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Raclette: nel 2025 consumi in calo, ma il 2026 è partito bene

Keystone-SDA

Nel 2025 gli svizzeri hanno mangiato meno raclette, con un calo dei consumi dell'1,6%. Un'annata difficile anche per le esportazioni, frenate da un mercato esigente.

(Keystone-ATS) Ma i primi mesi del 2026 segnano già un’inversione di tendenza, mentre il settore riorganizza la strategia per trasformare il formaggio tipico in un prodotto da gustare in tutte le stagioni.

Stando ai dati diffusi oggi dall’associazione di categoria Raclette Suisse, il consumo privato è sceso a 7822 tonnellate, registrando una flessione di 125 tonnellate rispetto all’anno precedente. Le esportazioni hanno subito un arretramento ancora più marcato, perdendo 209 tonnellate (-6,1%), per un totale di 3229 tonnellate. Malgrado il calo il volume dell’export si è comunque mantenuto vicino ai picchi storici raggiunti negli ultimi anni, con la Germania che si conferma il principale mercato di riferimento.

La contrazione della domanda ha influenzato l’intera filiera, portando a una riduzione della produzione complessiva di 617 tonnellate (-3,6%), scesa a 16’613 tonnellate. Gli addetti ai lavori sottolineano però che il quantitativo prodotto si attesta ancora su livelli molto elevati se confrontato con la media pluriennale, a testimonianza della solidità strutturale del comparto.

Il 2026 si è aperto con segnali decisamente confortanti, nell’ottica degli operatori del ramo. Nei primi quattro mesi dell’anno la produzione è cresciuta di 114 tonnellate (+2,4%) rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo complessivamente 4875 tonnellate. Parallelamente, le esportazioni hanno segnato un incremento di 25 tonnellate, pari a un +7,8%. Raclette Suisse definisce “incoraggiante” l’avvio d’anno, che lascia presagire una possibile inversione del ciclo negativo.

Di fronte alle sfide di un contesto di mercato considerato sempre più competitivo, l’associazione – che oggi rappresenta 43 produttori – ha annunciato una riorganizzazione strategica della propria azione. L’intenzione è quella di ridurre alcune misure di marketing e promozione tradizionali per concentrare le risorse su obiettivi più mirati. In particolare, l’organismo intende rafforzare il consumo del formaggio all’interno dei confini nazionali e lavorare per posizionarlo non più come semplice piatto invernale legato alle serate sulla neve, ma come un prodotto versatile e appetibile durante tutto l’arco dell’anno. Una scommessa culturale che mira a stabilizzare la domanda e a garantire un futuro più sereno.

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