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Pompiere davanti a un rogo

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Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

Sabato la Svizzera festeggerà la sua Festa nazionale. Parallelamente ai preparativi per le celebrazioni, però, cresce anche l'apprensione per il rischio di incendio legato all'uso di fuochi artificiali. Il timore è alimentato anche dall’immenso rogo che sta devastando il sudovest della Francia, dove si sono recati per dare man forte anche dei pompieri elvetici.

Buona lettura!

Pompiere davanti a un rogo
L’incendio, che divampa da mercoledì, ha già causato 84 feriti tra i vigili del fuoco. Keystone / EPA / Damien Rembert

Anche dei pompieri svizzeri sono impegnati per cercare di domare l’incendio che, nel sud-ovest della Francia, ha già colpito più di 42’000 ettari di territorio e costretto 220’000 persone a lasciare le loro case.

“Quando arriviamo, siamo una forza nuova, fresca. C’è sempre molta energia”, descrive il portavoce del raggruppamento servizio d’incendio e di soccorso di Ginevra (GSIS), che ha dispiegato 34 pompieri nel weekend alla periferia di Bordeaux. “Si rimpiazzano persone che sono sul terreno da diversi giorni”, dice, ricordando che in casi come questo una delle sfide maggiori è conservare le forze. “Non si parte per un giorno o due, ma per sette giorni al fronte”.

Nonostante la prolungata siccità di quest’anno, la Svizzera finora è stata risparmiata da incendi di grandi dimensioni. Ma c’è apprensione in vista dei festeggiamenti del prossimo fine settimana, con la festa Nazionale del 1° agosto. Nella maggior parte dei cantoni i fuochi artificiali sono stati vietati, ma “basta un razzo per provocare un incendio”, ricorda Gianni Boris Pezzatti, dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio, intervistato dal Bund.

Dall’estate torrida del 2003, sottolinea l’esperto, in tutto il Paese la sensibilità al riguardo è elevata e misure incisive di prevenzione, prima fra tutte il divieto di accendere fuochi all’aperto durante i periodi di siccità, si sono rivelate molto efficaci. Resta comunque “importante informare la popolazione che un singolo temporale non è sufficiente per allentare la tensione“, aggiunge Pezzatti.

Segnalazione di un'uscita di sicurezza
Molti gestori denunciano misure poco comprensibili da realizzare in tempistiche irrealistiche. Keystone / Christian Beutler

Dopo il rogo di Capodanno del bar Le Constellation di Crans-Montana, nel quale sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite, le autorità di tutta la Svizzera hanno dato un giro di vite alle norme antincendio. Ora però, sempre più professioniste e professionisti del settore alberghiero, della ristorazione e degli eventi, denunciano un eccesso di zelo che mette a rischio esistenziale la loro attività.

Non bisogna lesinare sulla sicurezza. Ma ciò che ci chiedono è esagerato“. Le parole del proprietario di un ristorante del canton Vaud, interpellato da RTS, riassumono il malcontento di molti altri, le cui voci, a quasi sette mesi dalla tragedia, iniziano a fasi sentire. Il gestore ha dovuto eliminare 30 posti a sedere su 80 nel suo locale a causa del numero insufficiente di uscite di sicurezza e ha dovuto licenziare due persone. 

I e le responsabili di hotel e ristoranti puntano il dito anche contro le aziende che si occupano dei lavori. Sommerse di ordinazioni, ne approfitterebbero per gonfiare i prezzi.

Responsabile della protezione antincendio del Canton Vaud, l’Établissement cantonal d’assurance (ECA) ammette in parte una reazione eccessiva, ma sottolinea che, in caso contrario, la critica sarebbe stata quella di immobilismo. Il portavoce dell’ECA ricorda inoltre che “non si tratta di nuove misure, ma di misure che avrebbero già dovuto essere imposte se le cose fossero state fatte a norma di legge”.  Anche la politica sta cominciando a evocare un bisogno di proporzionalità. Resta da vedere se questo si concretizzerà in deroghe per le e i professionisti in difficoltà, scrive RTS.

Gulnara Karimova davanti ai fotografi
Gulnara Karimova al Festival di Cannes, nel 2010. AP Photo / Matt Sayles

Il Tribunale penale federale (TPF) ha condannato la banca privata ginevrina Lombard Odier per non aver adottato misure organizzative volte a prevenire il riciclaggio di denaro (TPF) nell’ambito del processo nei confronti di Gulnara Karimova, figlia dell’ex presidente uzbeko ed ex figura di rilievo del Governo del Paese.

La banca è tenuta a pagare una multa di 3 milioni di franchi. Un suo ex gestore patrimoniale è stato riconosciuto colpevole di riciclaggio di denaro e condannato a una pena detentiva sospesa di 24 mesi. Il TPF ha inoltre disposto la confisca di 400 milioni di franchi.

Karimova, che è stata anche ambasciatrice per l’Uzbekistan all’ONU a Ginevra, era accusata di riciclaggio di denaro, amministrazione infedele, corruzione e di essere a capo di un’organizzazione criminale. La Corte degli affari penali del TPF ha archiviato le procedure nei confronti della donna e di un altro imputato a causa di un impedimento procedurale duraturo. Karimova sta infatti scontando una pena detentiva nel suo Paese d’origine fino a dicembre 2028 e le autorità uzbeke rifiutano di lasciarla partire prima della fine della condanna, quando i reati contestati dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) saranno già prescritti.

La donna aveva aperto diversi conti bancari presso istituti finanziari elvetici tramite prestanome, conti che ha utilizzato per dissimulare l’origine illecita dei fondi versati. Secondo gli inquirenti si trattava di milioni provenienti in particolare da tangenti pagate a Karimova da società di telecomunicazione in cambio dell’accesso al mercato uzbeko. 

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