Settimana della scienza: incontrarsi per avere fiducia
Che fare per combattere il surriscaldamento del pianeta? Come gestire la rivoluzione informatica? La tecnologia genetica servirà a combattere la fame nel mondo? Queste sono alcune delle questioni a cui lavorano gli scienziati svizzeri. C'è però un problema: buona parte della popolazione dubita delle loro risposte. E a loro volta, molti ricercatori sono piuttosto scettici sulla capacità di giudizio delle cittadine e dei cittadini.
Insomma, il rapporto fra scienza e società è segnato spesso da riserve e paure. Riserve e paure che non favoriscono il dialogo, ma che anzi rischiano di irrigidire i fronti e di rendere impossibile la ricerca di vie praticabili. E quindi di impedire la mediazione democratica in questioni di enorme portata sociale.
Di tutto ciò si vuole discutere dettagliatamente durante il festival «Science et Cité», fra il 4 e il 12 maggio. Non solo nelle aule universitarie, ma anche per strada, nelle stazioni, nei teatri, nei supermercati ed in chiesa. Nel tentativo di far incontrare chi crede nel progresso scientifico e chi invece ne dubita.
Un tentativo, bisogna dirlo, in grande stile. Nell’arco di una settimana in dieci città universitarie svizzere si svolgono innumerevoli incontri, dibattiti, visite, spettacoli. Un programma ricchissimo, per dare la possibilità a tutti di trovare uno spazio in cui esprimersi o, perlomeno, informarsi.
Simbolicamente, il festival è aperto dall’arrivo a Zurigo, il 4 maggio, di due Intercity intitolati rispettivamente ad Annemarie Schwarzenbach, colta e sensibile scrittrice, testimone e vittima della crisi dell’umanesimo borghese, e ad Albert Einstein, scienziato per nulla inconsapevole dei rischi e delle responsabilità della scienza moderna.
Un via, insomma, che si richiama a personaggi dotati di uno sguardo aperto e curioso, ma anche critico, sulla modernità. Una modernità in cui il discorso della scienza ha una presenza formidabile e in cui il discorso sulla scienza è più necessario che mai.
Discutere, litigare, ridere, mangiare: tutto ciò di certo non basterà a cancellare la sfiducia reciproca tra scienza e società. Ma se gli scienziati sapranno parlare apertamente delle loro possibilità e dei loro limiti e saranno pronti a dar ascolto anche ai non addetti ai lavori, allora un primo passo sarà compiuto.
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