Al Nazionale il ruolo dello Stato dopo il ritiro di Swisskey
La sinistra ha chiesto stamani in Consiglio nazionale un intervento urgente dello Stato nell'autenticazione delle firme digitali nella corrispondenza elettronica commerciale, dopo il ritiro di Swisskey da questo settore. Le tesi dei fautori di un servizio pubblico si sono scontrate con quelle dei sostenitori dell'economia di mercato.
La Swisskey S.A. era l’unico operatore che offriva certificati elettronici che permettono di identificare gli utenti internet, di apporre ai testi una firma digitale e di codificarli in modo che siano leggibili soltanto per i destinatari. Presentando un documento di identità, gli interessati potevano ottenere un certificato presso gli uffici di registrazione come poste, negozi Swisscom, banche e camere di commercio. Un’attività risultata non redditizia, ciò che ha spinto Swisskey a ritirarsi dal mercato.
Con un’interpellanza urgente, Paul Günter (PS/BE) ha sottolineato la necessità per lo Stato di prendere le cose in mano. A suo modo di vedere, l’autenticazione delle firme digitali nella corrispondenza elettronica è un servizio pubblico. La portata del problema, ha aggiunto Peter Vollmer (PS/BE) è stata sottovalutata. Non si tratta di colmare una lacuna, ma di permettere lo sviluppo del commercio elettronico, chiave del successo dell’economia elvetica, ha aggiunto Vollmer.
Altra campana tra i fautori dell’economia di mercato. L’intervenzionismo è completamente superato, ha sottolineato Claude Ruey (LIB/VD). Lo Stato deve accontentarsi di fissare condizioni quadro e garantire la sicurezza delle transazioni.
Il ritiro di Swisskey non è una catastrofe, ha dal canto suo sottolineato Georges Theiler (PLR/LU). Dello stesso avviso, Maya Lalive d’Epinay (PLR(SZ) ha rilevato che sul mercato affiorano regolarmente nuove tecnologie, sempre meno costose.
La deputata svittese ha messo in guardia da ogni soluzione affrettata, che potrebbe essere prevista nell’ambito di un partenariato tra settore pubblico e privato. Un’opzione difesa pure da Jean-Michel Cina (PPD/VS), che vorrebbe però dare la precedenza allo Stato.
Anche il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger, nella sua risposta, ha dichiarato che la collaborazione tra settore pubblico e privato è una delle formule prese in considerazione. La Posta – ha aggiunto – potrebbe pure svolgere un ruolo nell’autenticazione delle firme digitali nella corrispondenza elettronica commerciale. Il ministro della comunicazione ha rammentato che le richieste di privatizzazione si moltiplicheranno se l’attività si rivelasse redditizia.
Su questo problema, in maggio, la consigliera federale Ruth Metzler aveva anticipato che la Confederazione stessa potrebbe assumersi la gestione delle firme digitali nella corrispondenza elettronica commerciale, dopo la decisione di Swisskey di abbandonare questo campo d’attività. Secondo la ministra di giustizia è necessario chiedersi se le imprese elvetiche hanno ancora un interesse a trovare una soluzione autonoma che sia anche finanziariamente interessante. A suo avviso il tema è politicamente ed economicamente troppo importante e sensibile per essere risolto
attraverso il ricorso a società estere.
swissinfo e agenzie
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