La norma antiomofobia "colma una lacuna legislativa"

Il 9 febbraio il popolo svizzero voterà sull'estensione della norma penale antirazzista alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Per Muriel Waeger, direttrice di due associazioni gay e lesbiche della Svizzera romanda, si tratta di una modifica essenziale, poiché la legge attuale non protegge sufficientemente gli omosessuali.

Muriel Waeger, direttrice di LOS e Pink Cross

Nella legislazione attuale vi è una lacuna. Oggi posso difendermi quando una persona propaga pubblicamente e in termini generali odio verso la mia etnia, razza o religione, ma non se riguarda il mio orientamento sessuale.

Muriel Waeger, 25 anni, è la direttrice per la Svizzera romanda dell'Organizzazione svizzera delle lesbiche (LOS) e di Pink Cross, l'associazione mantello delle organizzazioni gay in Svizzera. Ha ricoperto anche la carica di vicepresidente di Gioventù socialista svizzera. © Keystone / Laurent Gillieron

Ad esempio, commenti astiosi contro le lesbiche su Internet, propositi ingiuriosi in televisione che invitano all'odio contro i gay, il rifiuto di ospitare una coppia femminile in un hotel o l’esclusione di figli di una coppia gay da un asilo nido sono tutti esempi di discriminazioni consentite quando riguardano lesbiche, gay e bisessuali, ma non se concernono altre minoranze in Svizzera.

Le modifiche del Codice penale non sono solo necessarie per dotarci degli stessi strumenti giuridici, ma sono anche un modo per porre fine  a un complesso di aggressioni millenarie. Purtroppo, la situazione in Svizzera non è rosea per quanto riguarda la violenza contro le persone LGBTIQ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali).

Questa triste realtà si riflette nel tasso di suicidio che è fino a cinque volte superiore tra le minoranze sessuali. Adattare la legge sarebbe un modo per fermare la violenza. Un provvedimento che permetterebbe di affrontare il problema alla radice invece di aspettare che la violenza avvenga fisicamente prima di agire, perché bastano parole che incitano all'odio e alla discriminazione per creare danni reali.

Preservare la convivenza

Inoltre, un sì il 9 febbraio sarebbe un segnale estremamente forte. Per lo Stato, ciò significherebbe che l'omofobia, la bi- o l'eterofobia non sono permesse. È una regola di convivenza che darà alle vittime la forza e la legittimità per presentare denunce e lottare contro queste forme di violenza prima che degenerino. Nella maggior parte dei casi, le persone omosessuali e bisessuali vittime di animosità non si rivolgono alla polizia e alle autorità. Le ragioni sono molteplici, ma il vuoto legislativo e la mancanza di fiducia nelle istituzioni sono i fattori principali. Dicendo no all'odio basato sull'orientamento sessuale, i cittadini svizzeri contribuiranno a ristabilire un po' di fiducia nelle autorità.

Anche gli amici e le famiglie delle vittime soffrono per la denigrazione e le calunnie da loro subite. Questi atti contro gruppi specifici della popolazione creano insicurezza, dividono la società e minano la coesione sociale.

Libertà di espressione preservata

Infine, non si tratta di una restrizione della libertà di espressione. Saranno sempre ammessi scherzi o punti di vista critici, come nell’ambito di dibattiti su razza, etnia o religione. Solo l'incitamento all'odio e alla discriminazione sarà punibile. Questo è normale in una società che promuove la convivenza, perché in un dibattito pubblico democratico nessuno dovrebbe poter sminuire la dignità umana degli altri. Argomenti critici e non offensivi saranno sempre benvenuti nella democrazia svizzera.


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