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Festival Science et Cité concluso tra luci e ombre

Notevole l'affluenza di pubblico alle manifestazioni organizzate in questa settimana del Festival Science et Cité. https://www.ethz.ch/

Dopo sette giorni di attività e conferenze nelle dieci regioni universitarie del paese - tra cui la Svizzera italiana - il Festival Science et Cité ha chiuso i battenti venerdì. L'affluenza di pubblico è stata notevole, ma rimane ancora in dubbio la legittimità di una manifestazione di questo tipo: a questo proposito gli animi sono divisi.

Il timore che «la scienza inviti al dialogo ma nessuno risponda» si è rivelato infondato, ha indicato Elisabeth Veya, direttrice della Fondazione «Science et Cité». «L’interesse del pubblico è stato grande», ha sottolineato il rettore dell’università di Berna Christoph Schäublin. Secondo gli organizzatori, i più affollati sono stati i progetti in cui era necessaria la partecipazione degli spettatori.

Conferenze e presentazioni si sono però spesso trasformate in «botta e risposta», non sempre comprensibili per i profani. «Era una vicinanza arbitraria di lavagne e schermi di presentazione, di esperimenti e spettacoli: non era chiaro dove finiva l’uno e iniziava l’altro. Non è stato avviato nessun dialogo», scrive il «Tages Anzeiger» riguardo alle manifestazioni tenutesi a Zurigo. Sulla stessa linea «Der Bund», secondo cui «non vi può essere una relazione solida se la scienza dà mostra di sé invece che prediligere lo scambio».

«La creazione di un ponte tra scienza e società è un processo con numerose tappe», ha risposto Veya. Bisognerà pensare a molte migliorie in vista di una nuova edizione del festival.

Si è trattato della prima manifestazione veramente nazionale della Fondazione «Science et Cité», istituita nell’ottobre 1998. All’organizzazione del festival hanno partecipato centinaia tra scienziati dell’industria e delle università, oltre a operatori artistici. Il bilancio è di 10 milioni di franchi, di cui 1,5 forniti dalla Confederazione e il resto da sponsor e benefattori.

In Ticino il Festival, intitolato «Il certo e l’incerto», ha preso l’avvio a Dangio, in Val Blenio, con il programma «Dalla coltura delle piantine al prodotto finito» e si conclude sabato con un dibattito nel Patio del Municipio di Lugano, al quale intervengono Renato Dulbecco, Umberto Galimberti, Marco Baggiolini e Charles Kleiber.

swissinfo e agenzie

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