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Un milione per un parco nazionale

Il concorso lanciato da Pro Natura per la creazione di un secondo parco nazionale ha avuto un successo insperato. Pro Natura

Sempre più comuni svizzeri sono interessati alla creazione di un nuovo parco nazionale sul loro territorio. Il concorso pubblico, lanciato l'anno scorso da Pro Natura, raccoglie consensi e candidature, ma fa anche riflettere le regioni sui propri concetti di sviluppo.

La Lega svizzera per la protezione della natura, Pro Natura, ha fatto il punto sul suo concorso per la creazione di un secondo parco nazionale. Con soddisfazione la direzione ha illustrato martedì a Berna i risultati del concorso: sono infatti salite a sei le candidature in corsa per il milione di franchi messo in palio per il miglior progetto.

Sono tre le nuove regioni che hanno inviato la propria candidatura per dare vita ad un nuovo parco nazionale e assicurarsi il premio: la zona di Muveran, a cavallo tra Vaud e Vallese, la parte alta del Canton Uri e la zona del Cervino, simbolo per antonomasia della montagna svizzera.

Già in corsa dal novembre scorso sono le regioni di Haut Val de Bagnes (VS), del Locarnese (TI) e dell’Adula/Rheinwaldhorn (GR). A questi si aggiunge una serie di progetti per dei parchi naturali di superfici limitate, ma significativi per il rispettivo patrimonio naturalistico.

Secondo il segretario centrale di Pro Natura, Otto Sieber, c’è ragione di soddisfazione: “Le sei regioni in cui verranno effettuati degli accertamenti preliminari, sono tutte candidature eccellenti per la realizzazione di un nuovo parco nazionale. Siamo fiduciosi; la nostra visione diverrà realtà”.

Adesso per aggiudicarsi il milione di franchi si rende necessario uno studio approfondito. In particolare le clausole del concorso prevedono l’accordo esplicito della popolazione locale e l’ottemperanza ai rigidi standard internazionali in materia di parchi.

È, evidentemente, ancora forte lo smacco subito con il progetto di ampliamento del Parco nazionale dell’Engadina, dove la popolazione si è opposta in maniera decisa alle proposte federali di estendere il territorio protetto esistente.

Oltre alla legittimazione democratica, sostengono i promotori, è necessario approfondire il dibattito con le istituzioni federali: “Se il progetto potrà prendere forma sarà grazie all’intervento della Confederazione”.

Infatti manca una base legale per un ulteriore parco, ma Sieber ha annunciato che i primi contatti hanno portato i risultati sperati: “Il Consigliere federale Moritz Leuenberger ha già annunciato la revisione della Legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio nel senso da noi auspicato”.

Adesso la palla è nelle mani delle regioni candidate. Per ospitare un parco bisogna riuscire a garantirne l’integrità del territorio protetto e contemporaneamente è necessario pianificare lo sviluppo delle infrastrutture in loco.

Per questo non basta contattare le autorità comunali, ma è necessario integrare anche gli interessi particolari, come i cacciatori, il turismo e l’agricoltura. “La creazione di spazi protetti – spiega il responsabile del progetto Adula/Hinterreinhorn, Stefano Wagner – implica la rinuncia ad alcune forme di sfruttamento del territorio tradizionali. Ci vuole una pianificazione concordata che permetta un ritorno economico, attraverso l’utilizzazione del marchio “Parco nazionale”, che compensi le perdite”.

Dunque l’esempio engadinese insegna: un parco dovrà rispettare gli interessi dei proprietari privati e dei contadini che sfruttano direttamente la zona a fini agricoli, come quelli della popolazione locale in generale.

Nel caso Adula/Hinterrheinhorn la coordinazione fra le popolazioni sui due versanti si dimostra complessa. I comuni grigionesi di Splügen o Vals dispongono di una robusta infrastruttura turistica che verrebbe completata dal parco. Diversa la situazione in Val Blenio o in Calanca, dove mancano delle strutture per ospitare gli ospiti.

Benché i comuni grigioni sostengano il progetto, sono i ticinesi a trainare il carro della candidatura. E lo fanno proprio per studiare bene le carenze strutturali e per calcolare i vantaggi che il sud delle Alpi potrebbe trarre dalla nascita di un nuovo parco nazionale. Stefano Wagner non ne fa un mistero: “La protezione della natura è alla base del concetto turistico che stiamo elaborando”.

Dunque l’aspetto economico è il motore che fa investire forze e risorse nella pianificazione. Non è un caso che siano il comune e l’Ente turistico di Lugano ad impegnarsi in prima linea per il progetto. “Per il Ticino – ci dice ancora Wagner – un’attrazione in più è fondamentale”.

Pro Natura concede per il progetto un contributo di 15000 franchi, ma per Wagner si tratta di un obolo, meno di un decimo di quello che i singoli comuni e enti turistici coinvolti dovranno sborsare. Eppure la fiducia dei promotori è indefessa. Ancora con le parole di Wagner: “La ricaduta sia economica, sia di immagine è sicura”.

Anche i rigidi criteri di compatibilità ambientale, definiti dall’organizzazione ambientalista, non fanno paura: “Solo con delle regole precise possiamo garantire la qualità necessaria e conquistare il marchio garantito da Pro Natura”.

Una sfida e un cambiamento di paradigma dunque nell’utilizzazione delle risorse ambientali che esula dal mandato del concorso da un milione lanciato dall’associazione ambientalista. Corinne Costa, la direttrice di Pro Natura della Svizzera romanda, ammette: “Si sono create delle dinamiche a livello locale che superano di gran lunga le nostre aspettative”.

“Questa rivalutazione cosciente della natura, nel rispetto del mandato di un parco nazionale – continua Costa -, non può che essere nello spirito della nostra organizzazione”. Dunque Pro Natura sa che senza ricaduta economica non si protegge l’ambiente. E per i cento anni di Pro Natura il paese avrà il suo nuovo parco. Per la direzione dell’associazione “il miglior regalo di compleanno, da festeggiarsi nel 2008”.

Daniele Papacella

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