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Tecnologia contro la povertà

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Contribuire a colmare, almeno parzialmente, il "fossato digitale" che si sta sempre più scavando tra il Nord ed il Sud del pianeta. Questo l'obiettivo della Svizzera che dal 1. luglio ha assunto la presidenza della "Global Knowledge Partnership".

La disparità nel livello tecnologico tra nazioni industrializzate e paesi in via di sviluppo non è un fatto nuovo, ma con l’avvento delle nuove tecnologie, in particolare nel campo dell’informazione e della comunicazione, questa problematica ha assunto nuove dimensioni, ha spiegato l’ambasciatore Walter Fust, capo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione. La Svizzera intende perciò cogliere l’occasione della nomina alla presidenza del Global Knowledge Partnership (GPK) per migliorare la situazione e dar maggior spazio alle esigenze dei paesi più poveri.

Fondata nel 1997, la GPK è una rete informale, composta da enti pubblici, grandi imprese del settore e organizzazioni non governative, che si prefigge di promuovere la diffusione delle conoscenze e delle tecnologie dell’informazione a favore dei paesi in via di sviluppo. In particolare Berna intende migliorare le condizioni in questi paesi per accedere ad Internet, ha precisato Fust.

L’ultimo Rapporto sullo sviluppo umano pubblicato dall’ONU vede infatti nelle nuove tecnologie un grosso potenziale di lotta alla povertà e per superare l’isolamento sociale, economico e geografico grazie ad un più agevole accesso al sapere. In alcuni casi internet contribuisce anche a favorire la diffusione dei valori democratici. Il Rapporto mette però in evidenza quanto poco questo potenziale sia stato sfruttato.

Seguendo le leggi di mercato queste tecnologie si diffondono nei paesi ricchi: il 79% degli utenti di Internet vive nei paesi dell’OCSE che rappresentano soltanto il 14% della popolazione mondiale, mentre nell’Africa subsahariana soltanto lo 0,4% della popolazione ha accesso alla rete virtuale. A decidere se le nuove tecnologie saranno efficaci per combattere la povertà non sarà la beneficenza, ma piuttosto le condizioni quadro, gli incentivi e le collaborazioni, ha sottolineato Sakiko Fukuda-Parr, direttrice dello Human Development Office. Compiti, questi, che richiedono in primo luogo l’attuazione di politiche pubbliche.

Da parte sua la Svizzera si impegna anche in numerose altre organizzazioni che promuovono il trasferimento tecnologico nei paesi in via di sviluppo. A questo specifico compito la DDC consacra ogni anno dai 4 ai 7 milioni di franchi. Fust spera inoltre che a partire dall’anno prossimo, quando la limitazione delle spese per l’aiuto allo sviluppo verrà a cadere, alla DDC verranno messe a disposizione maggiori risorse finanziarie. L’impegno della Svizzera si intensificherà ulteriormente nel 2003 quando sotto l’egida dell’ONU Ginevra ospiterà il “Vertice mondiale sulla società dell’informazione”.

Luca Hoderas

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