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Contenzioso sulla montagna di materiale raccolto dalla commissione Bergier

Il presidente della commissione Jean-François Bergier Keystone

Che cosa fare dei documenti provenienti dagli archivi privati utilizzati dalla commissione Bergier per le proprie ricerche? Sulla questione deciderà - prima delle vacanze estive - il Consiglio federale. Si dovrà trovare un compromesso tra le società, che rivogliono le copie degli atti, e gli storici, secondo i quali è necessario archiviare le fonti e renderle accessibili agli studiosi per giudicare criticamente i risultati della commissione.

Per le loro indagini, i ricercatori della commissione indipendente d’esperti Svizzera-Seconda guerra mondiale hanno fotocopiato circa 130 mila documenti raccolti negli archivi di società e imprese elvetiche, atti solitamente inaccessibili ai ricercatori. L’apertura della documentazione aziendale agli storici è avvenuta dopo che tra la commissione Bergier e le imprese è stato siglato un accordo – nel 1997 – riguardante l’accesso e l’utilizzazione di questo materiale. Esso fa seguito alla promulgazione da parte del Consiglio federale di un decreto – 13 dicembre 1996 – che regolava obiettivi e raggio d’azione dei ricercatori in merito al ruolo della Svizzera durante l’ultimo conflitto mondiale. Le società private erano chiamate a collaborare.

A sei mesi dalla conclusione delle ricerche, si pone il problema del destino di questi documenti: le società temono che il libero accesso a questa documentazione – che probabilmente mai sarebbe divenuto pubblica senze le pressioni del governo – possa danneggiare l’immagine delle società tramite un uso «sensazionalistico» delle fonti. Per la commissione Bergier, preoccupata anche di garantire a tutti gli studiosi una verifica del proprio lavoro, le copie dei documenti dovrebbero essere custodite in un archivio accessibile a chicchessia.

Simili richieste provengono paradossalmente anche da quegli ambienti da sempre critici nei confronti del lavoro svolto dalla commissione Bergier. Il dibattito non poteva lasciare indifferente nemmeno la Società svizzera di storia che, tramite una petizione,
ha chiesto che l’intera documentazione sia consultabile liberamente. La ministra dell’interno Ruth Dreifuss si è dichiarata favorevole ai desideri espressi dal mondo degli studiosi.

Le ragioni della scienza devono però fare i conti con quelle più prosaiche degli ambienti economici che temono l’abuso che si potrebbe fare di questi atti, ha affermato a nome di Economiesuisse Peter Hutzli. Albert Pfiffner della Nestlé ha raccontato recentemente alla Neue Zürcher Zeitung che solo una parte dei documenti della multinazionale sono stati fotocopiati e quindi, «anche se venisse istituito un archivio centralizzato, esso non potrebbe garantire la scientificità delle future ricerche».

A suo parere sarebbe auspicabile che tutto il materiale utilizzato rimanesse negli archivi delle imprese, da qualche anno meno restie ad aprire le loro porte agli storici. Stando all’accordo raggiunto con la commissione Bergier, ha affermato Hutzli, quest’ultima si era impegnata con gli ambienti economici a restituire tutto il materiale utilizzato al termine delle ricerche.

Gli storici della commissione Bergier sostengono invece le loro richieste richiamandosi al decreto federale del 13 dicembre 1996, secondo il quale le fonti raccolte rimangono sotto l’autorità del Consiglio federale che può farne ciò che vuole. Per Hutzli si tratta unicamente di una norma che regola la competenza, ma che non dice nulla sul destino di questo materiale.

Per trovare un compromesso tra esigenze così diverse, il governo ha istituito un gruppo interdipartimentale composto di funzionari del Dipartimento federale degli affari esteri, dell’Ufficio di polizia e dell’archivio federale che dovrà formulare proposte all’esecutivo. Non ci sono in ballo soltanto i 130 mila documenti societari, ma anche tutto quanto prodotto dalla Commissione Indipendente d’esperti Svizzera-Seconda guerra mondiale. Gli archivi privati costituiscono un terzo della documentazione globale.

swissinfo e agenzie

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