Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
“Clear skies”, "Cieli liberi": come passeggeri si è felici di sentirlo dire dalla cabina di pilotaggio. Ma se a pronunciarlo è il servizio di controllo del traffico aereo, significa che qualcosa non va.
Negli ultimi anni, diversi incidenti che hanno coinvolto la società svizzera di controllo del traffico aereo Skyguide hanno provocato ritardi o addirittura la chiusura temporanea dello spazio aereo svizzero. Ora un nuovo rapporto segnala che è necessario intervenire sulla materia.
Cordiali saluti da Berna,
Dopo una nuova chiusura dello spazio aereo, un rapporto evidenzia le carenze del sistema di sicurezza di Skyguide. La società non contesta i risultati.
Capita a tutti di avere problemi con il computer al lavoro: irritano e fanno perdere tempo. In alcuni settori, però, possono avere conseguenze molto più gravi. La scorsa settimana, Skyguide ha dovuto chiudere per un’ora lo spazio aereo sopra Ginevra a causa di problemi tecnici legati all’aggiornamento di un software.
Un rapporto della Controllo federale delle finanze (CDF), citato da SRF, indica ora che il sistema di sicurezza di Skyguide necessita di correttivi. Gli incidenti non si possono evitare del tutto, spiega un rappresentante del CDF. Ciò che conta è la rapidità con cui Skyguide interviene, in modo da evitare l’interruzione del servizio.
Skyguide non mette in discussione questa valutazione, ma ricorda che finora sono mancati i fondi necessari. In passato varie testate hanno riportato problemi di finanziamento nel settore della sicurezza del traffico aereo. Ora però Skyguide vuole agire. Sono previsti progetti infrastrutturali, come una torre di controllo alternativa a Zurigo, una formazione più approfondita per il personale e una possibile cooperazione in caso di emergenza con l’esercito o con Swisscom, ha dichiarato la società.
Non capita spesso di leggere titoli del genere in Svizzera: “Rivolta senza precedenti nel carcere di Bellechasse”. Lunedì sera, nella struttura penitenziaria friburghese, decine di detenuti hanno dato il via a una violenta protesta.
Si sono infatti rifiutati di rientrare nelle celle, hanno eretto barricate e per ore hanno devastato una parte dell’edificio del penitenziario. La protesta era legata ai prezzi ritenuti troppo alti per telefonate e cibo supplementare; anche le condizioni di visita non sarebbero ritenute adeguate dai detenuti. Solo dopo tre ore il personale carcerario, con il supporto della polizia cantonale, è riuscito a riprendere il controllo della struttura, riportando i detenuti nelle celle.
“Si sono comportati in modo estremamente aggressivo”, ha dichiarato alla RTS il vicedirettore del Dicastero della giustizia friburghese, Didier Page. “Nella storia del penitenziario non si era mai verificato un episodio del genere“.
In passato, tuttavia, non sono mancate tensioni: nel 2023 i detenuti avevano scioperato e denunciato le condizioni di prigionia tramite una petizione. Nel novembre 2025 hanno scritto una lettera al Dicastero della giustizia: la risposta è attualmente in preparazione.
La prole dei frontalieri perde l’accesso alle scuole pubbliche di Ginevra. Il Tribunale amministrativo ha respinto i ricorsi provenienti dalla Francia.
Vivere in Francia e frequentare una scuola a Ginevra? Il Cantone non vuole più permetterlo. In giugno ha stabilito che solo gli studenti domiciliati in Svizzera possono iscriversi alle scuole pubbliche ginevrine.
La decisione colpisce soprattutto gli svizzeri e le svizzere residenti all’estero. Attualmente 2’500 bambini e adolescenti che abitano in Francia frequentano una scuola a Ginevra, e l’85% di loro è di nazionalità elvetica, scrive Watson.
Dalla Francia sono stati presentati 12 ricorsi, che il Tribunale amministrativo ginevrino ha ora respinto, come riferisce tra gli altri 20 Minutes. Per la Corte, l’obbligo scolastico è legato al domicilio, dunque il Cantone ha agito correttamente. L’Accordo sulla libera circolazione tra Svizzera e UE, inoltre, non contempla alcun diritto di accesso al sistema scolastico pubblico.
È prevista una fase transitoria: dall’estate 2026 gli studenti non domiciliati nel Cantone non saranno più ammessi. Chi è già iscritto può terminare il ciclo in corso.
Scappatoie e lacune giuridiche per i super-ricchi: un libro mostra come la Svizzera abbia adattato le leggi ai potenti, una strategia di sopravvivenza “pionieristica”.
“La Svizzera ha mostrato al mondo cosa può fare un piccolo Paese per sbarcare il lunario.” Lo afferma al Tages-Anzeiger l’autrice Atossa Abrahamian, che vive negli Stati Uniti ed è anche cittadina svizzera.
Nel suo libro analizza come diversi Paesi abbiano adattato le loro leggi agli interessi delle grandi aziende e di persone super-ricche. Secondo Abrahamian, la Svizzera ha svolto un ruolo pionieristico. Non è una critica ironica, si tratta di un’osservazione oggettiva riguardo alle strategie di sopravvivenza dei piccoli Stati contro i grandi attori globali.
Abrahamian parla di lacune e scappatoie normative che proteggono il capitale di chi ne possiede già molto. Tra gli esempi cita il porto franco di Ginevra, dove non si pagano dazi doganali e dove è possibile conservare beni o opere d’arte di grande valore per un periodo illimitato e con spese minime.
Secondo Abrahamian, però, lo stretto rapporto tra economia e politica può mettere a dura prova la democrazia. La recente visita a Donald Trump da parte di una delegazione di rappresentanti dell’economia e dell’imprenditoria svizzera per risolvere la controversia dei dazi doganali illustra bene come gli interessi economici e la politica siano interconnesse nella Confederazione. L’episodio ha sollevato inoltre dubbi sulla facilità di accesso al potere e su quali interessi abbiano la priorità in Svizzera.
Quanto alle critiche che dipingono il Paese alpino come un paradiso fiscale e un centro per il riciclaggio di denaro, secondo l’esperta la Svizzera non è “tra i peggiori”: Stati Uniti e Dubai l’hanno raggiunta da tempo.
Tradotto con il supporto dell’IA/Zz
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative