Pro Helvetia trascura la cultura italiana?
Un bando di concorso tradotto e pubblicato in un italiano approssimativo e per di più il sospetto di una nomina pilotata per la successione di Chasper Pult alla direzione del Centro culturale svizzero(CCS) nel capoluogo lombardo. Un gruppo di membri e di ex membri del consiglio di fondazione accusa senza mezzi termini Pro Helvetia di sottovalutare ed emarginare la cultura italiana.
Intellettuali di spicco della Svizzera italiana, nomi come Raffaello Ceschi, Fernando Iseppi, Dino Jauch, Simona Martinoli, Pio Pellizzari, Yvonne Pesenti, Carlo Piccardi, Silvia Semadeni con una lettera aperta ai quotidiani, che suona come una secca denuncia, hanno rimproverato Pro Helvetia di non rispettare la minoranza italofona e di privilegiare nelle sue attività una visione zurigocentrica. Col rischio di compromettere l’identificazione nella sua immagine da parte dei cittadini della Svizzera italiana già poco rispecchiata nel suo assetto organizzativo.
A dare il là alle critiche è stata la pubblicazione del concorso per il successore di Pult che lascerà il suo incarico il prossimo luglio, mentre il Giornale del Popolo, rincarando la dose ha avanzato il sospetto che per la poltrona di direttore del CCS i giochi siano stati già fatti, attribuita a qualche “predestinato” con scarse conoscenze della lingua italiana.
Il bando, trascritto in un “italiondo” infarcito di errori e strafalcioni, per i firmatari della lettera è di un’enormità che assume addirittura una dimensione provocatoria, di una trasandatezza offensiva anche verso quanto il CCS ha esemplarmente realizzato finora :
“Si spera – scrivono – che l’infelice formulazione non implichi un italiano non sufficientemente padroneggiato rispetto alle altre lingue e che non lasci aperta la porta alla scelta di candidati destinati a rappresentarci, proprio in Italia, a un livello di competenza linguistica indegna di un paese che vanta l’italiano fra gli idiomi nazionali e che per una funzione del genere dovrebbe esigere l’ottima conoscenza della nostra lingua”.
Per Carlo Piccardi, dopo la mozione presentata nel ’99 per rafforzare la considerazione della terza lingua nazionale che non ha avuto i risultati sperati, con quest’ultima denuncia si vuole sensibilizzare direttamente l’opinione pubblica. ” Il bando – ha affermato – riguarda la direzione del CCS che è la vetrina della cultura elvetica nella città italiana più importante per la Svizzera. La questione della lingua, che va di pari passo con la cultura, non è affatto secondaria”.
Ma come reagisce Pro Helvetia alle critiche e alle polemiche che ne sono seguite? Il direttore generale Bernard Cathomas assicura: ” Dietro la successione di Pult non ci sono manovre poco limpide. Sono arrivate diverse candidature di persone capaci di portare avanti il lavoro avviato. La nomina avverrà il mese prossimo”.
Sulla sciatteria del bando Cathomas minimizza e auspica una maggiore tolleranza anche verso un uso imperfetto della lingua italiana: “Le minoranze italiana, romancia e francese hanno un certo pregiudizio verso la maggioranza svizzero tedesca. Capisco la loro posizione. Stiamo facendo il possibile per rappresentare tutte le culture all’interno di Pro Helvetia.” E quanto prima, promette, tre persone di lingua italiana occuperanno posti di una certa importanza all’interno della fondazione.
Libero D’Agostino
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