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C’è vita al di fuori della Terra?

Le nostre conoscenze dell'universo rimangono frammentarie e danno adito a numerose congetture, anche le più fantasiose swissinfo.ch

Durante la settimana della scienza, la popolazione di Ginevra è stata confrontata con la domanda: «Siamo soli nell'universo?». Le manifestazioni ginevrine hanno offerto l'occasione di far esperienza di quanto il mondo scientifico sappia del cosmo e di celebrare il ruolo chiave della città nell'astronomia.

Nel quadro del festival «Science et Cité», Ginevra ha deciso di focalizzare l’attenzione sulla zona grigia che corre tra scienza e parascienza, una zona segnata spesso da superstizioni e misteri. Le varie manifestazioni hanno posto l’attenzione su ambiti quali la telepatia, la medicina occulta e popolare e, appunto, gli UFO e gli extraterrestri.

La conoscenza umana della galassia rimane frammentaria, caratterizzata più da congetture che da dati certi. Non sorprende perciò che uno dei messaggi ricorrenti della settimana della scienza a Ginevra sia stato il fatto che «la scienza rivela solo verità parziali». Ad ogni nuova scoperta, sorgono nuove questioni.

«La frontiera tra scienza e parascienza, tra verità e mito, è sfumata», dice Didier Raboud dell’Università di Ginevra, uno degli organizzatori delle manifestazioni.

«Il fatto interessante è che nessuno può dire con certezza dove passi il confine e questo provoca numerose discussioni accanite,» aggiunge Raboud, che ha organizzato fra l’altro un concorso per gli scolari ginevrini dal titolo «Gli extraterrestri esistono?»

Ai bambini, in età fra gli otto e i dodici anni, è stato chiesto di costruire delle «prove» dell’esistenza degli extraterrestri, facendo uso del fotomontaggio per realizzare delle burle per quanto possibile credibili.

«Organizzando una burla, i giovani sviluppano un’attitudine critica», nota Raboud. Una tecnica a cui Raboud, assieme agli altri organizzatori di «Science et Cité» a Ginevra, ha fatto ricorso anche per lanciare il festival.

Attraverso comunicati diffusi da giornali e stazioni radio locali, il team ha cercato di fa credere alla popolazione che la stazione di monitoraggio spaziale Parkes in Australia avesse captato segnali radio provenienti dal cosmo.

«Abbiamo utilizzato la burla come esca per indurre la gente ad interessarsi alla scienza a livello emotivo e così facendo abbiamo provocato un vivace dibattito», spiega Raboud.

«Volevamo anche far passare il messaggio: ‘Attenti, il solo fatto che una notizia sia trasmessa per radio non significa ancora che sia vera.’ Bisogna far uso delle proprie facoltà critiche – un atteggiamento fondamentale per gli scienziati».

Ginevra del resto è un luogo privilegiato per seguire le ultime novità in ambito astronomico. La città è sede di un osservatorio che rappresenta una delle istituzioni astronomiche più importanti al mondo.

Il mese scorso, l’osservatorio ha annunciato la scoperta di undici nuovi pianeti al di fuori del sistema solare. Nel 1995, il più noto astronomo dell’osservatorio, Michel Mayor, era stata la prima persona a provare l’esistenza di un pianeta esterno al nostro sistema. Da allora ne sono stati scoperti 63, ma pochi lo sanno.

Secondo Raboud, uno dei motivi di tale ignoranza sul cosmo risiede nell’impossibilità di studiare astronomia al di fuori dell’università. «È strano vedere quanta gente ignora ad esempio il motivo del cambiamento delle stagioni. Ma la gente è affascinata dall’astronomia, perché è una scienza che parla a tutti e a ciascuno di noi – delle nostre origini e forse del nostro destino».

Un pianeta su cui possediamo conoscenze crescenti è Marte. Il pianeta rosso è oggetto di una mostra al Museo di storia naturale di Ginevra, in cui si parla dei miti che circondano il pianeta e delle più moderne scoperte scientifiche.

«Vogliamo far vedere ciò che sappiamo su Marte, soprattutto perché le esplorazioni nello spazio si stanno concentrando su quel pianeta,» dice il direttore del museo Volkert Mahnert. «Marte è uno dei più importanti laboratori per la ricerca sulla nascita della vita».

L’esposizione mette in rilievo come gli scienziati credano nella possibilità di trovare forme di vita su Marte, anche se non propriamente egli omini verdi del cinema. Una simile scoperta renderebbe più plausibile l’ipotesi che la vita sia possibile anche su alcuni dei pianeti orbitanti attorno ai miliardi di stelle dell’universo. Per ora però, si rimane a livello di congetture.

«Veramente no sappiamo se esistano altre forme di vita. Ma se non esistono, si tratterebbe di un vero spreco di spazio», osserva Didier Raboud.

Roy Probert

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