2001: scienza e marketing nello spazio
Dal 5 al 7 giugno 500 tra scienziati, capitani d'industria e rappresentanti dei governi di 22 paesi si riuniscono a Berlino per discutere del futuro impiego scientifico e commerciale della Stazione spaziale internazionale (ISS). Anche la Svizzera è presente nel laboratorio orbitante con numerosi progetti.
L’ISS Forum 2001 di Berlino rappresenta in un certo senso una nuova tappa nella storia della conquista dello spazio. Con la messa in orbita nel 1998 dei primi moduli della Stazione spaziale internazionale, che ha definitivamente preso il posto della stazione russa MIR, e con il progressivo ampliamento delle sue strutture, si può ormai cominciare a pensare al futuro. Un futuro fatto innanzitutto di esperimenti scientifici, ma anche di marketing.
Il Forum di Berlino non serve infatti solo a fare il punto sullo stato attuale dell’ISS, ma pure a risvegliare l’interesse dell’industria privata per la stazione orbitante. Che dalla stazione si possano anche ricavare dei soldi lo hanno già dimostrato i russi, permettendo il volo del primo turista spaziale della storia, il miliardario Dennis Tito, in cambio di 20 milioni di dollari. Ma non è tanto questo l’aspetto che può suscitare l’attenzione dell’economia privata, quanto piuttosto le possibilità offerte dall’ISS di compiere esperimenti in condizioni di microgravità. Possibilità che potrebbero rivelarsi essenziali in settori chiave quali la biotecnologia, la scienza dei materiali, l’informatica.
Anche da parte dell’industria svizzera è stato segnalato interesse in questo senso. Un esempio, citato da Stéphane Berthet, responsabile dei programmi scientifici dell’Ufficio svizzero delle questioni spaziali, è quello della ABB, che ha in cantiere dei progetti di fisica applicata e di scienza dei materiali in collaborazione con l’ESA, l’ente spaziale europeo.
La Svizzera e l’ISS
La Svizzera è del resto presente a vari livelli nel progetto ISS, ci spiega Berthet. Alcune industrie svizzere – tra cui Contraves Space, Apco Technologies, Mecanex, Alcatel Space, HTS, Etel – partecipano alla realizzazione della parte europea della stazione, vale a dire del modulo Columbus, che servirà agli esperimenti scientifici, e della navicella di trasporto ATV e di alcune altre componenti della stazione.
Il contributo finanziario elvetico alla costruzione della stazione ammonta a circa 120 milioni di franchi, ripartiti sugli anni 1996-2005. Attorno all’80% di questa somma dovrebbe rifluire in Svizzera sotto forma di contratti dell’ESA.
Ma neppure gli scienziati svizzeri sono rimasti a guardare. In una prima fase di esperimenti, che saranno realizzati su piattaforme esterne alla stazione spaziale, sono coinvolti l’osservatorio di Davos, che si dedicherà allo studio del sole, il Paul Scherrer Institut, che si occuperà delle radiazioni presenti nello spazio, e l’osservatorio cantonale di Neuchâtel, che parteciperà con un orologio atomico ad un progetto di ricerca sulla fisica fondamentale.
Altri esperimenti svizzeri sono invece pensati essenzialmente per il modulo Columbus. Si tratta in particolare di un progetto del gruppo di ricerca sulla biologia spaziale del Politecnico di Zurigo, guidato da Augusto Cogoli, che sperimenterà le possibilità di coltivare tessuti umani in una situazione di quasi assenza di gravità, in collaborazione anche con altre università, tra cui Neuchâtel, e di ricerche di fisiologia umana e di medicina spaziale delle università di Ginevra e Friborgo. Per preparare tutti questi esperimenti, dice Berthet, sono stati spesi nel 2001 tra i 21 e i 22 milioni di franchi svizzeri.
La stazione spaziale dovrebbe essere portata a termine entro il 2006, ma alcuni esperimenti inizieranno già prima. È il caso ad esempio di una prima serie di esperimenti di biologia spaziale a cui sta lavorando l’équipe del Politecnico di Zurigo guidata dal dottor Cogoli. Già nel novembre di quest’anno, un razzo sonda porterà in orbita materiali per lo studio dei linfociti umani, globuli bianchi che hanno una funzione essenziale per il sistema immunitario, e un’apparecchiatura brevettata dalla Sulzer Medica per lo studio della formazione di cartilagini per trapianti a partire da condrociti, cellule presenti nei tessuti cartilaginosi.
Gli esperimenti nel razzo sonda serviranno da test per le esperienze che saranno condotte in futuro nell’ISS, volte a verificare se in assenza di peso sia possibile ottenere delle strutture biologiche tridimensionali a scopi medici. Un altro esperimento in preparazione a Zurigo, previsto per un volo dello Space Shuttle nel maggio del 2002, riguarda un bioreattore realizzato in collaborazione con la Mecanex di Nyon e all’Istituto di microtecnologia dell’Università di Neuchâtel, un’apparecchiatura che serve a coltivare cellule a lungo termine.
Le esperienze raccolte con il bioreattore, che è già stato in orbita due volte, servono anch’esse alla realizzazione di una struttura che troverà posto nel modulo europeo della stazione spaziale. E altri esperimenti test seguiranno, in attesa della piena operatività dell’ISS.
Andrea Tognina
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