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La Svizzera invecchia

Meno giovani, meno gente in percentuale e più anziani nel futuro della Svizzera swissinfo.ch

Pochi fiocchi rosa e azzurri nel futuro "nero" della Confederazione secondo l'Ufficio federale di statistica (UST): nel 2060 il numero dei pensionati sarà doppio rispetto alle persone professionalmente attive. Scettica sulle stime l'Unione sindacale svizzera.

La popolazione svizzera continuerà quindi ad invecchiare nei prossimi 60 anni; la generazione del baby-boom raggiungerà progressivamente l’età pensionabile e dal 2035 un abitante su quattro avrà almeno 65 anni. Parallelamente, diminuirà il numero delle persone attive.

In mancanza di un’inversione della tendenza attuale, la popolazione svizzera aumenterà da 7,2 a 7,4 milioni di abitanti nel 2028, per ridiscendere a 7,1 nel 2060 ha indicato venerdì l’UST presentando a Berna tre proiezioni per il futuro ritenute alquanto plausibili.

Se gli altri due scenari presentati vanno in direzione opposta – preconizzando l’uno 8,7 milioni di abitanti nel 2060 contro i 5,6 dell’altro – tutti i tre convergono comunque sul dato, definito ineluttabile, dell’invecchiamento della popolazione.

La proporzione dei pensionati, attualmente del 15,4%, aumenterà progressivamente fino a stabilizzarsi attorno al 25% nel 2030. Gli anziani saranno 1,7 milioni nel 2060, praticamente un quarto della popolazione prevista.

L’aumento maggiore riguarda gli ultraottantenni, che saranno l’otto% della popolazione. Nel frattempo diminuiranno i minori di … 65 anni: da 6,1 milioni a 5,4.

La diminuzione più marcata (- 16%) riguarderà le persone di età compresa tra 20 e 39 anni e tra 40 e 64 anni. Con queste cifre alla mano, la Svizzera abbraccia la tendenza europea, in uno sconvolgimento di rapporti generazionali che è una prima storica a livello mondiale, ha sottolineato Werner Haug, vice direttore dell’Ufficio federale di statistica.

L’evoluzione avrà logiche conseguenze sul mercato del lavoro e sul finanziamento delle prestazioni sociali poichè in 60 anni il numero degli attivi passerà da 4 a 3,7 milioni di persone. A metà cammino, ossia nel 2035, la Svizzera non avrà che due persone in età da lavoro “contro” un pensionato. Il rapporto attuale è di quattro a uno.

Commentando le diverse cifre, Werner Haug sottolinea che più le previsioni sono a lungo termine, più è difficile essere precisi, dal momento che la demografia, pur reagendo lentamente, non è esente da sorprese.

Gli scenari dipendono infatti da ipotesi e calcoli in materia di fecondità, mortalità e migrazioni; per quest’ultimo settore i calcoli fatti per presentare le tre ipotesi sulla demografia svizzera-2060 ipotizzano un saldo migratorio verso la Svizzera al ribasso, calcolando in più un notevole movimento di svizzeri all’interno dell’Unione europea fino al 2015 grazie all’entrata in vigore degli accordi bilaterali.

Le stime in questo settore restano tuttavia delicate dal momento che l’immigrazione può variare fortemente da un anno all’altro, ha spiegato Stéphane Cotter, capo sezione all’UST, concludendo che in un Paese “lo stato dell’economia e le decisioni politiche giocano alla fine il ruolo più importante”.

Scettica l’Unione sindacale svizzera (USS) che esprime riserve sugli scenari futuri tratteggiati dall’Uffico federale di statistica riguardanti evoluzione demografica e impiego: per l’USS, queste previsioni sono valide tutt’al più fino al 2010 ma totalmente irrealiste per il periodo seguente poiché calcolano che l’economia svizzera crescerà meno dell’1% all’anno.

Per determinare il futuro dell’Avs, indica una nota diffusa venerdì stesso, questi scenari potrebbero essere utilizzati fino al 2010 al massimo. Solo da questa data si dovrà ricorrere ad un innalzamento dell’IVA per finanziare l’Avs.

Le previsioni dell’UST prevedono un saldo migratorio equilibrato fino al 2050 e di conseguenza una diminuzione dell’impiego. In altre parole, indica l’USS, la crisi interminabile accompagnata da una diminuzione dell’impiego viene rinviata dall’UST dal 2005 previsto in un primo tempo al 2015.

Tuttavia, gli scenari tratteggiati per il periodo seguente il 2015 non convincono per ragioni economiche poiché presuppongono una crescita economica annua inferiore all’1%. Troppo poco per i sindacati.

swissinfo e agenzie

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