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Anche Roche e Novartis pronte a ritirare la causa contro Pretoria

Sostenitori dell'African Nation Congress, il partito al potere in Sudafrica, manifestano dacanti all'Alta Corte di Pretoria Keystone

Le maggiori case farmaceutiche mondiali si sarebbero accordate per ritirare la denuncia contro il Sudafrica, dove una legge permette, in barba ai brevetti, di curare i malati di aids con medicinali generici, molto meno cari di quelli originali. Dopo la soluzione di problemi tecnici, l'accordo dovrebbe essere formalizzato giovedì.

Industria farmaceutica e governo sudafricano sempre più vicini, dunque, ad un accordo per porre fine alla vertenza che oppone 39 gruppi farmaceutici mondiali all’esecutivo sudafricano sulla politica dei prezzi dei medicinali per la cura dell’Aids. Il negoziato per un regolamento globale della vertenza si protrae infatti da mercoledì mattina, quando l’inizio del processo era stato, in un primo tempo, posticipato di quattro ore prima di essere aggiornato a giovedì.

La svolta è venuta martedì sera in una riunione indetta dalle cinque maggiori industrie farmaceutiche mondiali (il gruppo britannico Glaxo Smith Kline, numero uno mondiale del settore, le americane Merck e Bristol Myers-Squibb, la tedesca Boehringer Ingelheim e, come detto, la svizzera Hoffmann-La Roche), che si sono riunite con l’obiettivo di convincere le altre 34 compagnie farmaceutiche a ritirare la denuncia contro il governo sudafricano.

Con questa mossa le industrie farmaceutiche tentano di raddrizzare un’immagine seriamente lesa dagli ultimi avvenimenti e riaffermano l’accusa al governo di Pretoria di rifiutare da diversi anni le offerte per l’acquisto di farmaci a prezzi notevolmente inferiori a quelli del mercato.

La Dichiarazione di Berna (DB) ha reagito positivamente alla notizia. Se l’accordo andrà in porto si tratterebbe di un «grande successo», ha indicato mercoledì il presidente della DB François Meienberger alla radio della Svizzera tedesca DRS.

I pazienti sarebbero i primi ad approfittare di questa decisione, ha aggiunto Meienberger, secondo il quale la possibilità di procurarsi medicinali a buon mercato rappresenta un aspetto centrale della lotta contro la diffusione della malattia in un paese dove vivono oltre cinque milioni di sieropositivi. A ciò si aggiunge una buona prevenzione e buone infrastrutture per la cura dei malati. Tuttavia, ha precisato Meienberger, se non si è capaci di arrestare la progressione del virus, «tutto le altre misure sono inutili».

Altre Organizzazioni non governative (Ong) implicate nella lotta contro l’Aids, tra le quali Swissaid, Sacrificio Quaresimale, Pane per i fratelli, Helvetas e Caritas, hanno nuovamente chiesto alle compagnie di ritirare la loro denuncia affinché la legge sudafricana, emanata nel 1997 per lottare anche contro l’epidemia di Aids, possa entrare in vigore. Questa, bloccata dal 1998 dall’azione legale delle compagnie, dà al governo di Pretoria ampi poteri che consentono, senza rispettare i brevetti delle compagnie farmaceutiche, di produrre e importare «copie» generiche dei medicamenti «di marca».

Un esigenza improcrastinabile per il Sudafrica, che è attualmnete il paese con il maggior numero di sieropositivi al mondo: 5,7 milioni alla fine del 2000, pari ad una persona su dieci, secondo i dati ufficiali.

Il processo di Pretoria, che era iniziato poco più di un mese fa, era però stato subito interrotto dopo pochi giorni per poter esaminare nuovi elementi. In questo mese e mezzo i giudici dovevano vagliare la richiesta fatta dall’associazione sudafricana TAC, che lotta per una distribuzione su larga scala di medicinali ai sieropositivi, di partecipare al processo quale “amicus curia” che, in pratica, significa alleata del governo.

Il procedimento giudiziario avviato dalle multinazionali farmaceutiche verte, come detto, essenzialmente sul rispetto dei brevetti internazionali nel settore dei medicinali. Al Sudafrica si rimprovera di non rispettare gli accordi internazionali “TIRPS”, firmati in Marocco nel 1994 e che regolano, a livello mondiale, la proprietà intellettuale ed i brevetti. Le 39 multinazionali farmaceutiche contestano al governo di Pretoria la costituzionalità di una legge, votata nel 1997, che permetterebbe tra l’altro d’importare, ed eventualmente produrre i cosiddetti farmaci generici, copie esatte di medicinali brevettati.

Benché si tratti potenzialmente d’ogni genere di farmaco, nell’occhio del ciclone sono finiti i trattamenti per lottare contro l’Aids. Il Sudafrica, con il 10 percento della popolazione sieropositiva e la sua impossibilità economica a fronteggiare gli aspetti essenziali di questo flagello, ha attirato l’attenzione mondiale su di sé. Rispecchia però anche la situazione di una buona parte dell’Africa subsahariana devastata dalla malattia. Venticinque, dei trentasei milioni di sieropositivi al mondo, risiedono infatti in questa parte della terra, troppo povera per potersi permettere di acquistare i farmaci per i propri ammalti.

Quale esempio di questa situazione viene spesso citato il fluconazolo, un farmaco che consente di combattere alcune infezioni legate all’Aids. In quanto farmaco generico è prodotto in Thailandia ad un prezzo di circa 80 volte inferiore rispetto a quello praticato dalla Pfizer che lo ha brevettato.

Il gruppo farmaceutico svizzero Novartis non annovera tra i suoi prodotti nessun medicamento legato all’Hiv, ma produce dei farmaci per la malaria e la lebbra. L’altro gruppo basilese, Hoffmann-La Roche, produce invece medicinali specifici legati all’Aids.

swissinfo e agenzie

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