Ristoranti: la voglia non passa, ma si esce meno di cinque anni fa
Gli svizzeri amano ancora mangiare fuori, anche se un po' meno di un tempo, la cucina italiana e quella elvetica sono le più apprezzate, mentre più che all'ambiente e all'originalità si guarda alla qualità di ciò che si trova nel piatto.
(Keystone-ATS) È quanto rivela un ampio sondaggio condotto per conto del sito di notizie Watson, che ha fotografato le preferenze e la spesa degli avventori.
Quasi nessuno in Svizzera dice “mai” al ristorante: solo il 3% della popolazione non mette piede in un locale. Un quarto (il 26%) mangia però fuori meno di una volta al mese, un dato che segnala una contrazione rispetto agli anni passati: il 23% degli intervistati – l’istituto Demoscope ha interrogato 5800 persone online dal 26 al 31 marzo nella Svizzera tedesca e in Romandia – dichiara di andare decisamente meno spesso al ristorante e un ulteriore 19% un po’ meno spesso.
Le abitudini variano molto con il reddito, il luogo di residenza e il genere. I residenti urbani e chi ha una maggiore capacità di spesa frequentano i locali con più regolarità. Gli uomini sono più assidui: il 54% di loro va al ristorante almeno due volte al mese, contro il 43% delle donne; fra i primi solo il 23% esce meno di una volta al mese, mentre fra le seconde la quota sale al 30%. Quanto si spende, di regola? La fascia più gettonata è quella tra 39 e 59 franchi per persona, indicata dal 35% dei partecipanti. Solo una minoranza del 4% riesce a spendere meno di 25 franchi a pasto.
Quali fattori sono più importanti nella scelta del locale? Al primo posto vi è la qualità del cibo, citato dal 90% del campione. Seguono, staccati, la qualità del servizio (48%), il prezzo (46%), l’atmosfera (45%), la posizione (30%). Ancora meno importanti sono l’origine dei prodotti (27%), la nomea dello chef o del ristorante (18%), i valori del locale (16%) e l’originalità della concezione (12%).
Malgrado la moda dei piccoli piatti da condividere, gli svizzeri restano tradizionalisti: il 78% preferisce i menu classici (antipasto, piatto principale, dolce), solo il 18% opta per i piatti in condivisione e appena l’11% per il buffet. L’offerta di un’opzione vegana è abbastanza o molto importante solo per il 19% degli interpellati.
Sul podio delle cucine preferite trionfa quella italiana, scelta dal 79% degli intervistati. Al secondo posto, non molto lontana, figura la cucina elvetica (71%), con i suoi piatti tradizionali e regionali, seguono quella mediterranea (56%), quella vietnamita-thailandese (45%) e quella cinese-giapponese-coreana (43%).
Il ristorante resta soprattutto un luogo di convivialità: il 74% delle donne e il 65% degli uomini lo indicano come motivo principale della visita. Le occasioni speciali (compleanni in testa) rappresentano il 34% delle uscite, mentre i pranzi d’affari sono in forte declino: solo il 12%. I romandi vanno più spesso a pranzo fuori, ma la sera il rapporto si inverte. I clienti svizzeri si dichiarano perlopiù avventori tolleranti (49%): gli esigenti sono il 25%, il resto si definisce a metà strada.
L’indagine arriva in un momento difficile per la ristorazione elvetica. Secondo i dati citati da Watson nel 2025 hanno chiuso circa 1000 attività e il 40% dei gestori ha subito un calo di fatturato. Il sondaggio mostra però anche un’elevata fedeltà: il 49% degli ospiti torna abbastanza spesso e il 32% occasionalmente negli stessi locali.