Bosco protetto da 125 anni
La legge federale sulla protezione dei boschi compie 125 anni. Con un'azione dell'Ufficio federale dell'ambiente, si celebra l'anniversario in forma per niente scontata. Un'occasione per ripensare al significato di un'importante risorsa del nostro paese che, dimostrativamente, gli impiegati del Dipartimento federale riscoprono sul campo.
Il bosco è ancora una risorsa, anche se il suo valore economico ha perso di importanza. Rimane ancora centrale la sua funzione di barriera contro l’erosione e gli smottamenti, e di filtro dell’aria. È invece intaccata la sua rilevanza come fonte d’energia e di materiale per costruzione.
Ci sono però nuovi compiti che si sono aggiunti negli ultimi anni per la coscienza collettiva. “Il bosco è anche uno spazio vitale in cui rigenerare l’animo, passeggiare, vivere la natura”, parole del presidente della Confederazione Moritz Leuenberger. Inoltre è “la riserva ecologica per eccellenza, luogo di vita e riproduzione di migliaia di specie animali e vegetali”.
Un ambiente che però, in un territorio definito dalla presenza umana, ha ancora bisogno di cura e rispetto. Per rendersi conto di questa realtà che ha ancora bisogno di attenzione, gli impiegati della Confederazione hanno abbandonato gli uffici e hanno impugnato gli strumenti del boscaiolo.
Per una settimana i vertici della pianificazione e protezione forestale federale si sono infatti addentrati nelle selve grigionesi. Partecipando alle settimane di lavoro, proposte dalla fondazione “Progetto Bosco di montagna”, si sono amalgamati ai volontari che gratuitamente partecipano al riassetto di zone boschive.
“Con il volontariato si richiama l’attenzione – dicono i responsabili di WWF e Greenpeace, sostenitori della fondazione e partner delle istituzioni per innumerevoli interventi di recupero ambientale – verso una parte del territorio che spesso ci è distante; per capire veramente i nessi fra necessità umane e protezione della natura”.
Una storia a lieto fine
Nel 1876, al momento del varo della prima legge federale sulla protezione del bosco, le condizioni economiche erano completamente diverse da oggi. Il legname era l’unico combustibile indigeno, una risorsa necessaria e insostituibile. Lo sfruttamento delle risorse era superiore alla capacità di ricrescita.
Una serie nera di alluvioni, smottamenti e allagamenti portò allora il legislatore ad intervenire. La nuova regolamentazione segnava il punto di partenza di un cambiamento di paradigma. Si riconosceva la necessità di rispettare le risorse del paese e dunque si accettavano delle limitazioni nello sfruttamento in nome del bene collettivo.
Da allora le cose sono cambiate. Le risorse boschive del paese non sono più in pericolo. Secondo il forestale federale Werner Schärer, interpellato da swissinfo, “la superficie boschiva elvetica ha guadagnato terreno negli ultimi decenni, di pari passo con la perdita di importanza dello sfruttamento agricolo delle zone di montagna. Adesso bisogna garantire il mantenimento della biodiversità, evitando l’espandersi delle conifere anche nelle ultime radure”.
Contemporaneamente, bisogna trovare nuovi orientamenti nello sfruttamento. Ancora una volta sono state le catastrofi naturali – segnatamente il ciclone Lothar che con la sua forza devastatrice ha divelto quantità immense di legname – a porre la nuova sfida.
Da una prospettiva quantitativa, è necessario passare ad un concetto qualitativo non più di sfruttamento, ma di mantenimento. Per l’Ufficio federale che gestisce oggi la risorsa bosco, è necessario conciliare, con le parole di Werner Schärrer, “gli interessi ambientali, di protezione del territorio, come quelli economici e agricoli”.
Una sfida che continua anche dopo i 125 anni di intervento delle istituzioni. Un impegno rinnovato anche grazie all’incontro in prima persona con il bosco.
Daniele Papacella
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