The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera
Abbeveratoio

Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

essere colti di sorpresa da un temporale quando si è senza ombrello non è mai piacevole. Ne ho avuto conferma ieri sera uscendo dal lavoro.

Ancor meno piacevole è scoprire che queste brevi docce non bastano minimamente a mettere fine al periodo di siccità e canicola, delle cui conseguenze parleremo qui sotto.

Buona lettura!

Percatori in controluce
I pescatori (qui sul lago di Costanza) sono tra le categorie professionali più preoccupate per la prolungata siccità. Keystone / Claudio Thoma

Il periodo di canicola e siccità che sta colpendo la Svizzera si fa sentire dalle quote più basse a quelle più alte, con conseguenze che toccano (anche se sicuramente non nello stesso modo) pesci e sciatori.

“Ci dirigiamo verso la più grande ecatombe di pesci di tutti i tempi” afferma a 20 Minutes il copresidente dell’associazione dei pescatori del canton Lucerna, una delle molte che hanno lanciato l’allarme di fronte ai corsi d’acqua in secca e alle temperature dell’acqua che salgono a livelli inadatti alla vita ittica. In diversi cantoni sono in corso da settimane pesche di emergenza volte a spostare i pesci in luoghi più freschi e con più abbondanza d’acqua.

Un segnale dei problemi che quest’estate arida e calda sta provocando arriva anche dalle piste da sci. La fusione dei ghiacciai è tale che gli impianti di risalita di Zermatt hanno dovuto sospendere l’attività sciistica estiva sul ghiacciaio del Teodulo. Una deroga è stata concessa alla Nazionale svizzera di sci i cui membri possono continuare ad allenarsi, ma in condizioni decisamente non ottimali.

“Estati come questa hanno effetti catastrofici sui ghiacciai, […] e sul lungo termine è chiaro che lo sci estivo è destinato a scomparire“, afferma a RTS Christophe Lambiel, geomorfologo e docente e ricercatore presso l’Università di Losanna.

Christoph Blocher
Christoph Blocher è ritornato in prima linea. Keystone / Peter Schneider

Il comitato promotore dell’iniziativa sulla neutralità ha lanciato la campagna per la votazione del 27 settembre. Navigando oggi sui vari portali informativi salta subito all’occhio chi siano i protagonisti del fronte del “sì”: l’ex consigliere federale Christoph Blocher e… la Russia.

Le Temps scrive che raramente un ex membro del Governo elvetico si è investito a tal punto per una votazione, sottolineando come il testo per iscrivere nella Costituzione una definizione rigida della neutralità sia ormai definito dai media germanofoni “iniziativa Blocher”.

RTS evidenzia come, dopo l’addio al Governo, il miliardario abbia spesso finanziato i progetti del suo partito (l’UDC), ma questa volta ci metta anche la faccia con interviste e frasi a effetto, ad esempio quella apparsa sulla NZZ: “La terza guerra mondiale si avvicina – il Consiglio federale deve poter decidere a piacimento sulla guerra o sulla pace?”. Sul portale Watson, l’ex ministro indica un attacco russo all’Occidente come lo scenario più probabile di conflitto e critica le sanzioni introdotte nel 2022 contro il Cremlino, affermando: “La Russia ci ha piazzato sulla lista dei nemici. È estremamente pericoloso per la Svizzera”.

La stessa Russia è insolitamente presente in questa campagna di votazione. Dopo le recenti raccomandazioni di voto dell’ambasciata russa in Svizzera, la portavoce del Ministero degli esteri di Mosca Maria Zakharova “promuove sfacciatamente” l’iniziativa, si legge sulla NZZ. Nella presa di posizione riportata integralmente dalla testata zurighese, Zakharova denuncia il concetto di neutralità “flessibile” e traccia parallelismi tra oggi e i rapporti della Confederazione con il regime nazista.

Alle accuse sollevate da alcuni esponenti politici che hanno definito l’iniziativa come “pro-Putin”, il presidente del comitato promotore Walter Wobmann ha risposto: “Non abbiamo mai avuto contatti con politici russi e, personalmente, condanno l’attacco all’Ucraina. Tuttavia, l’adozione delle sanzioni è stata un errore”.

Veicoli in coda
La vita del frontaliere ha vantaggi e inconvenienti. Keystone / Jean-Christophe Bott

Il fenomeno delle svizzere e degli svizzeri che decidono di traslocare nella vicina Francia per sfuggire al carovita nella Confederazione, mantenendovi però la propria attività, diventa sempre più importante. Una situazione che ha delle conseguenze sociali non indifferenti per le regioni coinvolte.

Il Tages-Anzeiger cita l’esempio dei coniugi Girardin che, preoccupati di non poter avere una vecchiaia dignitosa in Svizzera, ora abitano nel villaggio francese di Pougny. Pagano un mutuo da 3’500 franchi al mese, la stessa cifra che versavano in affitto a Ginevra, con il vantaggio che tra 10 anni la casa sarà loro.  

I due sono in buona compagnia. Sono attualmente 154’700 le cittadine e i cittadini svizzeri che risiedono in prossimità del confine, più persone di quante ne vivano a Losanna, la quarta città più grande della Svizzera, precisa il giornale citando le cifre dell’Ufficio federale di statistica. Negli ultimi sette anni, il loro numero è aumentato del 14%. Secondo un sondaggio pubblicato a fine luglio da Comparis, circa 92’400 persone, pari al 4,2% della popolazione della Svizzera francese, sono attivamente alla ricerca di un immobile in Francia.

L’enorme differenza tra salari svizzeri e francesi crea degli squilibri sociali nella regione, dove i prezzi degli immobili si stanno gonfiando e chi non lavora nella Confederazione ormai non può più permetterseli. Anche la manodopera essenziale viene a mancare, ad esempio il personale medico, ma non solo. Gli stessi coniugi Girardin hanno dovuto ingaggiare un elettricista che è arrivato da una regione 100 chilometri più a sud, perché i professionisti vicini preferiscono accettare incarichi più redditizi in Svizzera.

Gianni Infantino
La posizione di Infantino sembra farsi sempre più traballante. EPA/Peter Foley

Le pressioni sul presidente della FIFA, lo svizzero Gianni Infantino, si fanno sempre più intense con il moltiplicarsi delle critiche provenienti dalle federazioni nazionali, ma anche da altri alti responsabili dell’organizzazione.

Nei suoi 10 anni alla testa della FIFA, Infantino ha inanellato i progetti controversi, ultimo fra tutti l’annuncio di voler vendere i diritti dei Mondiali di calcio a investitori privati, una proposta poi ritirata in seguito alla forte opposizione manifestata, tra gli altri, dalla UEFA.

Alti responsabili della FIFA, la cui sede centrale è a Zurigo, hanno preso le distanze dal presidente. Tra questi il segretario generale Mattias Grafström che, in una lettera al personale, ha denunciato “una serie di eventi tristi e riprovevoli” che hanno “fortunatamente portato all’abbandono permanente” del progetto di privatizzazione.

L’ultima critica in ordine cronologico arriva dal capo della federazione calcistica giordana, il principe Ali bin al-Hussein, che oggi ha parlato di “estorsione”, affermando su X che durante il Mondiale gli è stato comunicato verbalmente che il suo “sostegno a Infantino il prossimo marzo aiuterebbe notevolmente” la sua federazione.

Oggi Infantino ha convocato una riunione di emergenza tra alti responsabili FIFA in Marocco. Secondo Reuters, l’incontro è legato alla volontà dello svizzero di restare in funzione appunto fino a marzo, quando la FIFA sarà chiamata a eleggere il suo presidente. Attualmente Infantino è l’unico candidato.

I più letti
Quinta Svizzera

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR