The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera
In primo piano
Restate in contatto con la Svizzera
Pagamento con carta

Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

Prepararsi al peggio e avere un piano in caso di emergenza è uno dei compiti del Governo. Il peggio, nel nostro mondo digitalizzato e basato sulle transazioni di denaro, può anche avere le sembianze di una panne di internet. Ma non preoccupatevi, in futuro anche senza rete né contanti in tasca, potrete continuare a fare acquisti in Svizzera, ha assicurato il Consiglio federale. Spero vi sentiate sollevati.

Buona lettura!

Lettore carte di credito in un supermercato
In Svizzera si effettuano circa 2 milioni di transazioni al giorno utilizzando carte fisiche. Keystone / Christian Beutler

In un mondo sempre più digitalizzato, il rischio di un blackout di internet è una grande preoccupazione. Lunedì il Governo ha presentato un piano che permetterà, entro la fine del prossimo anno, di pagare gli acquisti con la propria carta di credito o di debito anche in assenza di rete.

Al momento del pagamento, la transazione verrà accettata ma i dati non saranno inviati alla società che ha emesso la carta. Resteranno solo nel sistema del negozio e saranno trasmessi non appena la rete tornerà disponibile. Il meccanismo non funzionerà con lo smartphone e nemmeno con carte emesse all’estero.

Un controllo della disponibilità effettiva di fondi non sarà quindi possibile immediatamente al momento del pagamento e, per limitare il rischio di abusi, con il nuovo sistema sarà possibile acquistare solo beni di prima necessità. Lo introdurranno dunque soprattutto i negozi di alimentari, le farmacie e le stazioni di servizio.

Il sistema, già attivo in alcuni Paesi del nord Europa, non è però esente da criticità. Uno dei principali punti controversi riguarda lo spostamento di responsabilità, in caso di attacco informatico, dalle banche al singolo negozio.

Persona al telefono
L’Ufficio federale della cibersicurezza mette in guardia contro il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale, che consente di sferrare attacchi sempre più personalizzati. Keystone/DPA/Arno Burgi

Se qualcuno rubasse la vostra identità per commettere un crimine, probabilmente fareste il possibile per rimediare. Le autorità elvetiche si sono trovate in questa situazione e hanno introdotto un nuovo regolamento che sta producendo i suoi effetti.

“This call is from the Swiss police”, esclama una voce robotica al telefono. È una chiamata che ultimamente molte persone nella Confederazione hanno ricevuto a più riprese. Naturalmente, non si tratta davvero della polizia svizzera (lo si capisce soprattutto dall’assenza di accento), ma di uno dei tanti esempi di truffa in cui dei malintenzionati si spacciano per funzionari pubblici per estorcere denaro.

I casi di questo tipo segnalati all’ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) sono però passati da 400 al mese a meno di 100 in luglio, dopo l’introduzione di una misura che obbliga le imprese di telecomunicazione all’identificazione delle chiamate provenienti dall’estero e che usurpano numeri svizzeri.

L’UFCS rimane tuttavia vigile: nel primo semestre ha ricevuto 27’128 segnalazioni volontarie e 200 segnalazioni obbligatorie relative ad attacchi informatici a infrastrutture critiche.

Ufficio
Secondo l’esperto interpellato da RTS, si sta assistendo a una “stagificazione” del mercato del lavoro svizzero. Keystone / Gaetan Bally

Muovere i primi passi nel mondo del lavoro è un’esperienza che in Svizzera può rivelarsi piacevole o terribile. Un articolo di RTS approfondisce il tema delle disparità di trattamento delle giovani e dei giovani che intraprendono uno stage durante gli studi.

RTS cita da un lato l’esperienza di uno stagista in una multinazionale farmaceutica che riceve un salario compreso tra i 2’000 e i 3’000 franchi, ha a disposizione pasti e caffè gratuiti, accesso alla sala fitness, svolge un progetto utile per i suoi studi e ha un supervisore che lo accompagna. Dall’altro, troviamo una ragazza che si è trovata a lavorare gratuitamente per una ONG. “Tutto il lavoro è fatto dagli stagisti e il responsabile non è assolutamente presente“, testimonia. Le hanno promesso corsi di formazione, ma così non è stato.

Queste disparità sono dovute anche all’assenza di una legge federale sul compenso di stagiste e stagisti. Le regole, quando ci sono, sono cantonali o dettate da contratti collettivi. Secondo la Federazione studentesca di Losanna, l’elevata domanda e l’esigua offerta di stage fanno in modo che le aziende fissino i criteri che desiderano, con il rischio di un dumping salariale che penalizza la parità di trattamento. Per accettare uno stage a tempo pieno non pagato, in effetti, bisogna poter contare su un’elevata disponibilità economica personale o sul sostegno della famiglia.

Secondo il sociologo Dominique Glaymann, il problema supera la dimensione finanziaria. Impieghi in passato riservati a profili professionali “junior” sono oggi sistematicamente svolti da stagisti. Un paradosso per un sistema pensato per facilitare l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. 

Passaporto svizzero
Negli ultimi dieci anni la SEM ha ordinato la revoca di cittadinanza a sette persone che hanno supportato organizzazioni terroristiche, ma si è sempre trattato di persone con una doppia nazionalità. Keystone / Christian Beutler

La revoca della cittadinanza svizzera avviene solo in circostanze eccezionali, tra cui il supporto a organizzazioni terroristiche. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato la revoca in un caso molto particolare, in cui la persona, condannata in Francia, potrebbe diventare apolide.

Si tratta di un 36enne nato in Bosnia ed Erzegovina e naturalizzato svizzero da bambino. Nel 2021, è stato condannato a 15 anni di carcere in Francia per aver sostenuto la preparazione di attacchi terroristici e aver gestito diversi canali di propaganda e reclutamento per organizzazioni terroristiche come lo Stato islamico.

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha ordinato la revoca della nazionalità elvetica sostenendo che l’uomo aveva commesso seri crimini e danneggiato la reputazione svizzera. L’interessato però ha presentato ricorso contro la decisione sostenendo, tra le altre cose, di subire un doppio giudizio penale e di rischiare di diventare apolide, avendo rinunciato alla cittadinanza bosniaca.

Secondo il TAF, però, il problema della doppia sanzione non si pone, poiché la denaturalizzazione è un atto amministrativo e non penale. Il rischio di apolidia è stato giudicato accettabile in questo caso, data l’elevata possibilità che la rinuncia alla nazionalità bosniaca fosse in realtà uno stratagemma per evitare la procedura in Svizzera. Un ricorso è ancora possibile presso l’istanza superiore, il Tribunale federale.

I più letti
Quinta Svizzera

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR