Cari figli, molto cari, spesso troppo…
Assegni famigliari da aumentare fino a 15 franchi al giorno per figlio. E' questa la proposta che i sindacati cristiani, previa accettazione da parte del loro congresso, intendono tradurre in iniziativa popolare. Motivazione dei promotori: in Svizzera, ben 250'000 bambini vivono sotto la soglia di povertà, in cosiddette famiglie di "working poor".
Nel corso della conferenza stampa di giovedì mattina a Berna Hugo Fasel, consigliere nazionale friborghese (PCS) e presidente della federazione svizzera dei sindacati cristiani (FSSC, formata da SYNA, transfair, SCIV e OCST) ha espresso la propria preoccupazione per la situazione attuale: “Per molte famiglie, quello che dovrebbe essere un evento gioioso, la nascita di un figlio, conduce a condizioni finanziarie difficili e indegne di un paese ricco come la Svizzera” ha dichiarato Fasel.
Quali sono le constatazioni che conducono a questa affermazione? A giudizio dei sindacati, nonostante i proclami politici di un po’ tutti i partiti, la politica famigliare attuale è inadeguata a sostenere efficacemente le famiglie veramente in difficoltà: le facilitazioni fiscali agiscono principalmente in favore dei redditi maggiori e gli assegni famigliari correnti sono definiti “insufficienti ed iniqui”. Ciò è da combinare con un decennio, gli anni novanta, durante il quale il potere d’acquisto delle famiglie ha subito delle erosioni costanti.
In Svizzera, a dipendenza del cantone, si versano attualmente da 150 a 210 franchi al mese (dati concernenti il primo figlio, da 0 a 15 anni). Quasi 300’000 ragazzi non hanno nemmeno diritto all’assegno (ad esempio quelli i cui genitori sono degli indipendenti) o ne fruiscono solo parzialmente.
D’altra parte, stando a valutazioni della FSSC, i costi diretti (generati dall’ampliamento della famiglia: alloggio, cassa malati, alimentazione, educazione,…) e indiretti (abbandono parziale dell’attività professionale da parte di uno dei coniugi, spese per asili o nidi d’infanzia,…) della nascita di un bambino si attestano complessivamente a circa 2000 franchi al mese.
Secondo Hugo Fasel e la FSSC non è normale che i genitori che si assumono l’incarico di garantire il futuro del paese non vengano adeguatamente sostenuti dal paese stesso. “E’ ora che l’economia e la fiscalità ristornino alle famiglie parte del loro vitale investimento nella società”. Da parte sua Michel Zufferey denuncia “questo oscurantismo nazionale, che ad esempio ha anche rifiutato un’assicurazione maternità”, auspicando una svolta solidale in favore di quelle economie domestiche che rischiano di trovarsi, prima o poi, socialmente escluse.
Ecco allora che la FSSC propone di garantire alle famiglie un assegno per figli di 15 franchi al giorno, ciò che equivale a 450 franchi al mese e a 5400 franchi all’anno. I sindacati cristiani intendono inoltre realizzare il principio “un figlio – un assegno”, semplificando così l’attuale regola d’attribuzione degli assegni e garantendo a tutti i genitori un contributo unitario minimo a livello nazionale.
Costi del progetto? Si parla di 9.2 miliardi di franchi, ciò che comprende tuttavia le prestazioni attuali, valutate attorno a 4.1 miliardi di franchi. Il maggior costo dovrebbe quindi essere di 5.1 miliardi di franchi. Considerando però la quota che ritornerà nelle casse dello Stato sotto forma di maggiori imposte (che, come hanno precisato i promotori del progetto, in conseguenza alla progressione esponenziale delle aliquote fiscali, proverranno principalmente dai redditi alti), valutata attorno al miliardo e delle economie realizzate sui versamenti di prestazioni in caso di necessità (0.2 miliardi), l’importo netto a carico di Confederazioni e Cantoni sarà di circa 3.9 miliardi di franchi.
La parola passa ora al Congresso della FSSC, in programma il prossimo 9 novembre. In seguito, se del caso, saranno poi Parlamento e popolo ad esprimersi sul soggetto.
Marzio Pescia
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