La settimana in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
Benvenuti nella nostra selezione di alcuni dei temi più importanti – e di tanto in tanto anche coloriti – degli ultimi sette giorni in Svizzera.
Con lo scioglimento della neve e la riapertura dei valichi alpini, si riapre anche il percorso politico tra la Svizzera e l’Unione Europea? La forma di votazione su un accordo Svizzera-UE sta facendo notizia.
Questa settimana analizziamo inoltre il motivo per cui quasi 100’000 stranieri lasciano la Svizzera ogni anno, la possibilità che si verifichi un’interruzione di corrente elettrica su vasta scala e le manifestazioni per la Festa del Lavoro del primo maggio.
Chi sono le circa 90’000 persone di nazionalità straniera che ogni anno lasciano la Svizzera e perché se ne vanno? I nuovi dati ottenuti da SWI swissinfo.ch aiutano a fare luce sul fenomeno della migrazione di ritorno.
Le cifre elevate dell’immigrazione in Svizzera – circa 150’000 persone si trasferiscono qui ogni anno – fanno spesso dimenticare che non tutte rimangono. La mia collega Pauline Turuban, specializzata nel giornalismo dei dati, si è immersa nelle statistiche e ha realizzato un’interessante analisi.
L’articolo, che è stato ripreso da diversi media elvetici, risponde ai grandi interrogativi, tra cui: Per quanto tempo le persone si fermano in media in Svizzera? Chi è straniero è meno propenso a stabilirsi nella Confederazione rispetto ad altri Paesi? Perché le persone lasciano la Svizzera e fanno ritorno a casa?
Il nuovo accordo bilaterale tra la Svizzera e l’Unione Europea (UE), se verrà sottoposto alle urne, dovrà essere deciso soltanto dalla maggioranza del popolo, senza la necessità di una maggioranza dei Cantoni. È quanto ha raccomandato mercoledì il Governo federale.
Il cosiddetto referendum facoltativo sui trattati internazionali è un segnale di “continuità e di coerenza politica e lascia al Parlamento e ai Cantoni un margine di manovra”, ha dichiarato il Governo.
“In altre parole, il Governo vuole che gli ostacoli al pacchetto di accordi siano il minor numero possibile, perché vuole che gli accordi abbiano successo in votazione popolare”, ha affermato la Radiotelevisione pubblica svizzera di lingua tedesca SRF, suggerendo che la guerra dei dazi di Donald Trump sta facendo riconoscere al Governo svizzero l’importanza di relazioni affidabili con l’UE.
Chi si oppone a tale procedura sta attualmente raccogliendo firme affinché l’accordo tra Berna e Bruxelles venga sancito dalla doppia maggioranza di popolo e Cantoni (referendum obbligatorio).
“È scioccante vedere fino a che punto la nostra democrazia diretta viene indebolita”, ha dichiarato Thomas Aeschi, presidente del gruppo parlamentare dell’Unione democratica di centro (destra sovranista). Altri partiti non intravvedono problemi. Il socialista Eric Nussbaumer ha twittato che tutti gli accordi conclusi finora con l’UE sono stati soggetti solo a una votazione con la maggioranza del popolo.
Il Parlamento avrà l’ultima parola sulla modalità del referendum utilizzata per decidere sulla questione.
Un’interruzione di corrente su larga scala come quella che ha causato il caos in Spagna e Portogallo lunedì scorso è possibile anche in Svizzera. Un blackout di questo tipo non deve necessariamente avere origine all’interno dei confini nazionali, ma potrebbe essere causato anche da incidenti all’estero, secondo un esperto.
“Le interruzioni nei Balcani o in Spagna si ripercuotono anche nel resto d’Europa”, ha dichiarato Leonard Schliesser, ricercatore per la protezione delle infrastrutture critiche presso il Politecnico federale di Zurigo.
Il fattore decisivo in un blackout è la durata, ha spiegato alla Radio pubblica svizzera di lingua tedesca SRF. Se l’elettricità dovesse mancare per più di 72 ore, la situazione diventerebbe precaria per la popolazione. Tuttavia, questo accade molto raramente. In Svizzera, nel 2023, una persona è rimasta senza corrente in media per soli 18 minuti.
Il Governo considera un blackout come una delle minacce più gravi per la popolazione svizzera, ha dichiarato Nick Wenger dell’Ufficio federale della protezione civile alla Radio pubblica svizzera di lingua francese RTS. Le autorità stanno stabilendo le priorità, a iniziare dai servizi tecnici e dalle aziende fornitrici di elettricità, ha detto.
Ogni nucleo familiare ha comunque un ruolo da svolgere, predisponendo una scorta di emergenza di vari articoli: una radio a batteria, candele, una stufa a gas, una scorta d’acqua (nove litri a persona), cibo non deperibile per almeno una settimana e denaro contante.
Più di 20’000 persone in tutta la Svizzera hanno manifestato giovedì 1° maggio in occasione della Festa del Lavoro.
In più di 50 eventi, politici di sinistra e sindacalisti hanno chiesto maggiore solidarietà. Ci sono stati episodi isolati di danneggiamento alle proprietà a margine degli eventi.
Secondo gli organizzatori, 14’000 persone hanno partecipato al corteo ufficiale del Primo Maggio a Zurigo. A Basilea quasi 3’000 persone si sono riunite sotto lo slogan “Solidarietà piuttosto che odio. L’unità è forza”.
A Ginevra quasi 500 persone si sono ritrovate sulla Place des Nations per denunciare le misure di austerità che riguardano l’intero sistema delle Nazioni Unite. “Ridurre il personale delle Nazioni Unite significa ridurre i mezzi di sopravvivenza per la lotta contro la fame, per l’istruzione e per le famiglie sfollate”, ha dichiarato Ian Richards, presidente del sindacato del personale delle Nazioni Unite a Ginevra.
La settimana prossima
Con il luccicante sipario dell’Eurovision che si alzerà a Basilea il 13 maggio, lunedì mattina la polizia locale e i servizi di soccorso spiegheranno come sorveglieranno l’evento.
Quanto è protetta la Svizzera dagli attacchi informatici? Martedì il Centro nazionale di sicurezza informatica pubblicherà il suo ultimo rapporto.
Giovedì verrà lanciato a Berna un sistema nazionale di rilevamento precoce e di allerta sulla siccità.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative