Fermare il deserto che avanza
La desertificazione colpisce 1,2 miliardi di abitanti del pianeta. Gli svizzeri ne sono risparmiati. Tuttavia il problema, che affligge essenzialmente Africa, Asia e America latina, comincia a suscitare timori nelle Alpi. Il surriscaldamento del pianetia minaccia infatti il permafrost.
Il 17 giugno si celebra a livello mondiale la Giornata contro la desertificazione, un’occasione per fare il punto della situazione in casa e all’estero. Secondo i criteri dell’ONU, la Confederazione non è assolutamente minacciata. Fenomeni globali quali il riscaldamento atmosferico condurranno però al progressivo scioglimento del ghiaccio del permafrost – sono così chiamati i suoli gelati in permanenza – e, conseguentemente, all’instabilità del terreno nelle vallate alpine che potrebbero diventare inabitabili nei prossimi 50-100 anni, ha detto all’ats Andreas Kunz, portavoce dell’organizzazione ambientalista Greenpeace.
Per una più precisa valutazione dei rischi, lo scorso 22 settembre la Confederazione aveva lanciato «Permos», un programma d’osservazione del permafrost. Il progetto, affidato alla Commissione glaciologica dell’Accademia svizzera di scienze naturali (ASSN), si estenderà in un primo tempo su un periodo di tre anni.
Charles Harris, direttore di «Pace», l’ente incaricato dall’Unione europea di studiare il fenomeno, il 4 gennaio aveva lanciato l’allarme: le zone più a rischio, rilevava, si trovano in Italia, Svizzera, Austria, Francia e Germania dove le montagne sono densamente popolate ed i pendii ripidi.
La desertificazione, che comprende anche fenomeni erosivi, è però un’altra cosa: affligge 110 paesi sparsi su tutto il globo per una superficie pari al 30 per cento di tutte le terre emerse, secondo dati forniti dall’ONU.
Evoluzione meteorologica, ma anche sfruttamento intensivo dei terreni e deforestazione ne sono le cause principali. La desertificazione ha «prodotto» oltre 210 milioni di profughi ambientali, soprattutto dall’Africa, e determinato la diffusione di malattie come tifo, colera, epatite ma anche denutrizione e carestie. Quarantadue milioni di dollari l’anno di reddito vanno persi, 30 a carico dei paesi in via di sviluppo, 12 per quelli più ricchi.
Il 17 giugno l’ONU intende ricordare la Convenzione delle Nazioni Unite su siccità e desertificazione del 1994, finora ratificata da 172 paesi tra cui la Svizzera – fra i più recenti firmatari gli Stati Uniti nello scorso novembre. Essa prevede strategie attraverso piani nazionali di azione. Secondo una stima dell’Unep, il programma ambientale dell’Onu, per combattere efficacemente la desertificazione servirebbero da 15 a 34 miliardi di franchi svizzeri all’anno per 20 anni.
L’Africa è di gran lunga il continente maggiormente colpito dal problema. Per il triennio 1997-1999, Berna ha accordato a progetti di aiuto allo sviluppo di organizzazioni non governative (ONG) attive sul posto un credito di 54 milioni di franchi. Come ha spiegato all’ats Peter Bieler, incaricato del programma risorse naturali e ambiente della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), non si tratta di contributi direttamente destinati alla lotta contro la desertificazione ma di progetti di sviluppo, ad esempio in ambito agricolo.
Nei quattro anni 1997-2000 Asia e America latina hanno beneficiato rispettivamente di contributi svizzeri dell’ordine dei 62 e 32 milioni di franchi, ha aggiunto Bieler. La Confederazione esclude finanziamenti diretti e interviene sempre attraverso ONG svizzere e locali. Complessivamente la Svizzera annualmente destina dunque a progetti di lotta alla desertificazione circa 41,5 milioni di franchi. Secondo Bieler questi importi rimarranno immutati nei prossimi anni.
swissinfo e agenzie
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