ch

Né di maggioranza né di coalizione in senso classico: il governo svizzero è un'ampia aggregazione pluralista, che riflette la volontà di cercare soluzioni di compromesso, per mantenere la stabilità in un sistema politico di democrazia diretta.

È un lungo e lento processo integrativo che ha portato alla composizione partitica attuale dell'esecutivo elvetico. Pur non essendo l'unico elemento, la forza politica è determinante nell'assegnazione dei sette seggi governativi. Una forza, tuttavia, che non si misura solo nella rappresentanza in parlamento, ma anche nell'abilità di destreggiarsi con la democrazia diretta, ossia nella capacità di ottenere delle maggioranze nelle votazioni popolari.

Nel video seguente sono spiegati i meccanismi per la ripartizione partitica dei seggi del Consiglio federale, che sin dalla fondazione dello Stato federale moderno, nel 1848, è composto di sette membri.

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A questo punto, per chi non è avvezzo al sistema politico elvetico, è utile fare qualche passo indietro per ricordare alcune sue caratteristiche.

Un collegio dove tutti sono alla pari

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Il governo svizzero è un organo collegiale. Tutti i suoi sette membri hanno uguali diritti e poteri. In Svizzera non c'è un capo di governo, così come non c'è un capo dello Stato. E non ci sono nemmeno mozioni di censura o di fiducia.

Ogni consigliere federale è responsabile di un ministero, che si chiama dipartimento, ma le decisioni sono prese congiuntamente dal collegio, che si riunisce una volta alla settimana per discutere e votare a porte chiuse. Ogni disegno di legge o altro progetto che un ministro vuole sottoporre al parlamento deve perciò dapprima ottenere la maggioranza dei voti in Consiglio federale. È quindi quest'ultimo nel suo insieme che trasmette il dossier al parlamento.

Un esecutivo che crea compromessi

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Tale contesto implica che in seno al governo si avvii il processo di ricerca di intese e di soluzioni di compromesso: questo è il principio alla base del meccanismo decisionale del sistema politico svizzero di democrazia consociativa, detta anche di concordanza.

L'interesse di una compagine governativa in cui sono coinvolti tutti – o quasi – i principali partiti presenti in parlamento, grosso modo proporzionalmente alla loro forza elettorale, è dunque evidente.

Ciò aumenta notevolmente le probabilità di successo delle proposte del Consiglio federale. In primo luogo, affinché superino l'esame del parlamento. In secondo luogo, per evitare che, dopo aver ottenuto l'avallo parlamentare, siano attaccate con un referendum dagli oppositori o, se ciò succede, per ottenere l'approvazione della maggioranza in votazione popolare.

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Un governo tenuto a bada con la democrazia diretta

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Questo punto cruciale contraddistingue il governo svizzero da quelli dei Paesi con una democrazia rappresentativa. Il Consiglio federale è eletto dal parlamento. Ma il popolo, pur non intervenendo nella scelta dei membri dell'esecutivo, è una spada di Damocle che pende sulle loro decisioni. Per farle accettare, l'esecutivo elvetico deve dunque convincere molto più della maggioranza parlamentare.

Questa preoccupazione concreta ha dettato i calcoli politici che hanno gradatamente trasformato il Consiglio federale da un collegio monocolore alla sua nascita nel 1848, quando i radicali avevano la maggioranza assoluta in parlamento e non esistevano ancora referendum e iniziativa popolare a livello federale, in uno costituito da quattro partiti, nel 1959.

Una formula nel solco della stabilità

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Battezzata dai media "formula magica", ad eccezione del periodo 2007-2015, la suddivisione quadripartitica è stata mantenuta fino ad oggi, seppur con un cambiamento nella ripartizione dei sette seggi governativi. In seguito al mutamento del loro rispettivo peso elettorale, il numero di seggi dell'Unione democratica di centro e del Partito popolare democratico è stato invertito: adesso la prima ne detiene due mentre il secondo ne ha uno solo. Invariata finora la situazione per i Partiti socialista e liberale radicale che ne hanno due ciascuno.

L'ascesa dei Verdi, grandi vincitori delle elezioni legislative federali 2019, potrebbe tuttavia rimescolare le carte in tavola. Probabilmente, però, non immediatamente. Secondo la tradizione elvetica, i cambiamenti richiedono tempo, come si vede nel grafico:

Kai Reusser / swissinfo.ch


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