Abolizione dell’esercito: il GSsE ci riprova
"La Svizzera non ha esercito": una frase priva di ambiguità che i deputati non intendono inserire nella Costituzione svizzera. La Camera bassa si allinea dunque sulla posizione del Senato, che ha già respinto all'unanimità questa nuova proposta del Gruppo Svizzera senza esercito. L'iniziativa passerà davanti al popolo, ma le sue possibilità di successo sono praticamente inesistenti.
Una prima iniziativa popolare per abolire l’esercito aveva ottenuto un certo successo nel 1989, visto che un terzo della popolazione aveva inaspettatamente approvato la proposta del GSsE. Si può dire che all’epoca un tabù era stato infranto. L’anno scorso, però, un’altra iniziativa che proponeva risparmi nel settore militare era stata nettamente bocciata dal popolo.
Questa iniziativa dovrebbe sancire il principio secondo cui “la Svizzera non ha esercito.” Confederazione, cantoni, comuni e privati non potrebbero disporre di forze armate militari. L’unica eccezione riguarderebbe la possibilità di partecipare armati a operazioni internazionali di pace. I compiti civili dell’esercito dovrebbero essere integralmente assunti dalle autorità civili. Il GSsE vuole rivedere il concetto di politica di sicurezza, includendovi questioni come la parità dei sessi, l’ambiente, la giustizia sociale; un concetto che assumerebbe così una nuova dimensione sociale.
Per il GSsE, oggi questa nuova iniziativa cristallizza il dibattito in corso sulla sicurezza: “l’esercito non è una risposta adeguata alla minaccia attuale, che ha assunto un carattere civile e non è più di tipo militare.”
La socialista Valérie Garbani, a nome della minoranza della commissione che ha esaminato l’iniziativa ha parlato delle differenze che questa iniziativa introduce rispetto a quella del 1989. Da un lato essa propone una riconversione delle imprese legate all’industria dell’armamento. D’altro canto, permette la partecipazione a operazioni internazionali, “non però nello spirito della votazione di domenica, ma in quello delle operazioni dei caschi blù dell’ONU, cioè esclusivamente di mantenimento della pace.”
Gli oppositori – il campo borghese compatto – hanno parlato di “affronto” e hanno messo l’accento sul ruolo dell’esercito, incarcato di proteggere il territorio e di garantire la sicurezza. “Ancora una volta il mercante di illusioni bussa alla porta di Donna Elvezia per proporre una visione idealistica del comportamento umano”, ha detto il liberale Serge Beck. Dopo avere accusato il GSsE di riproporre una visione ammodernata dell’utopia comunista, egli ha passato in rassegna i focolai di crisi dove la natura umana si è rivelata sotto le sue peggiori spoglie: Timor, Irlanda del Nord, Jugoslavia, Afganistan, Congo. “L’esercito è il miglior riparo contro questi conflitti”, ha precisato Beck.
Anche Andreas Gross, socialista zurighese uscito dal GSsE quattro anni fa, è perplesso. La visione di Gross, che l’iniziativa ignora, è quella di una Svizzera senza servizio militare obbligatorio. L’esercito sarebbe costituito su base volontaria e le truppe sarebbero messe a disposizione dell’ONU per operazioni di pace. Una proposta per ora irrealizzabile, visto che la Svizzera non è membro dell’ONU. Per Gross, questa iniziativa non farà che irritare inutilmente la popolazione.
Irritata anche la liberale Barbara Polla: “La bocciatura è programmata; questa iniziativa costituisce soltanto una perdita di tempo e di soldi.”
Il Consiglio federale, rappresentato in sala dal ministro della difesa Samuel Schmid, invita a respingere l’iniziativa. “Chi proporrebbe di abolire i pompieri perché negli ultimi anni si sono sviluppati meno incendi?” ha chiesto Schmid. Senza esercito la politica di sicurezza svizzera sarebbe insostenibile. Senza esercito, l’impegno internazionale della Svizzera in operazioni di pace non sarebbe credibile. Senza esercito, infine, le autorità civili non sarebbero in grado di far fronte a situazioni particolarmente gravi come le catastrofi naturali.
La maggioranza dei deputati ha seguito le argomentazioni del consigliere federale. L’iniziativa è stata chiaramente bocciata con 108 voti contro 34 e 11 astenuti. L’ultima parola spetterà dunque al popolo.
Mariano Masserini
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