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Tsunami: nuovo bilancio delle vittime svizzere

Sei esperti svizzeri lavorano attualmente a Phuket Keystone Archive

Fino ad ora sono stati identificati 60 cittadini svizzeri, periti durante il maremoto dello scorso 26 dicembre. 65 elvetici sono ancora dispersi.

Il lavoro di identificazione si protrarrà ancora per diversi mesi, a causa dei differenti metodi di lavoro.

Sessanta svizzeri, morti durante il maremoto che ha colpito il sudest asiatico, hanno potuto essere formalmente identificati. Questo è stato possibile nella maggior parte dei casi grazie all’analisi della dentatura. 58 persone sono state riconosciute in Tailandia, altre due in Sri Lanka.

I corpi identificati comprendono anche le 12 vittime riconosciute sul posto dai parenti poco dopo la tragedia e già rimpatriate.

Il bilancio è stato stilato lunedì da Hansjörg Ritter, responsabile degli esperti svizzeri in materia di identificazione, attivi nelle zone colpite.

Mesi di lavoro

Il numero di cadaveri a cui è stato possibile attribuire un’identità è così aumentato di 21 unità rispetto all’ultimo bilancio, reso noto lo scorso 8 marzo. In quell’occasione, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ne contava 39.

Secondo Ritter, saranno necessari ancora diversi mesi prima di poter terminare i lavori di identificazione: un confronto diretto tra le diverse banche dati del DNA non è infatti possibile.

All’origine di questa difficoltà, vi è la differenza nella maniera di stabilire i profili del codice genetico. Se i paesi europei hanno unificato i loro criteri, ve ne sono altri che operano con sistemi differenti.

Compito provante

Attualmente, il gruppo di esperti svizzeri lavora al centro d’identificazione Phuket. A partire da fine febbraio, le squadre si alternano con un ritmo mensile, mentre in precedenza la rotazione avveniva ogni due settimane. Il contingente è giunto sul posto quattro giorni dopo la catastrofe.

Durante i primi tempi l’opera era particolarmente provante dal punto di vista psicologico – era necessario effettuare prelievi sui cadeveri – mentre ora la difficoltà maggiore è costituita dall’importante sforzo fisico. Gli esperti sono infatti attivi durante nove ore al giorno, per sei giorni consecutivi.

swissinfo e agenzie

Non si potrà mai stilare un bilancio definitivo del maremoto che ha colpito l’Asia del sud lo scorso 26 dicembre.
L’ONU indica quale cifra indicativa 300’000 vittime; nella sola l’Indonesia se ne contano 127’000.
Per quanto concerne la Svizzera, l’ultimo bilancio parla di 60 morti e 65 dispersi.

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