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Care svizzere e cari svizzeri all’esteri,

sarà per un certo pessimismo che si sta affermando a livello globale, sulla scorta delle tensioni internazionali che stiamo vivendo, ma sembra proprio vero: molti dei miti con cui siamo cresciuti si stanno sbriciolando, giorno dopo giorno. L’ultimo, pesante per noi cittadini e cittadine elvetiche, riguarda il Toblerone.

Eh sì, perché la confezione del noto cioccolato elvetico con la forma a triangolo che ricorda il Cervino, non potrà più raffigurare la celebre vetta. E anche l’interno subirà piccole modifiche.

Questo avviene perché la casa produttrice, la Mondelez, ha deciso di spostare parte della produzione in Slovacchia, evento questo che fa scattare i vincoli previsti dalla legge Swissness del 2017 a tutela del Made in Switzerland. Tra di essi le materie prime che devono rigorosamente provenire dalla Confederazione. Tutte prescrizioni che il nuovo Toblerone non potrà soddisfare,

buona lettura.

leopard
Keystone / Philipp Schulze

Berlino intende comprare carri armati Leopard 2 in dotazione all’esercito svizzero per sostituire i blindati che ha fornito all’Ucraina. Una richiesta formale in tal senso è giunta per iscritto lo scorso 23 febbraio alla consigliera federale Viola Amherd da parte dei ministri tedeschi della Difesa Boris Pistorius e dell’Economia Robert Habeck.

In ogni caso, hanno precisato fonti del Dipartimento federale della difesa (DDPS), non è prevista una successiva consegna dei Leopard 2 alle forze armate di Kiev, per la quale Berna non darebbe la sua autorizzazione, come insegna la storia anche recente.

Da parte sua l’esercito svizzero non pone veti alla possibile vendita di un numero limitato di carri armati, che peraltro non sono attualmente operativi. La formula ipotizzata è quella di un’acquisizione diretta dei blindati da parte della casa produttrice, la tedesca Rheinmetall.  

Nella sua risposta di due giorni fa la consigliera federale ha spiegato ai suoi due interlocutori germanici che per perfezionare la vendita dei Leopard 2 occorre una decisione formale di messa fuori servizio degli stessi da parte del Parlamento (sono attualmente in corso discussioni alle Camere). Su questa questione il Governo federale si esprimerà invece lunedì prossimo.

evote
Keystone / Martial Trezzini

Via libera del Governo federale alla sperimentazione del voto elettronico alle cittadine e ai cittadini svizzeri residenti all’estero in occasione delle elezioni federali d’ottobre. La fase sperimentale, che inizialmente è circoscritta a tre Cantoni (Basilea Città, San Gallo e Turgovia) viene estesa anche alle votazioni federali del prossimo 18 giugno.

L’e-voting adotta una piattaforma messa a punto dalla Posta svizzera che ha superato, dopo qualche falla venuta alla luce nel recente passato, verifiche indipendenti i cui risultati sono stati pubblicati oggi.

Oltre agli espatriati dei tre cantoni citati la facoltà di esprimere il proprio orientamento politico per via virtuale viene riservata anche ai portatori e alle portatrici di disabilità (Basilea Città) o a un numero ristretto di aventi diritto residenti in determinati Comuni di San Gallo che ne facciano richiesta.

In totale la richiesta di voto elettronico viene fatta per circa 65’000 elettori ed elettrici, vale a dire l’1,2% dell’intero corpo elettorale svizzero. Dal 2004 15 Cantoni hanno adeguato i loro ordinamenti per consentire a una quota di cittadini e cittadine di votare da remoto.  

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Moderato da: Katy Romy

Bisogna dare più potere politico alle svizzere e agli svizzeri all’estero?

La Confederazione dovrebbe facilitare o limitare la partecipazione politica della sua diaspora?

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köppel
© Keystone / Gian Ehrenzeller

Un esponente di spicco del partito di destra Unione democratica di centro (UDC), il parlamentare, Roger Köppel si ritira dal Consiglio Nazionale. Il politico zurighese ha infatti annunciato che non si ricandiderà alle federali del prossimo 22 ottobre.

Roger Köppel, ritenuto uno degli strateghi della linea “blocheriana” che ha modellato la formazione politica ultra conservatrice, ha addotto motivazioni di tipo professionale: la conduzione del settimanale Weltwoche, di cui è nel contempo editore e caporedattore, non gli consente di dedicarsi all’attività politica, come peraltro dimostrerebbero le numerose assenze cumulate nei palazzi di Berna.

In una nota il 57enne si dice però “sollevato” per essere riuscito a raggiungere il suo obiettivo principale da parlamentare, vale a dire quello di impedire “che la Svizzera si sottomettesse all’UE attraverso un accordo-quadro”.

Tra le righe però c’è forse la delusione per il tentativo fallito di essere eletto, quattro anni fa, alla Camera alta. E probabilmente anche le scorie dell’indagine a suo carico per sospetta violazione del segreto d’ufficio, in relazione al sequestro di orologi di lusso nel negozio di un noto produttore svizzero a Mosca.   

swiss
© Keystone / Ennio Leanza

La compagnia Swiss si è messa definitivamente la pandemia alle spalle, tornando a fare consistenti utili dopo alcuni anni difficili.

Nel 2022 il vettore elvetico, controllato da Lufthansa, ha conseguito un utile operativo di 456 milioni, a fronte di una perdita pari a 405 milioni di mezzo miliardo di franchi, e il fatturato è salito a 4,4 miliardi. Cifre di poco inferiori al 2019 che è stato comunque un anno record per Swiss.

A influire sui risultati è stata l’improvvisa ripresa dei viaggi in estate che ha creato non pochi grattacapi al settore dell’aviazione, quando la domanda ha chiaramente superato le capacità disponibili, provocando pesanti perturbazioni nel traffico aereo con migliaia di voli cancellati o ritardati.

Sull’arco di 12 mesi la compagnia elvetica ha trasportato 12,8 milioni di passeggeri, vale a dire oltre il doppio rispetto all’anno precedente, con un tasso di occupazione degli aeromobili all’80,9% (+26,5%). Il numero dei voli è salito dell’89%, raggiungendo quota 107’000.

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