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Impresari e sindacati denunciano: l’Italia boicotta le ditte ticinesi

Critiche dall'edilizia ticinese anche per l'attribuzione dei lotti di Alptransit; nella foto il nastro trasportatore del materiale di scavo a Faido swissinfo.ch

Fronte unito delle imprese dell'edilizia e dei sindacati, giovedì in Ticino, contro la concorrenza sleale delle aziende estere che lavorano nel cantone e contro le barriere burocratiche che impediscono agli imprenditori ticinesi di partecipare alle gare di appalto in Italia.

Sono le conseguenze perverse degli accordi bilaterali tra Svizzera e Unione europea che minacciano la sopravvivenza del settore dell’edilizia. Perciò, si chiedono interventi adeguati da parte del Consiglio di stato e di Berna.

Non capita tutti i giorni di vedere ad uno stesso tavolo il padronato e tutte le forze sindacali, Sei, Flmo e Ocst, decisi nel difendere le stesse proposte. Mercoledì si sono ritrovati tutti assieme a Gordola nella sede della Società svizzera impresari costruttori (SSIC) per denunciare alla stampa una situazione che rischia di compromettere seriamente il futuro di un settore che in Ticino conta 1884 ditte e impiega più di 20 mila persone.

“Non ci fa paura l’apertura del mercato ma vogliamo che le regole del gioco, ossia i principi di concorrenza corretta siano rispettati anche da chi viene a lavorare qui” ha affermato a nome degli imprenditori Claudio Suter.

Negli anni della crisi economica nel cantone si è fatta strada la prassi di privilegiare anche da parte degli enti pubblici l’offerta più bassa negli appalti. Ma il prezzo più basso non sempre coincide sotto il profilo della qualità con la migliore offerta. Così tante imprese serie poco a poco sono state tagliate fuori dal mercato soprattutto per la presenza di ditte straniere, come quelle italiane, che grazie ai costi e ai salari inferiori hanno buon gioco della concorrenza locale.

” E ci vanno di mezzo – ha ricordato Saverio Lurati del Sei – soprattutto le imprese più serie, quelle che si impegnano nella formazione degli apprendisti e delle maestranze e che non giocano al ribasso sulle spalle dei lavoratori.”.

Il futuro è fortemente ipotecato, ha ribadito Edo Bobbià segretario della SSIC, dal continuo arrivo di aziende da altri paesi che stanno facendo la parte del leone nei grandi lavori pubblici: “Basta vedere cosa succede nei cantieri di Alptransit, con la copertura di Viale Galli a Chiasso o con qualche importante lotto per la ristrutturazione del viadotto di Capolago per i quali si sono fatti avanti delle ditte italiane “.

Non è invece così facile per gli impresari ticinesi penetrare sul mercato della Penisola. “Le condizioni di reciprocità – ha precisato Bobbià – previste con gli accordi dell’Organizzazione mondiale del commercio mentre sono pienamente rispettate in Svizzera che ha aperto le porte alla concorrenza straniera non sono ancora garantite sino in fondo in Italia”.

Non che ci sia una deliberata volontà di estromettere le ditte ticinesi da quel mercato, hanno spiegato gli impresari, ma i concorsi per gli appalti sono congegnati in modo tale da scoraggiare la partecipazione. Una ragnatela di norme, di procedure e adempimenti che di fatto non permettono di mettersi in gara. Cosi decine d’imprenditori dopo averci tentato se ne sono tornati a mani vuote nel cantone. Casi segnalati tre settimane fa con un apposito dossier a Berna, al SECO, il Segretariato dell’economia, ma dal quale non si è ricevuta fino ad oggi una risposta.

Nell’incontro con la stampa non sono mancate le frecciate polemiche verso il Consiglio federale e all’indirizzo del governo ticinese. “Chiediamo – ha detto Bobbià – un incontro a breve termine con il nostro governo a cui proporremo di assegnare il dossier dei Bilaterali ad un consigliere di stato affinché lo possa seguire in tutte le sue implicazioni e conseguenze”.

Ma le richieste non si fermano qui. Con la piattaforma comune imprese e sindacati esigono: la corretta applicazione della nuova legge sulle imprese pubbliche; la creazione di organismi di controllo sul territorio e la costituzione di una comunità d’intervento allargata; strumenti per colpire inadempienze e abusi; maggiore attenzione per le imprese che danno spazio alla formazione; e infine il riconoscimento dell’importanza e della responsabilità sociale delle ditte che operano e producono sul territorio.

Libero D’Agostino

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