Procura tedesca accusa autorità ucraine del sabotaggio Nord Stream
La procura tedesca ha accusato le autorità ucraine di aver ordinato il sabotaggio dei gasdotti russo-tedeschi Nord Stream poco dopo l'invasione russa dell'Ucraina. L'annuncio arriva il giorno successivo a quello dell'incriminazione di un primo sospettato.
(Keystone-ATS) La procura ha presentato l’atto d’accusa dinanzi alla Corte d’appello anseatica di Amburgo contro un cittadino ucraino. Il sospettato, identificato come Serhii K., “insieme ad altri militari ha elaborato, su richiesta delle autorità ucraine, un piano volto a distruggere i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2”, ha dichiarato la procura in un comunicato, ricordando che le condotte sottomarine furono sabotate con esplosivi nel settembre 2022.
L’imputato era stato arrestato il 21 agosto 2025 in Italia e successivamente estradato in Germania nel mese di settembre. Aveva dichiarato di essere stato, all’epoca dei fatti e fino al 2023, comandante dell’esercito ucraino e sosteneva di trovarsi in Ucraina al momento del sabotaggio. Secondo l’accusa, il sospettato e i suoi complici (sommozzatori, uno skipper e un artificiere) hanno noleggiato un’imbarcazione a vela in Germania prima di dirigersi verso l’isola danese di Bornholm. Da lì, il gruppo avrebbe collocato cariche esplosive sui gasdotti, facendole poi detonare e distruggendo le condotte.
“L’obiettivo era impedire in modo duraturo le forniture di gas attraverso i gasdotti e fare in modo che la Russia non potesse più utilizzare i proventi del commercio del gas naturale per finanziare il proprio sforzo bellico”, ha sottolineato la procura. Nord Stream 2 non era ancora entrato in funzione. Nord Stream 1, invece, prima dell’invasione russa dell’Ucraina, copriva “circa la metà del fabbisogno annuo di gas naturale” della Germania, ricorda il comunicato.
Berlino è stata criticata per il progetto Nord Stream, avviato nel 2011, perché i gasdotti hanno aumentato la dipendenza energetica europea da un Paese ostile. Dopo l’invasione, l’Unione europea ha infatti dovuto porre fine alla maggior parte delle importazioni di idrocarburi russi, provocando un forte aumento dei costi dell’energia.
L’Ucraina non ha mai riconosciuto la propria responsabilità nel sabotaggio, ma non ha nemmeno nascosto la propria soddisfazione, ritenendo legittimo qualsiasi attacco in grado di indebolire la capacità del Cremlino di finanziare la guerra.