Umanità e natura nel terzo millennio
Firenze ospita il XV congresso internazionale di scienze antropologiche ed etnologiche. Tra i partecipanti, anche una delegazione svizzera.
Sul tavolo le sfide poste all’umanità nel terzo millennio
450 antropologi, studiosi, rappresentanti di organizzazioni non governative di tutto il mondo, Svizzera compresa. 23 seminari solo nei giorni di pre-sessione, con tematiche poi riprese nel congresso vero e proprio, dal 9 al 12 luglio.
È Firenze ad ospitare il quindicesimo ICAES, il Congresso internazionale di scienze antropologiche ed etnologiche, che si tiene ogni cinque anni e che stavolta è arrivato in Italia dagli Stati Uniti.
L’edizione 2003 si concentra sui rapporti e le interazioni fra umanità e natura, sullo sfondo delle sfide aperte dal terzo millennio.
Dalla genetica al futuro dell’uomo europeo
Ecco così dibattiti sulle conseguenze delle tecnologie genetiche e dello studio del genoma umano; sui pressanti problemi dell’ecologia; sul futuro stesso dell’uomo europeo che, secondo il presidente del congresso Brunetto Chiarelli, rischia di estinguersi.
Chiarelli evidenzia un’analogia fra le tendenze demografiche attuali e la scomparsa dell’uomo di Neanderthal, preistorico abitante dell’Europa sostituito 70mila anni fa da un altro tipo di ominide in arrivo dall’Africa. In particolare, l’uomo europeo attuale sarebbe minacciato “perché ha una bassa natalità ed è carnivoro”.
Cibo e assistenza sanitaria
Sull’onda delle grandi questioni poste all’umanità, sono un forum è dedicato anche alle modalità per assicurare cibo e assistenza sanitaria a una popolazione mondiale in continua crescita. E che dire del futuro riservato alle singole credenze religiose, di fronte al fenomeno della globalizzazione?
Ma all’ICAES si parla anche di folclore, per esempio delle tradizioni musicali africane, con i pittoreschi strumenti del Sudan; ci si addentra nella notte dei tempi per capire le origini dell’homo sapiens, ci si preoccupa dell’impatto che turismo, ma anche singole spedizioni scientifiche, possono avere su popolazioni ancora prive di contatti con l’Occidente.
La delegazione svizzera tra Ainu ed evoluzione delle lingue
La delegazione svizzera è giunta dalle Università di Neuchâtel e Zurigo, con i ricercatori Philippe Dallais e Tahara Kaori specializzati ad esempio nello studio del popolo nord-giapponese degli Ainu.
Una comunità già osservata da diversi viaggiatori e scienziati svizzeri dei secoli passati, che al ritorno dalle loro spedizioni hanno creato in tutto il paese sette collezioni pubbliche e private.
Antropologia linguistica, invece, al centro degli interessi di Jacqueline Holzer, studiosa zurighese impegnata a seguire lo sviluppo delle lingue in Europa, con particolare riferimento agli influssi reciproci fra lingua e culture popolari.
swissinfo, Alessandra Zumthor, Firenze
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